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Tutte le fiabe che parlano di "conoscenza"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "conoscenza", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

La fucina degli Dei

Tanto lontano nel tempo e tanto lontano da noi, esisteva un’isola grande quanto un bottone.

L’acqua che la circondava era diamantina, potevi vedere i pesci guizzare nella marina, le alghe galleggiavano come ciuffi d’insalata fresca, e le sfiziose vesti dei celenterati fluttuavano nella vasca. Sul bagnasciuga pullulava la vita, crostacei ci facevano la camminata e i molluschi si ritiravano a mulinello, nella rena piatta come francobollo.

Una varietà di reperti sparsi sulla sabbia, alcuni risalenti all’epoca della bibbia, con i quali ti saresti sbizzarrita nel creare monili, imitando la maniera dei gioielli tribali. Le dune erano un balsamo da respirare, una profusione di piante nane, difese da un groviglio di fusti di qualunque volume, intarsiati da un eccelso cesellatore, da tinte e forme diverse, agghindate le chiome, offrivano alla vista un sovrano vedere.

filosofo-barcaiuolo

Il filosofo e il barcaiuolo

Un barcaiuolo portava in barca un vecchio filosofo.

“Di un po’, Pippo, conosci tu la filosofia?” – chiese ad un tratto il filosofo al giovane marinaio.

“Io? No, non la conosco”.

“Poveretto! Hai perduto la metà della tua vita”.

Dopo alcuni minuti il filosofo chiese ancora:

“Dì, Pippo… E l’astronomia la conosci?”

“Io? No, non la conosco”

Il pianto delle fate

La vita per i due innamorati, Dono e Splendente,  trascorreva felice.

Non avevano bisogno di null’altro  che del loro amore. Ma dopo un anno di vita insieme, cominciarono a sentire  dentro il loro cuore qualcosa di non ben definito, una specie di sfarfallio, già, come il volo di una farfalla imprigionata, che fosse un desiderio che non riusciva a volare? Decisero di chiamare questo non so che “voglia matta”.

Ecco, non era come la smania di mangiare le more o le fragole del sotto bosco e neppure come l’irrefrenabile voglia di andare a  correre lungo la spiaggia e cavalcare le onde, che sapevano di poter appagare, era proprio una strana voglia, matta, appunto!

A volte era così invadente che  si sentivano molto turbati, ma non appena l’elfo Dono strofinava il proprio naso sul naso di fata Splendente, ritornava la gioia e la serenità che da sempre li abbracciava. Dall’alto della   loro  casa, il cipresso,  guardavano la vita del mondo animarsi e quando cresceva l’esigenza di avere degli amici intorno, non potevano fare a meno di scendere e confondersi  con gli alberi e i fiori. 

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