07Set
2015

Jody e la macchina che nessuno voleva

Fiaba di: Dora

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La fiaba

Ci sono storie che diventano leggende, ma in esse c’è sempre un pizzico di realtà, e queste perdurano nel tempo, passando di generazione in generazione.

Adesso mettetevi  comodi, perché vi narrerò una vicenda che ha fatto il giro del mondo.

Tantissimi anni fa, in un paese lontano, c’era una grande industria che produceva automobili, ed erano una più bella dell’altra.

Un malcapitato giorno però, un macchinario s’inceppò e l’auto che ne uscì  era a dir poco inguardabile. Non solo mancavano alcuni pezzi, ma era tutta storta, verniciata male, con le quattro ruote diverse tra loro. Insomma un vero obbrobrio, tanto che il proprietario della fabbrica, quando la vide, si sentì mancare.

“Adesso che cosa ne faccio di te?” si domandò guardandola e grattandosi il capo “Sei così brutta, uscita male, che nessuno ti vorrà comprare, ma non posso certo lasciarti qui”.

E così, assieme alle altre, la spedì ad un concessionario.

La povera automobile che cosa ne poteva sapere della sua condizione e, felice come non mai, esultava nell’ampio parco macchine assieme alle altre, che però non la consideravano.

Ben presto notò una cosa. Ad una ad una le vetture venivano comprate, mentre lei restava sempre lì, dove nessuno si degnava di guardarla.

Le auto andavano via e ne arrivavano sempre di nuove: belle, luccicanti, profumate, fiere e altezzose. Il tempo passava e lei pian piano si era ricoperta di uno strato di polvere che nessuno le toglieva, ed era stata posizionata in un angolino lontano, proprio in fondo, dove non giungeva anima viva.

Trascorrevano lente le stagioni, cadevano le foglie, scendeva la prima neve e lei era sempre lì. Sopraggiunse anche una calda estate ma i raggi del sole non erano abbastanza lunghi per scaldare i suoi vetri oramai opachi. E un giorno, riusciendo a scorgere la propria immagine riflessa nell’ampia vetrina del negozio, si rese conto di quanto era diversa dalle altre: tutta sporca, brutta, e si sentì di colpo abbandonata, tanto sola e triste.

Si rassegnò così all’idea che nessuno l’avrebbe mai comprata e, infelice come non mai, attendeva soltanto il momento in cui l’avrebbero portata alla demolizione.

Il destino però avevo deciso qualcosa di diverso, e dopo tanti anni, quando oramai ogni speranza era perduta, un giovane dall’aspetto bizzarro entrò nella sua vita, cambiandola per sempre: il suo nome era Jody.

Appena compiuti gli anni per poter guidare, il ragazzo si presentò nella concessionaria. Peccato che aveva con sé pocchissimi soldi, proprio una miseria dato che era molto povero, e quando il proprietario vide quanto poteva spendere, si fece una grossa risata dicendo: “Sei tutto matto, con questi ci compri solo un triciclo!”

Jody abbassò il capo, e stringendo tutti i suoi risparmi nel palmo della mano, triste e deluso, si avvicinò all’uscita, ma prima di lasciare il negozio disse tra le lacrime: “Non volevo di certo una vettura nuova fiammante, mi bastava anche un ferro vecchio per poter tornare a casa la sera, poiché quando finisco di lavorare è notte fonda e non ci sono più mezzi”.

In quel momento accadde qualcosa, perché quella frase colpì il cuore dell’uomo, tanto che lo richiamò: “Aspetta, non andartene!” esclamò concitatò “Forse ho qualcosa per te”.

E fu così che la macchina che nessuno voleva trovò finalmente un padrone.

In quel momento si erano avverati i sogni di tutti e tre: il proprietario della concessionaria si era liberato di quel pezzo d’epoca (così l’aveva chiamata), Jody poteva contare su un’auto per tornare a casa la notte, e la nostra “cara amica” non era più sola e abbandonata in un angolo, ma adesso ci sarebbe stato qualcuno che si sarebbe occupato di lei.

Questa però non è la fine della storia.

Come sappiamo la vettura era praticamente uno scarto di magazzino, uscita malissimo, deformata, e quando Jody andava per strada tutti lo prendevano in giro, in modo particolare i ragazzi della sua età.

Lui cercava di non dar peso alle parole di quegli sciocchi che lo insultavano, lo deridevano, ma dentro soffriva.

Dovete sapere che ogni anno, in città, si svolgeva un’importante corsa automobilistica, e il primo premio, molto ambito, era un assegno con tanti zeri.

Alla gara potevano iscriversi tutti, anche piloti non professionisti, e Jody pensò, senza dire niente a nessuno, di registrarsi. Lo fece proprio all’ultimo minuto, in modo che nessuno lo sapesse, e lo fece perché quella cifra gli serviva per curare la madre gravemente malata.

“Ci devo provare” pensò guardando le auto nel circuito, decisamente più adatte della sua, “Ho bisogno di quei soldi”.

Con grande stupore gli amici lo notarono alla griglia di partenza e cominciarono a ridere vedendolo.

“Tornatene a casa con quel barattolo!” urlava qualcuno.

“Sei ridicolo, vattene con quel catorcio!” gridava un altro.

Jody però non si mosse, facendo finta di non sentire, tanto era risoluto e deciso se non a vincere, almeno a mettercela tutta.

La gara iniziò e l’auto fu subito coperta dalla polvere delle altre macchine, restando indietro. Nonostante questo il giovane non si perse d’animo e cominciò l’inseguimento.

Incredibile ma vero quello che accadde subito dopo. Se da fuori la macchina era il risultato di uno sbaglio d’assemblaggio, quindi inguardabile, dentro aveva il motore più potente che ci fosse al mondo.

E così, chilometro dopo chilometro, Jody non solo superò gli avversari, ma  giunse primo al traguardo vincendo la gara.

Stupore, incredulità e ammirazione erano sul volto dei presenti, che corsero a festeggiare il ragazzo e la sua strana auto.

Da quel giorno nessuno lo prese più in giro ma anzi, quando passava per strada tutti lo chiamavano elogiando le sue gesta, il coraggio che aveva avuto nel combattere contro i pregiudizi e la forza che aveva usato nel sostenere i suoi propositi.

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