Una calda notte d’estate, quando tutta la casa era già avvolta nei sogni, il piccolo Oscar si svegliò all’improvviso per un lieve fruscio. Si sollevò lentamente, si strofinò gli occhi… e rimase immobile.
Sul bordo del suo letto sedeva una strana creaturina. Soffice, simile a un lupacchiotto nero, ma con orecchie tonde, occhi lucenti e una codina.
La creatura guardava fuori dalla finestra, senza muoversi, ammirando la luna. Oscar sobbalzò.
— Oh!! Chi sei?? — sussurrò, nascondendo il naso sotto la coperta.
La creatura girò la testa e rispose con una voce inaspettatamente dolce e calma:
— Non avere paura. Mi chiamo Chu. E tu?
— O… Oscar…
Oscar spalancò gli occhi.
— Sai parlare?!
— Certo — sorrise Chu così ampiamente che i suoi occhi diventarono due lucenti arcate. — Molti sanno parlare. Ma non sempre c’è qualcuno con cui farlo.
La paura nel petto del bambino svanì.
— E perché sei venuto da me? — chiese, già un po’ curioso.
Chu si sedette più comodo, lasciando penzolare le zampette dal bordo del letto.
— Per prima cosa — disse alzando una zampetta — dalla tua finestra si vede meglio la luna, la mia amata luna.
— E poi… — Chu si imbarazzò un po’. — Nella vostra stanza c’è odore di biscotti e latte. È il mio profumo preferito.
Oscar rise.
— Anche il mio!
Si alzò piano dal letto, facendo attenzione a non svegliare i genitori, prese dalla cucina dei biscotti appena fatti dalla mamma e tornò.
— Tieni. Questo è per te — disse Oscar.
— Grazie! — Chu fece un inchino e prese con cura il biscotto tra le zampette. Lo annusò, socchiuse gli occhi per il piacere e crocchiò così forte che anche Oscar ebbe voglia di mordere il suo.
Mangiavano i biscotti insieme, seduti sul letto e guardando la luna luminosa dalla finestra.
— Sei molto coraggioso — disse Chu dopo l’ultimo minuscolo croc. — Molti si sarebbero spaventati di più.
— All’inizio mi sono spaventato — ammise Oscar. — Ma tu sei buono.
Chu si sdraiò accanto a lui, raggomitolandosi come una morbida pallina. Il suo pelo era caldo, come se avesse portato con sé un pezzetto della sera d’estate.
— Posso… posso chiederti di tornare ancora? — chiese Oscar piano.
— Certo — rispose Chu. — Ogni volta che la luna sarà luminosa… e quando odorerà di biscotti.
Il bambino sorrise e coprì il piccolo amico con un angolo della coperta. Chu chiuse gli occhi e aggiunse piano:
— Veglierò sul tuo sonno, Oscar. Sono il tuo amico notturno.
E da quella notte, ogni volta che la luna saliva alta sopra la casa, nella stanza di Oscar compariva di nuovo Chu — il piccolo lupacchiotto parlante che amava la luce della luna, il profumo dei biscotti e il suo nuovo amico Oscar.
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