04Nov
2014
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La Principessa e il Ranocchio Impaziente

Fiaba di: Sapodilla

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La fiaba

Tutti sappiamo come cominciano queste storie, un giovane principe se ne va a cavallo nei boschi, incontra una strega che gli chiede di sposarla, il principe rifiuta la proposta, la strega non prende la cosa per il verso giusto e trasforma il principe in un ranocchio.

Non vi venga in mente a questo punto che il principe si disperi e se ne stia in mezzo al bosco senza sapere cosa fare e dove andare. Il principe conosce bene la strategia da seguire se ti trasformano in ranocchio. Per prima cosa egli salta in groppa al cavallo e gli ordina di muovere verso lo stagno, infatti i principi trasformati in ranocchi mantengono il privilegio di parlare, oltre che gracidare. Arrivato allo stagno è importante fare le giuste amicizie.

– Come vanno le cose qui? – gracida il principe con l’aria del candidato venuto a fare promesse per vincere le elezioni.

Il gruppo di rane a cui si è presentato osserva però il principe in modo distratto con l’aria di dire

– Che non ti salti in testa di occupare le foglie marce dove si trovano i migliori moscerini di passaggio.

Le rane sono ghiotte di moscerini, esse adorano allungare la lingua e afferrarne un paio al volo, fosse per loro non farebbero altro.

Il principe comprese che doveva adattarsi in attesa che passasse una principessa e lo baciasse in modo da trasformarlo di nuovo in principe. Con molta discrezione il principe fa qualche domanda in giro e con molta soddisfazione apprende che non vi sono altri principi ranocchi nello stagno. Non gli resta che aspettare il passaggio di una principessa che si fermi allo stagno per rinfrescarsi, farle quattro moine, dirle due paroline dolci, farle qualche saltello attorno.

E la principessa giusta presto arriva, ma non vuole baciarlo, almeno per il momento. Dice al principe che prima vuole conoscerlo meglio e se lo porta nel suo giardino.

Passarono i giorni, passarono le settimane, passarono i mesi, la principessa non si decideva a baciare il ranocchio che perse la pazienza e prese a tormentare la principessa ogni volta che poteva.

– Allora, principessa, ti decidi a baciarmi, si o no?

Ma la principessa sbuffa come una caffettiera e alza le spalle

– Stamattina ho le labbra screpolate, non è prudente toccare la tua pelle viscida.

– Sono mesi ormai che rinvii con ogni pretesto. Cosa faccio io qua, devo rimanere ranocchio?

– Di che ti lamenti? Ti ho messo nel giardino vicino alla vasca dei pesci rossi. Hai sole, foglie di ogni tipo, una canna su cui dondolarti. Fai una vita da signor ranocchio, dai retta a me. Cambiare è sempre rischioso. Da ranocchio a principe poi, figuriamoci.

– Sei impazzita? Io me ne stavo con i miei laggiù nello stagno. Mi hai fatto mille promesse per convincermi a venire qui. Non te lo ricordi come mi dicevi? ‘E io ti bacerò bel ranocchio, ti farò diventare un principe, avrai il tuo cappello con le piume, la spada al fianco. Vivremo felici e contenti’. Felici un corno, oltretutto l’acqua dello tua fontana non è neanche putrida, non te lo volevo dire, ma mi ci costringi.

– Che storie inventi, ranocchio. Se stato tu a chiamarmi, nascosto sotto una foglia nelle stagno, con quella tua vocina da legnetto che si spezza. Crik, crik, crak, crak, oh principessa baciami ti prego.

– Ti chiamavo per essere baciato, non per essere trascinato qui come un balocco. Io sono un ranocchio principe, non un gatto di casa.

– Smettila di lamentarti e di chiedere sempre. Sei un ingrato. E io che stavo pensando di iscriverti alla gara di salto. Pensa, se vinci sarai premiato dal Re in persona. Il re ti metterà a capotavola con una coroncina in testa, magari ti assegna anche un piccolo vitalizio. Tornerai da me vincitore, mio piccolo eroe.

– Quando mi bacerai, dunque?

– Non so, forse domani, devo riflettere. La tua continua insistenza mi infastidisce.

La Principessa, ha ormai preso la sua decisione, non lo bacerà mai. Ella ha bene in mente le lettere delle principesse sue amiche, sono piene di lamentele sui principi che hanno sposato. Sarebbe davvero una imprudenza senza giustificazioni baciare questo ranocchio e tramutarlo in principe. Il ranocchio intuisce il suo destino e si sente gelare. Sono queste dunque le principesse.

Donne egoiste, bugiarde, astute. Il povero ranocchio si sente perduto, prigioniero per sempre. Mai avrebbe dovuto lasciare lo stagno, il crepitio della canna verde che cresce veloce e solo a pochi è dato di udire nel fondo della notte, le larghe foglie umide e fangose, tutti i mille canti delle creature che si contrappongono al tramonto.

Egli ha lasciato tutto questo per uno stupido giardino ritagliato con le forbici. Tradito dall’ambizione.

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