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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Celestino Mingherlino e l’aquiplano

Mastro Sigfrido era il falegname più famoso del bosco, anche perché era l’unico in zona.

Lavorava la legna in maniera elegante e sapiente, realizzando superbi pezzi da collezione.

Non era un falegname qualunque, ma un vero e proprio artista, anzi, il re dei cavalli a dondolo, come amava definirsi.

Gli venivano commissionati lavori anche dall’estero. Un suo affezionatissimo cliente era Lord James Horwood, banchiere di professione e critico d’arte, disposto a spendere cifre proibitive per uno dei famosi pezzi di Mastro Sigfrido.

Parole a un elefante

Un rumore nella foresta: tra i rami degli alberi si avanza lentamente un elefante. E’ guidato da un uomo che gli siede in groppa. Trasporta tronchi di albero dalla foresta, dove sono stati tagliati alla segheria.

Basta un piccolo cenno della mano, una parola dell’uomo, perchè l’elefante prenda con la proboscide un tronco, lo posi sulle zanne tenendolo bene fermo e lo trasporti dove vuole il padrone.

Questo è il lavoro di tutti i giorni, per il guidatore e per l’elefante.

Un giorno, in cui il lavoro era stato più duro del solito, l’uomo tornò a casa stanchissimo. Durante la notte si sentì male e allo spuntare dell’alba non potè riprendere il lavoro.

Olivia la cicogna dalle calze rosse

C’era una volta una splendida cicogna dalle lunghe ali bianche e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Olivia. Creatura leggiadra e meravigliosa era lei, col suo volo a portare nel creato il dolce annuncio della vita e col suo canto a riempire di gioia il cielo, vestita delle sue splendide piume di rugiada e di terra e un paio di allegre calze rosse, spirito sensibile e garbato, capace col suo tocco di irradiare nuova luce.

Ma un giorno, il bell’uccello, intento a ridipingere col suo manto di colori il creato, portando tutt’intorno i suoi delicati nastri dalle tinte pastello, accorgendosi di botto di non riuscire più ad aprire le sue ali e spiccare il volo come sempre, sgranando gli occhi stranito, col cuore in tumulto, si recò subito a grandi falcate verso la Torre Alta, per chiedere delucidazioni a Lui, a cui nulla era ignoto.

Raperonzola e lo shampoo miracoloso

Inge e Wolfango si sposarono il 3 aprile.

Fu una cerimonia semplice, come desiderato dalla sposa, all’aperto in un bel parco, con pochi invitati e un prete bonario e sintetico.

Inge e Wolfango non avevano molti soldi, lui non era che un fabbro, per cui non andarono in viaggio di nozze.

Si trasferirono in una modesta abitazione nei pressi di un grande bosco.

Dalle finestre si poteva ammirare la lussureggiante vegetazione che apparteneva al giardino di un maestoso, ma tetro, castello.

La proprietaria del maniero era un’anziana zitella, Madama Gothel, burbera e inacidita dalla solitudine. Non usciva quasi mai, in pochi l’avevano incontrata, tanto che sul suo conto fiorivano le dicerie.

C’era chi pensava che non uscisse mai di casa perché era talmente brutta da spaventare chiunque incontrasse.

C’era chi pensava che dopo una cocente delusione d’amore avesse deciso di ritirarsi per sempre in solitudine.

Celestino Mingherlino e lo strano caso del fungolo

Bramante il farmacista fu svegliato nel cuore della notte.

Fuori stava scrosciando un acquazzone primaverile che aveva rinfrescato l’aria e reso umido il terreno.

L’intero bosco grondava acqua, e da quasi una settimana la pioggia non accennava a smettere.

Dicevamo: Bramante il farmacista quella sera era tornato a casa piuttosto stanco. Erano stati giorni intensi in farmacia, perché quella perturbazione inaspettata aveva sparso raffreddori e influenze dappertutto.

Celestino Mingherlino e il mago Barbabè

L’incontro di Celestino Mingherlino col mago Barbabè fu simpatico e curioso.

Celestino era malaticcio, si era beccato da poco uno di quei fastidiosi virus parainfluenzali, cioè che non sono ancora influenza vera e propria, ma poco ci manca.

Il povero Celestino, che per tutta la sua lunga vita non si era mai buscato più di un raffreddore, si sentiva proprio giù.

Sembrava che il suo proverbiale ottimismo l’avesse abbandonato.

Era a letto con un febbrone da cavallo, il naso tappato e gocciolante, gli occhi cisposi e lacrimanti, e un tossone da far invidia al tuono.

La gente del paese lo aiutava sollecita, poiché Celestino era benvoluto da tutti.

Il corridoio dei pirati senza mare

Cari bambini, vi volevo raccontare una storia.

L’altra mattina che non avevo niente da fare sono andato in uno strano posto tutto strano, che si trova in un grande palazzo bianco bianco, smaltato, pieno di finestre luccicanti e ornate di conchiglie marine, che riflette la luce della luna.

In questo posto strano appena si entra e si cammina cammina in fondo in fondo, s’intravede un lungo corridoio illuminato da quella fiaccola di luce che rimane silenziosa dalla notte passata, sono tanti pezzettini di luna che s’appiccicano lì, come tanti fiammiferi elettrici. Ai lati del corridoio lungo lungo ci sono tante porte e porticine, che immettono in stanze e stanzette.

Celestino Mingherlino e la chiocciola domestica

Finalmente è arrivata la primavera!

Il bosco è una distesa di viola e lilla su un prato verdissimo e soffice.

Nel cielo terso e senza nuvole il sole splende e riscalda la vita.

Celestino Mingherlino ne approfitta per uscire all’aria aperta e fare le sue consuete camminate, stavolta munito di cestino da pic- nic pieno di ogni prelibatezza.

Giovanna la fornaia ha preparato per lui due morbidi panini farciti. Piero il lattaio gli ha consigliato un pecorino saporito, e il macellaio Giorgio gli ha tenuto da parte un certo salsicciotto..

Celestino Mingherlino e l’orco col raffreddore

Celestino Mingherlino è un ometto sempre vispo e arzillo, acuto e curioso, gode di buona salute ed è un inguaribile ottimista. Ha molti anni, ma nessuno sa esattamente quanti.

È magro magro come un chiodo, da qui il soprannome. Ha una lunga barba soffice e candida, e due occhialetti sul naso appuntito. A vederlo, sembrerebbe uno gnomo.

Vive in una casetta di legno al limitare del bosco, dove ancora la natura è incontaminata e il traffico cittadino si stempera nell’aria pura e nella quiete degli alberi.

Celestino Mingherlino abita con un canarino e due gatti.

È sempre di ottimo umore, non si perde mai d’animo, convinto che a tutto ci sia rimedio. Sorride ogni giorno a un nuovo mattino che, è sicuro, sarà pieno di belle sorprese.

Fata e Fattucchiera

La Fata Acquamarina era da tempo oggetto dell’invidia della Fata del Topazio: quest’ultima non poteva sopportare di essere arrivata seconda alla finale del famoso e importantissimo concorso “Miglior Fata dell’Anno”: l’annuale iniziativa aveva luogo a Boscocipresso, e premiava la Fata che più si era distinta per buone azioni e Magia Bianca, dunque la più meritevole.

La Fata del Topazio aveva sempre vinto, fin dalla prima edizione della gara, ormai erano passati più di cinquecento anni. Topazio era diventata famosa, era conosciuta in tutti i Boschi Incantati, avevano versato fiumi di inchiostro, a proposito delle sue vittorie, sul più importante giornale locale, La Penna del Gufo e, al suo castello, Topazio custodiva tutte le coppe in una stanza nella torre più alta, in cima alla scala a chiocciola.

Ulisse il pettirosso canterino

C’era una volta un giovane pettirosso dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Ulisse.

Allegro e altruista, romantico e sognatore, perduta alla nascita un’ala, l’uccello, con una soltanto, non si era mai perso d’animo, e anche se storpio e malfermo, ridicolo nei movimenti grotteschi e sgraziati, costretto a nutrirsi solo di semi e tanta, tanta acqua, non aveva mai smesso di cantare, cullando nel proprio cuore il sogno di diventare sempre più bravo, seppur cantando su rami bassi, come la sua condizione gli imponeva – un passo dietro agli altri – senza poter raggiungere mai il cielo aperto, ugualmente orgoglioso delle sue note con cui amava riempire il creato.

“Ma con un’ala sola!” gli facevano eco voci sconosciute alle sue spalle, mischiandosi spesso a patetiche mezze risate e sguardi caritatevoli di pietà “Una sola! Devi ammettere che non sarà mai, una così gran cosa! La tua ala maciullata, che tra l’altro non guarirà mai, non è certo un belvedere! E così conciato, impedito, forzato a soste tanto frequenti, puoi star certo che nessuno dei tuoi fratelli t’inviterà mai a cantare alla grande Festa della Primavera!”

La battaglia della minestra

Nel paese di Salicebianco i bambini non avevano più il sorriso. Si svegliavano senza entusiasmo, facevano svogliatamente colazione, non volevano andare a scuola (beh, la scuola non aveva mai costituito una grossa attrattiva, in realtà). Le mamme erano preoccupatissime, proprio su di giri. Improvvisamente erano diventate così permissive!

Se prima facevano di tutto per non viziare i loro figli, per farli rigare diritto, insomma, ora erano arrendevoli e consentivano ai bambini di fare praticamente qualsiasi cosa.

La situazione stava degenerando, ma per capire meglio cosa stesse accadendo occorre fare un passo indietro.

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