Vai al contenuto

Tutte le fiabe che parlano di "adozione"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "adozione", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

storia-raggio-sole

La storia di Raggio di Sole

Un tempo, il magnifico Sole ebbe una relazione con una stella tra le più luminose in cielo: dalla passione tra i due nacque un bellissimo fanciullo, con grandi occhi profondi come il mare e capelli sottili color biondo oro e riflessi striati di tramonto.

Il Sole fu molto orgoglioso di essere diventato padre; impiegava le ore a cullare tra i suoi raggi quel figlio adorato.

Un giorno, sbirciando sulla Terra, si rese conto che restando tra le sue calde braccia, il piccolo non avrebbe potuto fare ciò che fanno tutti i bambini, in particolare giocare, correre e saltare tra i verdi prati.

Deluso e amareggiato, decise di donare il suo pargolo alla specie umana.

napoleone-gesto-amore

Napo(leone), un gesto d’amore

Quel mattino mi ritrovai abbandonato sul ciglio di una strada. Pioveva insistentemente ed ero solo. Non riuscivo ancora a capacitarmi come fosse successo tutto questo. Fino a poche ore prima avevo una famiglia che sembrava che mi amasse ed io credevo di essere felice.

Mario, il capo famiglia, era sempre burbero con me. Ma non ne soffrivo eccessivamente. Quell’uomo era fatto così e non credevo che in realtà fossi un problema per lui. I suoi modi bruschi che aveva nei miei riguardi erano ampiamente compensati da Lucia, la moglie, e dal piccolo Raffaele (Lele).

La prima, di nascosto del marito, mi rimpinzava di gustosi assaggini che erano i resti dei loro pasti quotidiani. Questi extra, che apprezzavo molto, rendevano il mio pasto quotidiano consistente in monotone crocchette meno scialbo. Capivo subito quando stava per darmi qualcosa di appetitoso. Allora mi mettevo seduto di fronte a lei ed aspettavo fiducioso. Lele era il più affettuoso di tutti con me.

bambino-veniva-freddo

Il bambino che veniva dal freddo

Quel mattino i coniugi Anna e Michele si erano alzati molto presto, prima che spuntassero le luci dell’alba. Non avevano dormito quasi nulla, erano troppo emozionati per l’incontro che li avrebbe attesi. Si recarono all’aeroporto, diretti verso Kirov, città della Russia europea nordorientale.

Lì, avrebbero trovato la guida Vladimir, che li attendeva in auto per accompagnarli alla casa famiglia, e conoscere finalmente il tanto desiderato bambino.

Era febbraio, faceva molto freddo. I finestrini della macchina continuavano ad appannarsi, e la coltre di neve sulle strade rallentava la marcia. Ad Anna cominciava a mancare il respiro, mentre Michele la stringeva al suo petto.

– Eccoci arrivati. Verrò a riprendervi verso sera – fece Vladimir.

La casa era un tipico palazzone russo. La porta principale si aprì, ad attenderli una minuta signora sui cinquanta, con biondi capelli raccolti e grandi occhi chiari.

gigante-non-poteva-crescere

Il gigante che non poteva crescere.

Nella grande valle di Fu, c’era un gigante, che non poteva, crescere piu’.

I giganti della vallata, fin da piccoli, crescono, piu’ di un uomo; fino a diventare adolescenti ed adulti.

Victor è rimasto bambino, un bambino normale. Non poteva però rimanere nella sua dimora nella sua valle.

“Ora che succederà?”, “Dovrai andare via di qua, sono tante le vallate forse un giorno mi rivedrai, se non ti allontanerai ti perseguiteranno!”  rispose mamma.

principessa-cani-randagi

La principessa dei cani randagi

Chi non ha mai posseduto un cane
non può sapere che cosa significhi essere amato.
– Shopenhauer –

I – La mia nascita

E venne il giorno del mio arrivo sulla terra. Da allora, come ancora adesso del resto, continuo a chiedermi come sia stato possibile questo evento meraviglioso. Quel giorno presi coscienza all’improvviso della mia esistenza. Percepivo il battito ritmico e rassicurante del mio cuoricino, anche se tutto era ovattato e buio. Il poco tempo in cui restavo sveglia lo passavo a toccare con le zampe e a tastare con la lingua ciò che mi stava attorno cercando di scoprire dove fossi. Capii subito di avere un punto di riferimento vivente accanto a me. Sentivo i suoi peli folti che mi davano calore e sicurezza e la mia bocca trovò anche delle tumefazioni, in quel manto accogliente, che stringendole liberavano un liquido delizioso che mi dava forza e placava quella strana sensazione che partiva dalla mia pancia. I primi giorni passarono tutti eguali l’uno all’altro. Stavo sveglia solo per ingurgitare avidamente il mio pasto più volte al giorno (anche di notte*), poi dormivo per la maggior parte del tempo. Non ho alcun ricordo di ciò che succedeva nella mia mente in quei lunghi momenti di oblio.