22Apr
2016

Francesco Coccinella

Fiaba di: GiovannaFidone

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

Finalista al XV premio letterario nazionale “Fiaba di Selvino”

Io sono una coccinella. Si, il piccolo Francesco ne era convinto. La sua immagine riflessa nello specchio della cameretta non lasciava alcuno dubbio. Lui sapeva bene cosa fosse una coccinella. Un animaletto piccolissimo rosso con puntini su tutto il corpo. Quindi lui era una coccinella. Ma non era solo questo a renderlo così felice. Le coccinelle portano fortuna, lo dicono tutti. Se le incontri realizzi almeno un desiderio. E Francesco un desiderio lo aveva, e pure di quelli grandi grandi. Non voleva lasciare il suo paese, le sue montagne, i suoi amici e andare in quella brutta città. Il papà era stato fin troppo chiaro: a fine dell’estate si doveva andare via. Non voglio, urlò Francesco. No, ormai Francesco Coccinella. Quindi strizzò forte gli occhi e desiderò con tutto se stesso di rimanere nella sua casa. Certo senza la mamma tutto era diverso, si sentiva spesso solo ma andare in città non l’avrebbe riportata indietro anzi avrebbe peggiorato le cose. Ora però tutto sarebbero cambiato. Indossò il suo cappello preferito e correndo, uscì di casa per andare al boschetto. Aveva bisogno di starsene da solo per capire cosa fosse meglio fare. Raggiunse il ruscello e specchiandosi nelle sue acque cristalline vide il suo volto ricoperto di bolle rosse. E’ confermato, sono una Coccinella. Si sentiva stanco e affaticato, come quando era malato. Forse era la trasformazione. Si distese sull’erba fresca e si addormentò.

“ Scusa, ho detto a te, scusa..?!” Francesco Coccinella si svegliò di soprassalto. Ma dove si trovava? Non  poteva essere il ruscello quella immensa distesa di acqua..E il bosco intorno da dove spuntava? Fu allora che si accorse di lui. Un mostro altissimo, nero, con occhi scurissimi. Urlò disperato. “Aiuto ti prego signor mostro non uccidermi” chiese piangente. “Mostro sarai tu, io sono una Formica ..non ne hai mai vista una stupida Coccinella?”. Fu allora che Francesco capì. La trasformazione era completata: ormai il bambino non c’era più. Era diventato una Coccinella. Piccolissimo come una Coccinella quindi tutto gli sembrava enorme e spaventoso. Cercò di riprendersi.“Perdonami so, so.. sono nuovo di qui” balbettò. “Si vede proprio caro, hai bisogno di un aiuto?” rispose la Formica che intanto stava trasportando una briciola di pane. “Sono qui per realizzare un desiderio. Non voglio andare in città come vuole mio papà. Devo realizzare questo desiderio al più presto”.

“Caspita si vede che sei una Coccinella. Fortunello sei proprio arrivato nel posto giusto. Dobbiamo parlarne con Manuela la Rana lei sa sempre come fare” concluse la Formica. Si incamminarono costeggiando il ruscello. Nella sua nuova vita da Coccinella, Francesco si trovava proprio bene. Aveva già trovato un amico e forse la soluzione al suo problema. Ecco lo stagno e nel mezzo su una foglia una Rana gigante stava facendo un pisolino. Appena avvertita la loro presenza Manuela la Rana aprì di colpo i suoi immensi occhi gialli. “Chi disturba il mio riposo?” Gracidò scocciata. “Ciao sono Matteo la Formica, il mio amico Coccinella ha un problema. Non vuole lasciare la sua casa e trasferirsi lontano”.

“Uffa è solo questo il problema?” sbuffò la Rana. “La soluzione è semplice ma ci vuole pazienza. I tuoi puntini ti salveranno. Non partirai subito te lo assicuro, ma sei sicuro che rimanere è quello che vuoi?”. “Certo che lo voglio” affermò la Coccinella. “Allora chiudi gli occhi, fai un respiro e …”. Coccinella si sentì scuotere con forza. “Stai bene caro?” Aprì gli occhi e vide una signora china su di lui. “Povero bimbo! Non stai bene, sei pieno di puntini..” gli disse la donna. “Certo, sono una Coccinella” spiegò Francesco alzandosi mentre la testa gli girava come un aeroplano. La signora bionda sorrise, un sorriso dolcissimo. “Mi dispiace deluderti ma questo è morbillo”.

“Mortillo? Cos’è?” chiese stupito il bambino. “No, ho detto morbillo, una malattia che porta a ricoprirsi di puntini ma con qualche medicina e un po’ di riposo passa. Credimi, sono una dottoressa dei bimbi, abito in città e sono qui in montagna qualche giorno in vacanza. Dove abiti? Ti accompagno”..Francesco si illuminò..”Ma allora non posso andare in città?” “Per qualche giorno è meglio che tu stia a casa e ti faccia curare dalla tua mamma” gli spiegò la Dottoressa. “La mamma non c’è più” rispose mogio il bimbo. “Mi dispiace caro, ti curerà il tuo papà e poi verrò io tutti i giorni a visitarti”..Quella signora bionda piaceva molto a Francesco. Era gentile e bella. Lo prese per mano e lo portò a casa. Perfetto, la Rana Manuela aveva avuto ragione: la partenza era rimandata. Pericolo scampato, per ora.

I giorni volarono, ed ogni sera la dottoressa Giovanna veniva a trovarlo. Anche papà Beppe ne era felice. Dopo che  lo mettevano a letto li sentiva ridere insieme in salotto. Papà non rideva da tantissimo tempo. Quella notte, prima di addormentarsi, chiese di tornare ad essere una Coccinella. Voleva parlare con Matteo la Formica e Manuela la Rana, aveva bisogno di chiarirsi le idee. Ma aveva ormai solo pochi puntini..ce l’avrebbe fatta a trasformarsi? Chiuse gli occhi e ..si ritrovò sulle rive del ruscello, accanto all’amica Formica. “Ci hai preso gusto, cosa ci fai qui?” gli chiese compiaciuta la Formica. “Devo chiedere a te e alla Rana un consiglio” sussurrò Francesco. “Cra, Cra, ci sono anche io, cosa succede?” gracidò sorridendo la Rana. “Ecco io..vorrei cambiare il mio desiderio..se sono ancora in tempo” spiegò tutto d’un fiato il bambino.“Papà Beppe è felice dopo tanto tempo e la dottoressa Giovanna mi piace molto. Lei vive in città. Ecco, io..vorrei andare in città con lei e con il papà e tornare qui per le vacanze”.

La Rana lo fissò, poi piegò la testa e gli disse “E sia amico. Ti rifaccio la domanda che ti feci la prima volta: vuoi rimanere o partire?”. “Partire e stare con la mia nuova amica Giovanna e il mio papà” dichiarò seria la Coccinella. “A volte, quando ti perdi, trovi qualcosa che non sapevi nemmeno di cercare”. Aggiunse la saggia Rana abbracciandolo. “Forse hai trovato un tesoro più grande di quello che credi. Ma non voglio anticiparti nulla, il bello deve ancora venire”. “Non hai bisogno di essere una Coccinella ormai, sii felice Francesco” concluse la Formica.

Si svegliò sentendosi accarezzare dolcemente la fronte. Era il papà che gli diceva che i bagagli erano pronti: era ora di partire, ormai i puntini non c’erano più. “Giovanna ci aspetta, andiamo in città insieme. Torneremo qui al paese presto, per le ferie invernali. Non sei più malato figliolo sei contento?”.  Se era contento? Era felicissimo, pronto per la sua nuova vita. Certo che i grandi sono strani, chiamano malattia una vera e propria magia. Senza quei puntini rossi non sarebbe successo tutto questo, le cose non sono mai come sembrano. Sapeva che gli sarebbero mancati  i suoi amici, la Rana Manuela e la Formica Matteo. Solo loro conoscevano la verità e Francesco sapeva, con un pizzico di nostalgia, che non li avrebbe mai più visti. Non aveva più bisogno di loro. Come sempre la Rana Manuela aveva ragione.

Adesso stava per realizzare il desiderio più importante. Un desiderio chiamato Famiglia.

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti



Consigli di lettura