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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

Fiore e la regina luna (terza parte)

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Una dolce melodia invase la camera fiorita di Fiore. La bambina fatata si alzo e guardò al di là della balaustra, e lo spettacolo che la colse fu incantevole, le fate dei fiori danzavano da un fiore all’atro le farfalle volavano al ritmo della dolce musica, guardo le nuvole tinte un delicato oro, e i fiori dai colori sgargianti, Fiore ricordò cosa aveva detto la regina Luna aveva detto “Ciò che è nascosto si mostri, che la porta del mondo fiorito appaia, e che la fata dei fiori possa entrarvi per dargli nuova vita”; Fiore si chiese cosa la regina intendesse con nuova vita, sembrava tutto così perfetto, poi guardò meglio e noto che solo i fiori appena nati erano belli, quelli che avevano qualche ora erano già scoloriti e stavano perdendo i petali, sentì nel cuore un intensa tristezza, lei era la fata dei fiori, al meno era quello che lei aveva capito, dalla formula pronunciata dalla regina.

Stava ancora riflettendo su quelle parole quando una delle piccole fatine le si avvicinò e le sussurrò:«Vieni a ballare con noi», poi con la sua piccola manina prese un dito tirandola, subito altre fatine seguirono il suo esempio, Fiore le segui docilmente e non appena fu in mezzo al loro i suoi piedi cominciarono a muoversi sotto l’incantesimo della musica del dolce flauto.

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Sul Castello Di Fanes – la penna di Beccodoro

Dopo le avventure di Nebbianera e della “chiave dei desideri”, i nostri eroi: Greta, Costanza e Federico, tornarono alla Scuola di Magia che si trovava sotto la grande quercia degli Gnomi Verdi, proprio vicina al Lago del Sapere Occulto. Le lezioni si svolgevano in ampie sale illuminate dalle lampade della conoscenza che non esaurivano la loro energia perché alimentate dai pensieri degli studenti. Quando il pensiero vacillava per disinteresse, scarsa attenzione o noia, anche la luce veniva meno e il Prof. di turno capiva che era il momento di sospendere la lezione.

Era un metodo infallibile perché la lezione fosse fruttuosa e l’energia gratuita. Studiare è faticoso se manca l’interesse: le formule magiche da imparare a memoria sono noiose ma indispensabili per diventare un buon mago, ma la memoria è come un prezioso scrigno che digerisce i tesori della conoscenza adagio adagio nel tempo: troppe notizie rischiano di causare un imbarazzo digestivo o addirittura di esondare dal forziere mettendo in crisi la reperibilità dei file. Per questo il vecchio Phlippus, che insegnava “difesa dalle arti oscure “, pensò bene di interrompere le dotte dissertazioni e comunicò agli studenti del corso di Magia Applicata, che la seconda parte della lezione si sarebbe svolta all’aperto. Tra le grida di gioia irrefrenabile, tutti gli allievi maghetti corsero verso la luce naturale  del sole che inondava i prati e faceva splendere le acque del lago del saper occulto.

Le tre porte

Ci sono stanze che non ti puoi dimenticare, stanze ricche di ricordi , di magia, di sogni, di speranze, di poesia, di profumi. Per anni la porta dello studio di ricerche di mio nonno era rimasta chiusa e in parte sepolta e sbiadita nella mente della mia famiglia.

Mio nonno James mi chiamava Sella e da allora a nessuno importa se il mio vero nome fosse Claire perché ( così rispondeva mio nonno) entrambi hanno a che fare con la luce.

Proprio un anno fa, dentro ad un cassetto di un antico mobile di legno posto in un angolo del salone, dove i raggi del sole amavano scontrarsi, trovai una chiave; già, quella chiave dimenticata, quella chiave che avrebbe aperto quella “porta chiusa”.

Finalmente avrei potuto anche io impreziosire quelle mura di nuovi ricordi, di nuovi sapori, profumi che porteranno di nuovo in vita la memoria di quel “divoratore” di libri che era mio nonno, professore di arte e archeologo famoso.

La maledizione della mummia

Si narra che nell’800 un noto archeologo andò in Egitto alla ricerca del tesoro di Anubis: un anello con incastonata una pietra preziosa e magica.

Anubis era il dio della necropoli ed era rappresentato come un uomo con testa di sciacallo preposto ai riti funerari e alla mummificazione. Il suo compito era quello di accompagnare il defunto al cospetto del dio Osiris, padre di Anubis stesso.

E’ bene ricordare che lo sciacallo, animale pericoloso del deserto, cercava prede nei cimiteri e nei luoghi dove i defunti venivano imbalsamati.

Il nostro archeologo, di nome Abir, si fece accompagnare dal suo amico egittologo Rufus.

Jenny e lo spirito di nonna Adelia

Era una giornata di fine ottobre, e la piccola autovettura procedeva lenta sul sentiero alberato, lo scricchiolio della ghiaia sotto le ruote, rendeva ancora più penoso a Jenny, accompagnare la madre. Jenny parcheggio la sua macchina fra due cipressi del viale, non era ancora scesa che sua madre era già arrivata davanti al negozio per comprare dei fiori, ed entrò all’interno de cimitero, Jenny la segui, ma mentre sua madre si spostava per portare i fiori comprati ai defunti, Jenny si fermò accanto alla lapide della tomba di sua nonna. Per Jenny la morte della nonna era stata dolorosa, più di quanto nessuno potesse immaginare. 

Jenny quel giorno aveva perso la sua migliore amica, la confidente, la complice di mille avventure, sua nonna era sempre la prima a lanciarsi nei viaggi che la nipote le proponeva, ma Jenny pensava che sua nonna fosse partita per un viaggio fantastico, e che un giorno sarebbe tornata da lei a raccontarle la sua avventura. 

Cappuccetto Rosso dal finale comico

C’era una volta una bambina vestita tutta di rosso che si chiamava Cappuccetto Rosso. Lei andava sempre dalla nonna a portarle la focaccia e la frutta e doveva attraversare il bosco, anche se la paura di incontrare il lupo era tanta. Infatti un giorno la bambina incontrò il lupo e lo salutò e anche il lupo la salutò, poi aggiunse indicandole una stradina: – Quella strada lì, ti farà arrivare prima dalla nonna, è una scorciatoia!

Allora lei lo ringraziò e prese quella strada, però era un inganno, ma non se ne accorse. Il lupo, intanto, arrivò dalla nonna, bussò alla porta, la vecchietta gli aprì ed entrò, nascose la nonna nell’armadio e si mise nel letto. Quando entrò la bambina vide che la nonna aveva dei grandi occhi, allora ebbe paura, ma…all’improvviso, la nonna uscì fuori dall’armadio e la rassicurò, facendole “cucù!”.

Tommaso il cricetino

C’era una volta un cricetino molto grazioso, il suo nome era Tommaso.

Magro e scattante,dall’espressione molto sveglia,aveva due insolite caratteristiche:una folta capigliatura,baffi e barba candidi come la prima neve,uno sguardo attento e sagace,espressione di una non comune intelligenza.

La sua occupazione prediletta era introdursi di soppiatto nelle case, osservare con attenzione il contenuto del frigorifero e,se i cibi erano di suo gradimento,consumarli con discrezione,così da evitare scene spiacevoli con i padroni di casa-non tutti,sapete,amano i cricetini troppo svegli,per di più con i capelli lunghi,e meno ancora gradiscono condividere i loro pasti con i cricetini.

Il comodino solitario

C’era una volta un vecchio comodino di legno, giustamente orgoglioso della posizione che da tempo immemorabile occupava in quella cameretta piena di fiori, che la tenue luce delle candele rischiarava e le più esotiche fragranze profumavano.

Nulla sembrava mancare perché lenta e tranquilla scorresse la sua vita ma, ahimè, la sua pace era scomparsa il giorno in cui la Dama della cameretta gli aveva imposto, senza nemmeno chiedergli cosa ne pensasse, di coabitare con una compagnia di statuine e pupazzetti a cui sembrava,perché poi,santo Cielo? molto affezionata. Il comodino, che come tutti i vecchi mobili era piuttosto riservato e conformista, avvertì un’immediata fortissima antipatia per “la masnada”: eccentrici, chiassosi, svitati, incarnavano alla perfezione tutto ciò che per lui era assolutamente insopportabile; ma proviamo un po’ ad entrare nei suoi pensieri: “Come potrò mai dedicarmi alle mie predilette meditazioni sull’origine e le cause prime dell’universo mondo con questo strazio continuo ai miei timpani?

La maschera di Rasia

In lontananza riecheggiavano la musica dei carri mascherati, i bambini passavano davanti alla casa di Rasia, con i loro costumi carnevaleschi, maschere tradizionali e non, sfilavano allegre, ma Rasia non aveva nessuna voglia di mascherarsi, a che scopo poi, tutti giorni essa portava una maschera, forse non era colorata ne di cartone, era una maschera che celava il dolore straziante della sua anima.

La sua casa era una delle più antiche della cittadina, non era in centro ma ne anche in campagna, l’aveva costruita il padre del padre di suo padre, e lei c’abitava da sempre, vi era rimasta anche dopo il matrimonio; quel giorno fu il più felice per Rasia, e anche i giorni che seguirono furono magnifici, finché…

Finché suo padre e il marito decisero di far una sorpresa al lei a sua madre, poiché non avevano fatto il viaggio di nozze e si stava anche avvicinando l’anniversario  dei suoi genitori, i due uomini decisero di organizzare un viaggio unico, in India.

Un treno fantasma

OSSERVANDO LE IMMAGINI DI MONET INVENTO…

Era un triste pomeriggio estivo. Un treno fantasma fa lo stesso percorso a giorni alterni sul vecchio ponte sempre alla stessa ora: alle 16:00 in punto. Ma cosa trasportava? Non era certo, ma si credeva che trasportava bambini capitati da quelle parti… E quei bambini non tornavano più a casa… Infatti, da cinque anni scomparivano bambini a giorni alterni. Una volta scomparve il figlio del detective. Quel giorno il detective decise di fermare per sempre il treno fantasma. Quel detective ve si chiamava Jack.

Jack fece molte ricerche in Internet, tutte dicevano che era orribile, dei bambini scomparsi… Tutte cose che Jack sapeva. Finalmente trovò una ricerca che diceva:” davanti al treno si vede sempre una giovane donna molto malinconica. Sembra una donna ricca, giudicare dagli abiti”. Questo Jack non lo sapeva, ma non bastava. La ricerca, però, diceva anche:” il treno viaggia dal 25 dicembre 2005”.

Fiore e la regina luna (seconda parte)

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Le scarpette d’argento di Fiore si posarono sul morbido tappeto di trifoglio, la leggera brezza proveniente dal lago incantato fece fluttuare ancora gli abiti d’organza e seta della bambina; Fiore fece scorrere lo sguardo su ciò che la circondava, tutto era come le aveva raccontato Filù, i giunchi, i loti e le canne di bambù ondulavano dolcemente e le ninfee ondeggiavano placidamente sulle calme acque del lago, sentierini circondati da steccati ricoperte di campanule bianche portavano alle case degli gnomi, e degli elfi, al centro del lago un isola non tanto grande con una grande quercia, a Fiore sembrò immensa, il suo tronco era talmente grosso che ci sarebbe voluto tutto il suo villaggio e forse più per abbracciarlo, i suoi rami s’innalzavano verso il cielo immensi e maestosi, e da terra si potevano vedere solo i rami più bassi, le sue radici penetravano nella terra dell’isola imprigionandola interamente, ai piedi della grande quercia, proprio in mezzo a due grandi radici vi stava un castello, dunque era quella la dimora della regina luna, pensò Fiore, mentre con lo sguardo ammirava il castello.

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