28Ago
2017

Sottosopra

Fiaba di: LiberaMente

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La fiaba

Guardando l’orizzonte in riva al mare, Carlo, si perdeva nelle sue fantasticherie, su quella linea di confine dove il mare blu, s’incontrava, con il cielo azzurro.

“Vorrei tanto essere lì, dove il cielo e il mare si toccano! Chissà se là, davvero, il mondo finisce!” pensava tra sé.

Così, mentre almanaccava su come raggiungere quell’inafferrabile orizzonte, si stese sulla sabbia con le braccia incrociate dietro la testa, e fissando l’intenso cielo azzurro, si lasciò avvolgere dal calore del sole ancora tiepido a quell’ora del mattino.

All’improvviso, alcuni schizzi d’acqua arrivatagli addosso, lo ridestarono. Carlo alzò un poco la testa: qualcosa di poco chiaro, si agitava proprio sotto il suo naso. Si appoggiò sui gomiti per osservare meglio, e vide, poco distante dalla riva, un delfino che sguazzava e giocava come se volesse attirare la sua attenzione. Carlo attratto dalle festosità del piccolo mammifero, entrò in acqua e si avvicinò per accarezzarlo; il delfino mansueto, lo lasciò fare, mentre con il muso gli indicava di salire sul suo dorso. Carlo fiducioso lo assecondò, e incuriosito, si lasciò trasportare fin dove il mare baciava il cielo, e il mondo sembrava finire. Allegro, il delfino si spingeva avanti senza fatica, mentre schizzi d’acqua, bagnavano il viso fresco e sorridente di Carlo.

Quando più si allontanavano dalla riva, più i suoi occhi si riempivano di tutte le meraviglie che riuscivano a scorgere nel fondo dell’acqua cristallina: meduse, stelle marine, banchi di argentei pesciolini. Un mondo vivace e colorato pullulava e si dimenava sotto di loro.

Il mare pian piano che si avvicinavano, faceva una sorta di curva che si innalzava, fino a mescolare le sue acque limpide, con l’azzurro del cielo infinito come in un lungo e sempiterno abbraccio. Qui, c’era ad aspettare, un grosso gabbiano che curiosamente, volava a pancia all’aria.

“Su salta !!!” incitò il gabbiano. Carlo, chiudendo gli occhi per paura di cadere, si aggrappò alle sue ali con tutte le sue forze. Quando li riaprì rimase stupefatto. Il mondo si capovolse: il mare era sopra le loro teste e il cielo sotto i loro piedi. Volarono in lungo e in largo. Carlo osservava strabiliato il mare sopra di sé, e in certi punti volavano così rasenti all’acqua, da sfiorarla con i capelli, bagnandoseli. Entravano e sbucavano dalle nuvole come se fossero panna montata; zigzagavano tra gli stormi di uccelli, che li salutavano mentre facevano loro spazio. Planavano lasciando che la corrente li sorreggesse. E con il vento in faccia, Carlo, si inebriava del profumo di ginestre diffuso nell’aria. Si sentiva leggerissimo, padrone del mondo!

A un certo punto, si tuffarono in un banco di nuvole, oltre il quale, apparve la spiaggia dove prima era seduto. Tutto era capovolto: gli ombrelloni, le persone, le montagne in lontananza, gli edifici lungo le strade, tutto era sottosopra!

“Cavolo, il mondo visto così è molto più strafigo!” esclamò Carlo, preso dallo stupore, con il naso all’aria. Più in là, intravide i suoi genitori, Carlo agitò le braccia per salutarli, ma non riuscivano né a vederlo e né a sentirlo.

“ Papààà. Mammaaaa…” provò ad urlare ancora più forte. Ma niente, proprio non udivano.

“ Ehi, ragazzi” si rivolse poi, a un gruppetto di ragazzi che giocavano a palla sulla battigia “ Guardatemi sono qua! Ehi, Marco, Giulia…quaggiù!!!”

“È inutile” precisò il gabbiano “chi sta all’altra parte non può né sentire e né vedere. Dovrai farci l’abitudine. Indietro non si torna più.”

“ Come, più”!?” gridò Carlo pienamente allarmato “ io voglio tornare a terra!” protestò concitato.

Poco dopo, gocce d’acqua iniziarono a cadere sulle loro teste. Carlo sollevò lo sguardo, e si accorse con orrore, che il mare sopra di loro, si stava rovesciando. Quella che all’inizio era acquerugiola, diventò una fitta e pesante pioggia; e poi una cascata d’acqua, da cui non poterono più scappare. L’acqua li travolse con impeto tale, che presto si ritrovarono a mulinare in un grosso vortice, da cui cercavano, annaspando disperatamente, di salvarsi.

Il gabbiano, poverino, fu risucchiato dalla massa d’acqua salata, mentre Carlo…… spalancò gli occhi, e vide i suoi amici sghignazzare, dopo avergli rovesciato addosso, secchielli d’acqua per risvegliarlo.

“Accidenti ragazzi!” esclamò, sollevandosi di scatto irritato, ma sollevato nel rivederli, e soprattutto, nel sapere che era ritornato al suo posto “bello  sognare, ma stando con i piedi a terra!”

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