20Nov
2014
vecchina

La vecchina

Fiaba di: Biancatata

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La fiaba

C’era una volta una vecchina che abitava in una vecchia casa di un vecchissimo quartiere al di là del fiume. E anche lei era così vecchia ma così vecchia ma così vecchia che, se si fosse ricordata di festeggiare il compleanno, per ospitare tutte le candeline ci sarebbe voluta una torta grande come la ruota di un mulino.

Era così vecchia ma così vecchia che le rughe sul suo viso erano più numerose delle foglie di una quercia e il suo corpo, da quanto era storto sembrava sempre spinto da una folata di vento

Tutte le mattine la vecchina si alsava dal letto con grande fatica e grande fracasso di ossa che scricchiolavano e si lamentavano e poi andava nella cucina della sua vecchia casa per prepararsi una tazza di tè che beveva inzuppandoci dei vecchi biscotti.

A mezzogiorno in punto apparecchiava la sua vecchia tavola con un vecchio tovagliolo, un cucchiaio, un coltello, una forchetta, una scodella e un bicchiere. Sopra un vecchio fornello cucinava una minestrina lunga lunga che poi condiva con poco olio e una presa di formaggio. Dopo la minestrina mangiava, di solito, una piccola mela . La mela, però, doveva essere molto ma molto matura perchè in bocca la vecchina aveva solo quattro denti che non se la sentivano più di lavorare troppo.

Dopo mangiato sparecchiava la sua vecchia tavola e lavava le stoviglie impiegando tanto tempo e tanta fatica, poi si sedeva sulla sua vecchia poltrona e subito, per la grande stanchezza, si addormentava.

Quando si risvegliava, alzava dalla poltrona le sue vecchie ossa che scricchiolavano e si lamentavano con grande fracasso e usciva in giardino per fare quattro passi. I passi erano proprio quattro perchè al quinto era già così stanca che doveva di nuovo sedersi.

Nessuno mai veniva a trovarla perchè era così vecchia che tutti i parenti e tutti gli amici non c’erano più e lei si sentiva così sola e triste che, per farsi un po’ di compagnia, parlava tra sè e sè e si raccontava le belle cose del tempo passato, di quando era giovane e graziosa e aveva tanta energia e tanta voglia di vivere.

Ora non aveva più tanta voglia di vivere e tutti i giorni pregava il suo Dio e si raccomandava che mandasse un angelo a prenderla per portarla via.

Ma il tempo passava e la vecchina continuava ad alzarsi, a mangiare, ad andare a letto, a parlare da sola e…a vivere.

Un giorno però accadde un fatto nuovo: davanti al cancello del suo giardino si fermò una bambina.

Era una bimba piccola ma così piccola ma così piccola che quando festeggiava il suo compleanno, per ospitare le candeline bastava una torta non più grande di un bottone.

La sua pelle era liscia e rosea come quella di una pesca e i suoi capelli avevano il colore del grano maturo.

Come tutte le bambine era molto curiosa e quando vide nel giardino la vecchina le sembrò così diversa da tutte le persone che aveva conosciuto fino a quel momento che volle subito incontrarla.

La bambina era così piccola che in un baleno riuscì a passare attraverso le sbarre del cancello e ad avvicinarsi alla vecchina.

“Come ti chiami?” chiese la bambina.

“Mi chiamo Vecchina”  rispose l’anziana donna con un filo di voce ” e tu come ti chiami?”

“Mi chiamo Bambina”  rispose la piccola ” E perchè te ne stai seduta tutta sola?”

“Perchè non ho più nessuno che possa farmi compagnia” 

“Allora ti farò io compagnia”  affermò decisa  Bambina con l’innocente sicurezza dei bambini molto piccoli.

Iniziarono così a chiacchierare e Bambina raccontò della sua giornata, di tutti gli amici che aveva e di tutte le cose belle che ogni giorno scopriva. E raccontò anche di un gatto -Mao – tutto nero, grasso e pazzerello che abitava in un giardino magico pieno di colori, di odori e di acqua.

Vecchina ascoltava rapita e anche se le parole di Bambina non arrivavano proprio perfette alle sue orecchie – era in effetti anche piuttosto sorda – la musica della sua voce la incantava e sembrava costruire piano piano nella sua testa un ricamo colorato, pieno di cose, di persone…con un gatto nero che saltellava quà e là in un giardino fiorito e lucente di sole.  E anche i suoi occhi, di solito così spenti, sembravano accendersi di una nuova luce.

Bambina chiacchierò e chiacchierò, raccontò e raccontò…poi di colpo si zittì.

“E tu cosa fai tutto il giorno?”  chiese poi alla sua nuova amica.

“Mi alzo, mi lavo, faccio colazione, mi preparo damangiare poi, dopo mangiato, mi siedo qui e aspetto che arrivi la sera.”

“Ma tu ne conosci di storie?” chiese ancora la bambina.

“Una volta sì, ne conoscevo tante…ma ora non so…la mia testa non è più quella di una volta, le parole sembrano scappare via e anche i ricordi. “

“Ma io voglio ascoltare proprio una storia” insistette Bambina con l’incrollabile sicurezza che solo i bambini piccoli possono avere. ” Allora, mi racconti una storia?”

“Posso provarci…ma non so… e va bene senti questa:  C’era una volta una vecchina che abitava in una casetta piccina piccina…”

E così Vecchina iniziò a raccontare una storia che tanti tanti anni prima aveva narrato ad altri bambini per tante e tante volte e che adesso credeva di aver dimenticato.

La storia invece era sempre lì , nella sua testa e nella sua voce, buona per essere raccontata ad una bambina che volesse ascoltarla.

E Bambina ascoltò in silenzio tutta la favola e poi un’altra e un’altra ancora finchè arrivò la sera e le due amiche dovettero separarsi per rientrare nelle loro case.

Bambina uscì correndo felice, attraverso le sbarre del cancello, con la testa piena di castelli, carrozze, principesse, gnomi, asini, oche e gatti fatati.

Vecchina si alzò lentamente dalla sua vecchia sedia e le sembrò , quella sera, che le sue vecchie ossa scricchiolassero e si lamentassero con meno fracasso.

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