02Mag
2013
calabroni-api

I Calabroni e le Api e La ghianda e la zucca // Audio Fiabe

Fiaba di: Noemi Garbo

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La fiaba

Noemi ci presenta due video fiabe tratte dall’opera di Jean De La FontaineI Calabroni e le Api e La ghianda e la zucca.

Era sorta fra l’Api e i Calabroni
per un favo di miel una gran lite,
di cui volevano essere padroni
d’ambo le parti e con furore tale,
che infine il grande affare
d’una Vespa fu tratto al tribunale.

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La video fiaba

Provenienza / Ambientazione: Francia

Curatore delle riprese video: Valter Garbo

Ideatrice, Attrice, Curatrice dei testi, dei costumi, del trucco, degli oggetti di scena e del montaggio: Noemi Garbo

Aiuto e supervisione: Mara Casetto e Agnese Sicchieri

Musica in ordine di sequenza:
– “Reine de Musette”, eseguita da Émile Vacher
– “Moulin Rouge”, eseguito con la “Musette” francese
– “La Vraie Valse Musette”, eseguita da Émile Vacher

I testi originali

 
I calabroni e le api

Era sorta fra l’Api e i Calabroni
per un favo di miel una gran lite,
di cui volevano essere padroni
d’ambo le parti e con furore tale,
che infine il grande affare
d’una Vespa fu tratto al tribunale.

La Vespa non sapea che giudicare.
Intorno al miel alcuni testimoni
dicean d’aver veduto bestie alate
giallo-nere, ronzanti e fusolate,
ma in queste condizioni
potevan esser api e calabroni.

Torna la Vespa allora a investigare,
interroga un intero formicaio,
ma le cose non restano più chiare.
Allor disse una Pecchia: – O non vi pare
che duri già da un pezzo questo guaio?
Il miele va in malora e a danno nostro;
ché mentre noi spendiamo in bollo e in tassa,
in carta, in procedura ed in inchiostro,
del nostro miel è il giudice che ingrassa.
Andiam invece ed api e calabroni
a lavorar nell’orto,
e le case ed i favi più ben fatti
indicheranno la ragione e il torto -.
Naturalmente dissero di no
i Calabroni, e il miele
alle Pecchie la Vespa giudicò.

Magari si facesse ogni processo,
come dicon che facciano in Turchia,
senza tutta la lunga litania
di spese e ciarle inutili d’adesso!
Il buon senso val più di tutti quanti
i codici, o, sofferto strazi e croci,
il giudice di solito ha le noci,
e non restan che i gusci ai litiganti.

La ghianda e la zucca

Domineddio fa ben quel ch’Egli fa.
E se tu vuoi le prove
di questa verità,
senza andare a cercarle per il mondo,
potrai trovarle d’una zucca in fondo.

Un contadin che vede
la Zucca tonda e gonfia
con piccioletto il piede,
– Che mai pensò nel fabbricarla Iddio? –
disse in suo cor. – Poffare! a parer mio
avrei la Zucca ai rami almen sospesa
di questa grossa quercia o di quel faggio.
Tal albero, tal frutto, è più da saggio.

Gran peccato, Taddeo, grande peccato
che tu non ci sia stato
a dar qualche misura
a Colui di cui predica il Curato!
E non è forse strano,
per dirne un’altra, che sull’alta quercia
invece nasca una piccola Ghianda
non più grossa dell’unghia della mano?

Il Creator, io credo, era distratto
e prese un qui pro quo,
quando le zucche ha fatto,
e alle querce le ghiande regalò -.

Non potendo risolvere il quesito
Taddeo, che sa che col rifletter troppo
si può perdere il sonno e l’appetito,
sotto una quercia a riposar andò,
e qui si addormentò.

Ma si dié proprio il caso
che una Ghianda cadessegli sul naso
che tosto lo svegliò.
Alza la testa, e vista ancor la Ghianda
fra i peli della barba, ei la ritiene
come un segno che Dio dal ciel gli manda.
E grattandosi dice: – Mammalucca!
Sarei conciato bene
se fosse stata Zucca -.

E recitando quindi un laus deo
a Quei che il sol creò,
il buon Taddeo
a mangiar la polenta ritornò.

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