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Tutte le fiabe della categoria "Filastrocche e poesie"

La filastrocca, la poesia a forma di fiaba! Giocare con le parole inseguendo la propria fantasia.
Divertitevi con noi ed inviate le vostre idee.

Mastro Peperoncino

Tratto da “PAESI CHE VAI,  FILASTROCCHE CHE TROVI”

In Calabria, a pochissimi peperoncini da Catanzaro
esiste un bel paese, Taverna, perla rara.

Lì esistono cinquecentosette osterie,
settecentoquattro pastifici e duecentouno pizzerie.

Ecco il perché del nome. Il piatto preferito: gran bucatino all’arrabbiata.
Se vai in giro per il paese tutti sono allegri prima della scorpacciata

maialini-sportivi-abbiategrasso

I maialini sportivi di Abbiategrasso

Tratto da “PAESI CHE VAI,  FILASTROCCHE CHE TROVI”

Ad Abbiategrasso, in Lombardia,
a ventiseimila passi d’oca da Milano, c’era poca euforia.

Tutti i maialini volevano dimagrire.
E i macellai preoccupati: ” Guai, ora ci tocca pur poltrire!”

Addirittura, bisogna indagare, non so se ciò sia vero,
alcuni di loro volevano persino aprire una palestra.
Per raccogliere le informazioni ho impiegato un mese intero.

Gli animali consultandosi a dovere decisero che a Natale
non fosse affatto giusto finire in un cesto:
con marzapane, tortellini e tagliatelle e sughi alla pancetta,
e poi crespelle, fusilli e piccole pizzette.

Alla ricerca del melone

Tratto da “PAESI CHE VAI,  FILASTROCCHE CHE TROVI”

In Basilicata, vicino Potenza, a Montemilone,
una signora distratta perse un melone.

Lo perse al mercato del paese mentre camminava veloce.
Aveva fretta: doveva comprare ancora mezzo chilo di noci.

Il paese fu in allerta, il Sindaco, Il Vigile e i Carabinieri,
tutti a cercare quel melone birichino, in apprensione persino i signori Pompieri.

Il mago di Asiago

Non lontano da Asiago,
viveva assai felice un bimbo mago.

Era talmente buono e saggio
che gli abitanti decisero che doveva contar i buchi del formaggio.

Uno, due, tre, ogni fetta quarantatré.
E segnava proprio tutto
dalla mattina alla sera, ed era bello,
tanto bello che decise di contar tutte le stelle.

Cipolla e salsiccia, oggi sposi

Una cipolla rossa e dolce di Tropea
incontrò in una padella la vera salsiccia di Maratea.

Fu un incontro molto bello, romantico e saporito.
Andavan così d’accordo che la salsiccia della cipolla ne divenne il marito.

Il provolone volante

Una mattina, era presto, dei bimbi su nel cielo videro un nuvolone,
ma compresero che nuvola non era, bensì un grande provolone.
Tutti intorno fissando in alto quella forma così strana,
che dolce e gustosa e accompagnata con il pane è così buona.

Ma dove andasse non si sa, forse nel Gran Regno delle Forchette,
che a dire il vero è assai lontano, bisogna attraversar montagne di porchette.
Fiumi interi di salsicce, mortadelle e prosciutti crudi e cotti,
sino a giungere in quel posto dove per guardiani troviamo due agnolotti.

Baribò

Nel regno antico di Baribò
c’era un pigro Re che diceva sempre “Boh!”.
Era triste e pauroso quell’ometto
e al posto della corona indossava un elmetto.

Aveva paura in ogni dove, sopra, sotto, qui e là.
Non si fidava di nessuno, per paura non assaggiava nemmeno un babà.
“Chissà cosa ci metton dentro, non si sa mai!”
Si cucinava lui da sé, una scorta di bignè, per evitare guai.

Figurarsi che nel suo regno c’era un omino coi palloncini.
Era ben voluto, allegro assai, tanto gentile coi bambini.
Il Re cosa decise? Indovinate, quell’omino non c’è più.
E’ stato messo su di una zattera e spedito in Perù.

Ma i palloncini son rimasti e son tutti colorati.
Saranno la gioia di tutti: bimbi, bimbe e appena nati.

Il bimbo di Maranello

Un giorno un bimbo vide a Maranelloun anziano Re baffuto che dormiva in un cestello,di prezioso aveva solo una corona, una giacca verde e uno scarpone,e il bimbo per aiutarlo gli consegnò il suo gelato… 

Gino il pesce palla

Stanco del mare e dei suoi squali Gino il Pesce Pallaprese poche cose insieme a due alghe e si affittò una stalla. La cosa che più apprezzò è stare al calduccio grazie alla paglia,senza pensar… 

Il regno di Sgrammatica

Nel paese di Sgrammatica, i guardiani con le zucche come testa,
da mesi già facevano gran festa, e non per via del calendario.
Era stato abolito in tutto il regno il famoso dizionario.
“Non si usa percké è pezante e ci si stanca bresto!”

Questa la grande scusa che, con un annuncio pieno di errori, usarono a pretesto.
Chi scriveva emozzione con due zeta era ben voluto.
I congiuntivi si usavano oramai di nascosto, persino in uno scantinato.
E per leggere in segreto si usavano candele al profumo di vaniglia.

Ogni libro che si restituiva, come premio due barattoli di miele d’ape.
A molti sgrammatichesi conveniva: ” Meglio miele che passar leggendo le serate.
“Qual’ è” con l’apostrofo era di moda, chi lo usava spesso vinceva dei gran balocchi:
orsacchiotti , carillon e soldatini di legno antico, poi triciclo e biciclette di color pistacchio.

L’omino dai capelli d’erba

L’omino dai capelli d’erba viveva in un bicchiere pieno d’acqua.

La sua testa era di segatura, era un regalo che ad un bambino fecero per Pasqua.

I capelli si allungavano con il tempo, tagliarli per i bimbi una gioia.

Ma l’omino a dire il vero aveva un cuore e una testa per pensare, e nell’acqua che gran noia!

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