12Feb
2016

Tra i banchi di scuola

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

La campanella della scuola era appena suonata per avvertire che l’ora della ricreazione era finalmente arrivata.

Parecchi studenti tirarono un sospiro di sollievo e facendo un largo sbadiglio, si alzarono stiracchiandosi dalle loro postazioni.

Benché le prime ore di lezione fossero trascorse lente e noiose, Serena rimase seduta al suo banco, con lo sguardo rivolto verso Luca, un suo compagno di classe; nonché suo migliore amico.

Ormai , da ben tre anni, i due frequentavano lo stesso liceo ed entrambi, non riuscivano a capacitarsi che la loro amicizia si fosse trasformata in qualcosa di molto speciale.

Serena, con aria sognante e con una mano appoggiata sulla sua guancia rosea, lasciava che i suoi occhi celesti continuassero a fissarlo, ripetendosi infinite volte nella mente che Luca, fosse sicuramente il ragazzo più bello della scuola.

Luca dal canto suo, le sorrise ricambiando dolcemente lo sguardo, non potendo fare a meno di pensare che la ragazza che avesse di fronte a sé, fosse semplicemente straordinaria!

Senza sospettare minimamente sulla reciprocità dei propri sentimenti, il ragazzo si fece coraggio e avanzò verso di lei.

Avvicinatosi al banco e schiarendosi la gola, Luca le domandò molto dolcemente:

-“Serena, tu non fai ricreazione?”

La ragazza vedendosi distolta dai suoi pensieri, arrossì vistosamente e farfugliò:

-“N…no, ho dimenticato per l’ennesima volta la mia merenda a casa, sono una vera frana!”

-“Ah, ah, ah!” Rise divertito Luca, passandosi una mano sui suoi capelli neri. “sei sempre la solita polpettina, non cambierai mai.”

-“Ancora con quel nomignolo?” Urlò inviperita Serena. “ti ho detto un miliardo di volte, che non voglio essere chiamata così!”

-“Scusa Serena, ma il fatto è che la tua pettinatura mi fa davvero ridere, quei codini che hai ai lati della testa, sembrano due enormi polpette; ed a proposito di polpette, io ho una gran fame, vieni con me polpett … ehm ehm Serena, ti offro qualcosa dal distributore automatico.”

-“Accetto volentieri, ma solo perché ho lo stomaco che mi brontola!” Gli rispose la ragazza imbronciata, toccandosi i suoi codini biondi.

Luca, la prese teneramente per mano e la condusse fuori dall’ aula scansando la calca di folla nel corridoio, senza badare ai compagni di classe che gli stavano lanciando delle occhiate maliziose indicandoli con il dito, e bisbigliando tra di loro.

Lungo il tragitto che conduceva al piano inferiore, Serena non perse occasione di ammirarlo e di vedere la sua immagine riflessa negli occhi blu cobalto del ragazzo. Ma possibile che fosse così difficile confessargli di essere follemente innamorata di lui?

Una volta arrivati a destinazione, i due si accorsero che si stavano tenendo per mano. Imbarazzati e con molta riluttanza si staccarono velocemente diventando paonazzi.

Luca, fingendo una certa indifferenza si avvicinò al distributore automatico inserendovi delle monete e pigiò il tasto nel settore delle merendine.

-“Dannazione!” Esclamò il ragazzo, continuando a premere convulsamente il tasto, nella speranza che lo snack da lui desiderato, saltasse fuori dalla bocca della macchinetta.

-“Qualcosa non va, Luca?” Chiese Serena un po’ perplessa.

-“Non funziona! Si è mangiato i soldi!” Urlò il ragazzo dando un poderoso calcio al distributore. Gesto che fece ridere di gusto la ragazza.

Improvvisamente, una voce roca e imponente venne ad interrompere quel momento di ilarità. I due giovani, sussultando dallo spavento, si voltarono di scatto per identificare a chi appartenesse quella voce così autoritaria.

Un uomo sulla cinquantina d’anni, basso e tarchiato, con la testa pelata e gli occhi scuri, guardava irritato Luca urlandogli contro:

-“Ma che fai? Hai intenzione di rompere il distributore automatico? Lo sai che quell’aggeggio costa fior di quattrini? Che cosa credi, che soltanto perché sono solo un bidello non ti possa rimproverare per un atto di vandalismo?”

-“Stia tranquillo.” lo interruppe Luca, senza scomporsi. “anche se ne avessi avuto l’intenzione, non avrei potuto farlo, perché è già rotto!”

Il bidello in un primo momento rimase stupito, ma subito dopo si avvicinò alla macchinetta per controllare se il ragazzo avesse detto effettivamente la verità.

Approfittando di quell’attimo di distrazione, Luca afferrò bruscamente Serena per un braccio e la condusse velocemente fuori dall’edificio scolastico.

-“Luca, ma che fai? Sei impazzito per caso, vuoi che ci becchiamo una sospensione?” Urlò Serena stupefatta.

Ma il ragazzo non le rispose, si limitò a stringerle di più il braccio e a farla correre insieme a lui verso l’altro isolato. Ad un certo punto, il ragazzo allentò la presa e con il fiato corto si rivolse vero Serena dicendole:

-“Ta-dah polpettina, facciamo merenda qui!”

-“Co…cosa?” Balbettò Serena, ansimando per via della corsa sfrenata, realizzando di trovarsi di fronte ad un bar.

Luca la riprese nuovamente per mano e facendola sedere al tavolino, fece cenno al cameriere di avvicinarsi per prendere le ordinazioni.

-“Luca guarda che io non ho un centesimo!” Bisbigliò Serena, battendosi una mano sulla fronte.

-“Non preoccuparti” la tranquillizzò il ragazzo, ordinando due caffè con dei dolcetti.

Serena sbuffò, e inclinando la testa all’indietro si arrese inspirando profondamente. Anche se Luca fosse un po’ pazzo, era davvero piacevole stare in sua compagnia.

In meno di un minuto il cameriere servì il caffè ed i pasticcini ,e i due ragazzi cominciarono a mangiare con foga.

Terminata la consumazione, Luca si guardò attorno furtivo e aspettò che il cameriere rientrasse nel bar.

-“Luca, devi pagare il conto” disse Serena guardandolo perplessa. Ma il ragazzo, le tappò la bocca posandole il dito indice sulle labbra.

-“Shhhh Serena, non farti sentire, se vuoi sapere la verità nemmeno io ho il becco di un quattrino.”

-“Cooosa? E adesso che si fa?!” Esclamò lei, con voce strozzata.

-“E adesso si scappa!” Rispose Luca, afferrandola bruscamente e facendola correre per l’ennesima volta come una matta, con l’intenzione di ritornare a scuola prima che suonasse la campanella.

Per loro fortuna nell’ atrio della scuola non c’era nessuno. Il bidello che aveva rimproverato Luca, stava dormendo sulla sedia, con la testa appoggiata sulla scrivania. non si era accorto che i due ragazzi, se l’ erano date a gambe. Non vedendoli più davanti al distributore automatico, aveva pensato che i due fossero ritornati nella loro classe.

Serena e Luca,  si misero una mano davanti alla bocca per non scoppiare a ridere, e veloci come due fulmini si avviarono verso le scale per ricominciare le ore di lezione.

Quella si, che era stata una mattinata molto particolare, era la prima volta che Serena non si era annoiata a scuola, e tutto questo lo doveva al pazzoide con i capelli neri e gli occhi blu che aveva di fronte.

Tuttavia prima che salissero per le scale, Luca controllò che nel corridoio non ci fosse nessuno, e avvicinandosi lentamente al viso della ragazza le dette un bacio.

Sebbene quel bacio fosse stato avventato, Serena ebbe il tempo di riuscire ad assaporare il dolce sapore di caffè, che giaceva ancora sulle labbra del ragazzo.

Serena sorrise, se prima aveva avuto qualche dubbio, ora aveva la certezza che quell’ adorabile mattacchione, provasse qualcosa per lei. Facendogli cenno di abbassare la testa, gli sussurrò nell’orecchio:

-“Domani scappiamo di nuovo?”

-“Puoi contarci!” Rispose lui, scompigliandole i capelli biondi.

Non c’era più bisogno di parlare, si erano capiti alla perfezione, da quel momento potevano considerarsi fidanzati.

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