19Set
2014
conchiglia-oceano

La conchiglia dell’oceano

Fiaba di: Lau Ferrari

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La fiaba

Molti anni fa in una piccola isola sperduta dell’arcipelago delle Hawaii viveva con la sua famiglia Joseph, un bambino di otto anni.

Il piccolo Joseph assieme al padre, quasi ogni pomeriggio andava a pescare nelle calme acque dell’oceano con la zattera costruita con robusti tronchi d’albero e pelli usate come vele per muoversi veloci, attraversando i forti venti nelle giornate più burrascose e piovose.

La pesca era l’attività principale del villaggio.

Tutti gli uomini di Kawai, il paesello dove il piccolo Joseph abitava, andavano al largo ogni mattina al sorgere del sole gettando le loro reti in mare, speranzosi di una pesca proficua.

La cena era il momento della giornata preferito di Joseph e degli altri bambini del paese, perché a volte le famiglie si radunavano cucinando il pesce pescato su delle grosse pietre bianche.

E quella sera fu una di quelle.

Sembrava di essere immersi in un’atmosfera magica.

Nella piccola isola tutti si conoscevano e la sera era un momento di ritrovo per parlare di cosa era successo durante la giornata, era il momento delle risate con gli amici e a volte era l’occasioni per raccontare storie, attorniati dallo scoppiettio del fuoco e avvolti dal profumo di oceano. I più piccoli restavano a bocca aperta, estasiati.

La mattina seguente, Joseph e suo padre Vans insistettero per portare anche la madre a trascorrere la giornata di pesca insieme a loro.

Emma, la mamma, accettò l’invito e, dopo aver preso il cestino con il cibo per il pranzo, chiuse la porta di casa e partirono.

Il cielo all’orizzonte era di un azzurro acceso, intenso.

Nessuno si sarebbe mai aspettato quello che stava per accadere.

Quel pomeriggio, all’improvviso, il cielo si oscurò e un forte vento cominciò a soffiare forte facendo sbandare la grande zattera.

Il bambino aveva molta paura di essere sbattuto in quell’acqua gelida, cominciò a piangere e i genitori facevano il possibile per fare rimanere a galla la loro imbarcazione.

Ad un tratto gli occhi del piccolo Joseph ancora umidi di pianto, guardarono estasiati la collana della mamma.

Portava sempre attorno al collo una catenella di corda con appesa una conchiglia a forma di mezzaluna di un colore bianco acceso, ma quel pomeriggio il piccolo la osservò come fosse la prima volta.

La conchiglia sprigionò una luce così intensa che perfino sua madre si coprì gli occhi, la prese tra le mani e rivolta verso il cielo nero parlava ad alta voce.

Il bambino non riusciva a capire le parole della madre spezzate dal rumore del forte acquazzone.

All’improvviso però il cielo si squarciò, l’acqua cessò, le nuvole corsero via veloci lasciando spazio ai timidi raggi del sole che si facevano piano piano sempre più vivi, facendo uscire un incantevole arcobaleno.

La famiglia si strinse in un forte abbraccio, dimenticando ben presto la paura appena vissuta.

Giunti nella loro casa Joseph non stava nella pelle per capire cosa era successo, così la madre Emma e il padre Vans gli spiegarono che quella conchiglia era speciale: un regalo donato a Emma dalla madre tanti anni fa, una promessa di aiuto nei momenti di difficoltà. Bastava rivolgersi alla conchiglia chiamando la madre ad alta voce e lei sarebbe accorsa.

Il bambino rimase a bocca aperta al racconto della mamma e si commosse soffiandosi il piccolo nasino.

La madre lo rincuorò dicendogli che divenuto un po’ più grande gli avrebbe donato a sua volta quell’oggetto prezioso.

Felice, Joseph andò tutto il pomeriggio a raccontare ciò che era accaduto in quella speciale giornata a tutti i suoi amici, dicendo loro di non avere mai paura di quello che potrà accadere, perché una conchiglia speciale la possediamo tutti, legata al nostro cuore.

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