brividi-manette-croissant-cioccolato

Brividi, manette…e croissant al cioccolato

Fiaba pubblicata da: piera.arcostanzo

– Mamminaaa ! Dove sei? Vieni a prendermi, per favore! – Federica si era svegliata e cercava come sempre le coccole della mamma.  Erano quasi le dieci : il sole splendeva ormai alto nel cielo.

– Arrivo subito, tesoro mio! – e così dicendo Mary pose la piccola Martina nel seggiolone per andare ad accogliere con un grande, caloroso abbraccio il risveglio della sua primogenita.

 Fefè – questo era il nome con cui era familiarmente chiamata Federica – si strofinava gli occhietti ancora assonnati. I suoi capelli arruffati e scomposti testimoniavano l’agitazione di una notte trascorsa rigirandosi nel lettino, incapace di prendere sonno per la troppa emozione. Le lenzuola erano ammucchiate ai piedi del letto, ridotte in un groviglio, afflosciate come un pallone sgonfio.

–  Tesoro, guarda che meraviglioso sole splende oggi nel cielo! – esclamò con gioia la mamma spalancando le finestre per inondare di luce e di calore la graziosa stanzetta – Suvvia, sbrigati a vestirti e vieni a fare colazione… Stamattina i nonni ti porteranno a Cuneo col treno! Ti aspetta una bellissima giornata! –

– Urrà! Evviva! Sarò veloce come un fulmine … non voglio perdere il treno!- esultò entusiasta la bimba sprizzando gioia da tutti i pori, mentre si sfilava il pigiama. Con due vigorose pedate, cacciò il pigiama in fondo al letto, scattò in piedi come un soldatino, scavalcò le sponde del lettino e, con un balzo fulmineo, “atterrò” sul tappeto. Raggiunse il bagno a piedi nudi, incurante dei richiami materni. Si lavò passandosi velocemente una mano sul viso come fanno i gatti : non c’era tempo per usare il sapone e tantomeno lo spazzolino per i denti!  Non poteva rischiare di arrivare in ritardo. Era la prima volta che saliva sul treno e tutto si prospettava meraviglioso ed emozionante. Di sicuro sarebbe stata una bella giornata e poi i nonni non le avrebbero negato quel favoloso croissant che si trova solo nella pasticceria di Arione. Pregustando la ghiotta delizia, Fefè, si passò la punta della lingua sulle labbra e immaginò di essere a Cuneo, seduta all’elegante tavolino del bar, davanti ad un fragrante cornetto ripieno di cioccolato.

– Bit bit, bit bit… bit bit bit…- I nonni erano già in cortile e, con ripetuti colpi di clacson, la sollecitavano ad arrivare. Bisognava quindi sbrigarsi.

– Mamma, stamattina niente treccine. Ho fretta – esclamò infilandosi i sandaletti fuxia, nuovi fiammanti. Nella furia di arrivare dimenticò anche lo zainetto nel quale aveva riposto la macchina fotografica, che le era stata imprestata da Ahmed con mille raccomandazioni, e il suo inseparabile orsetto Poldo.

– Forza, nonno, … andiamo a tutta birra! – urlò allacciandosi la cintura di sicurezza. Poi sferrò due decisi colpetti contro il sedile – come se la macchina fosse un cavallo da spronare – e, in men che non si dica, la Multipla di nonno Osvaldo si trovò parcheggiata nei pressi della stazione ferroviaria di Fossano.

Un potente fischio annunciò l’arrivo del treno che, come al solito, entrò nella stazione con un notevole ritardo, suscitando il malcontento dei viaggiatori, quasi tutti lavoratori pendolari, che sostavano sulla banchina del primo binario. 

La vecchia littorina avanzava lenta, stridendo stancamente, come un’anziana civetta rauca e inacidita. Sulla carrozzeria ignoti artisti avevano stemperato con i colori anche la loro rabbia, inneggiando alla rivolta contro una società che ritenevano essere ingiusta e oppressiva contro i deboli. Il fischio che aveva preannunciato l’arrivo del mezzo aveva colto di  sorpresa Fefè, che istintivamente si era aggrappata alle gambe del nonno cercando protezione.

– Prendimi in braccio, nonnino!  Ho paura… – chiese con voce implorante. Nonno Osvaldo, che fino allora la teneva per mano, la sollevò da terra stringendosela al petto . La piccola s’avvinghiò al suo collo e vi rimase stretta stretta anche quando le porte del treno si spalancarono. 

– Sempre la solita storia! Tutti i giorni si arriva al lavoro in ritardo… – mugugnò un tizio stempiato alzandosi pesantemente dalla panchina. L’uomo, sulla sessantina, con la barba bianca e incolta, scrollava la testa con rassegnazione. Era evidente che gli anni e l’esperienza gli avevano da tempo insegnato che è inutile combattere contro i mulini a vento.

– Chi ci rimborserà il guadagno perduto ? – strepitò una giovane donna, sfidando con lo sguardo iroso il capotreno che scendeva sulla banchina. – Questo mese la mia busta paga sarà decurtata e di questo posso dir grazie  all’inefficienza delle ferrovie – aggiunse adirata rivolgendosi al capotreno.

– E’ ora che facciamo una vigorosa protesta! – sentenziò un ragazzo chiudendo nervosamente il suo cellulare. Aveva infatti appena ricevuto una minaccia di licenziamento da parte del suo titolare, al quale aveva comunicato il suo ennesimo ritardo sul lavoro.

Il clima pareva non essere dei migliori, ma quando il treno riprese la corsa gli animi si acquietarono e tornò la calma. Fefè e i nonni salirono sulla prima vettura e occuparono i posti proprio davanti alla cabina di pilotaggio.

Il viaggio in treno fu davvero emozionante.  Federica prese velocemente confidenza con l’ambiente, facilitata dal bel garbo e dalla pazienza con cui gli operatori di bordo le rispondevano ogni volta che poneva loro una domanda. Giunta a metà del percorso, ottenne persino il permesso dal capotreno di entrare nella stanza dei bottoni. Seduta di fianco al macchinista, si sentiva un astronauta in procinto di partire per un viaggio interplanetario. Mai aveva provato un’emozione più grande.

– Uhauaaa! Che bello! Vieni anche tu nonno!- gridava pazza di gioia, tenendo la schiena dritta e lo sguardo fisso sulla strada ferrata.

Il treno correva veloce in mezzo alla campagna assolata, superando con un acuto fischio i numerosi passaggi a livello, che sfrecciavano davanti ai passeggeri come immagini fugaci e repentine e, in men che non si dica, il convoglio fece il suo ingresso nella stazione di Cuneo. Giunto il momento dl lasciare la cabina di comando, anziché ringraziare il macchinista per la straordinaria esperienza che le era stata concessa, Fefè incominciò a pestare i piedi sostenendo di non voler abbandonare il posto conquistato.

– Io non scendo. Voglio guidare il treno fino a Roma!- e così dicendo afferrò con entrambe le mani le leve dei comandi e, prima che il macchinista potesse impedirglielo, le tirò con tutta la sua forza. Le porte automatiche si chiusero e il treno si mise  istantaneamente in movimento, mentre ancora una parte dei viaggiatori sostava sulla banchina in attesa di salire.

– Fermatevi! Fateci salire! Ma siamo matti…?- Urlava la gente scalpitando. Il macchinista, vecchio del mestiere, sebbene colto di sorpresa, riuscì dopo alcuni istanti ad attivare il freno di emergenza. Si udirono le ruote ferrate stridere sui binari e, finalmente il treno si arrestò. Distava circa 200 metri dalla stazione. La gente correndo sui binari lo raggiunse e, inviperita, salì  a bordo con la seria intenzione di acciuffare per i capelli il povero macchinista.  Questi, mortificato, se ne stava in cabina, rimpiangendo amaramente di aver concesso alla piccola il privilegio di sedersi accanto a lui, al posto di guida .

– E’ l’ultima volta che ti porto in giro! – proruppe furioso nonno Osvaldo, guardandola dritto filato negli occhi – Questa volta l’hai combinata grossa!  Avresti potuto causare un gravissimo incidente…non si scherza con queste cose!

– Fra un po’ arriverà la polizia ferroviaria e ci porterà tutti in prigione! – aggiunse nonna Piera spaventata per le conseguenze dell’increscioso fatto.

Fefè, impaurita e mortificata come un cane bastonato, stava rannicchiata in un cantuccio. Teneva la testa abbassata e singhiozzava sconsolata; il naso le colava e la bambina, non avendo a disposizione il fazzoletto, con la lingua e con le mani, cercava di tenere a bada le lacrime che le rigavano copiosamente il viso. Chissà quale fine l’aspettava! Chissà cosa sarebbe successo ai suoi cari nonni! E poi… il croissant … chissà se avrebbe ancora potuto mangiare il croissant di Arione! Nella sua mente frullavano mille pensieri, ma quello del croissant ripieno di cioccolato li sovrastava tutti.

Dopo pochi minuti arrivò la polizia ferroviaria per gli accertamenti del caso. L’ufficiale graduato era un omaccione con due folti baffetti. Il suo viso serio, il suo sguardo duro e penetrante suscitarono immediatamente un profondo timore. Giunse nello scompartimento seguito da un giovane militare che, contrariamente al suo superiore di grado, aveva invece uno sguardo buono e conciliante, tipico di chi riesce con fatica ad enumerare i torti e i limiti di chi gli sta di fronte. In mezzo al vagone, intanto, si aggirava un terzo poliziotto.  Quest’ultimo teneva in mano delle scartoffie. Si trattava probabilmente dei moduli sui quali sarebbero state registrare le proteste e le denunce dei passeggeri che, ancora stizziti per quanto accaduto, continuavano a inveire contro tutto e contro tutti. Fu interrogato in primo luogo il macchinista che, richiamato sulle proprie responsabilità, affermò:

– Sono pronto ad assumermi le mie responsabilità ma… non capita spesso, su questo treno destinato al trasporto dei pendolari, di imbattersi in una bimba così piccola e tenera. Il suo sguardo limpido e implorante, la sua innocente simpatia mi hanno persuaso. Ho così ingenuamente ceduto alle sue richieste e, per realizzare il suo sogno, ho disatteso ai miei più elementari doveri. Sono state proprio le sue minute manine a rimettere in moto il treno!

L’ufficiale di polizia volse lo sguardo verso la bimba. Vedendola con gli occhi gonfi e cerchiati, pallida come un cencio estratto dalla lisciva, sentì salire alla gola un moto di tenerezza. Deglutì, batté ripetutamente le ciglia, scosse il capo, si avvicinò alla piccola .

– E brava … l’hai combinata grossa lo sai? – proferì il graduato lisciandosi nervosamente i baffetti. Poi si strofinò il mento tra le mani come chi non sa come risolvere una questione complicata, scrutò attentamente i poveri nonni e scrollò con amarezza il capo. Riandò con lo sguardo alla bimba intimorita e angosciata, quindi si volse al suo sottoposto con l’aria perplessa di chi non sa più che pesci pigliare.

– E sì… siamo in un bel guaio, appuntato !

 Difronte a quel quadretto familiare dovette ancora una volta reprimere l’emozione e soffocare il desiderio di chiudere il fatto con una bella ramanzina a tutti i “colpevoli”.  Si schiarì la voce, deglutì… poi rivolgendosi al gruppo degli “indagati” domandò:

– E adesso che facciamo?-

–   Andiamo a mangiare il croissant al cioccolato da Arione! – rispose candidamente la bambina come se nulla fosse successo.

A questo punto l’ufficiale non riuscì a trattenere il sorriso. Si girò verso il suo sottoposto e bonariamente esclamò:

– Appuntato, vede come sanno risolvere in fretta i problemi i minori!

– Signor Maresciallo, la piccola è innocente. Ha seguito il suo istinto naturale … ha solo voluto dare un seguito all’avventura che altri le avevano prospettato.

– E allora, appuntato, è bene che conduciamo in caserma gli adulti che, con il loro atteggiamento irresponsabile, hanno favorito e incoraggiato l’attuazione del reato – e così dicendo invitò il terzo agente ad ammanettare i responsabili.

Toccò dapprima al macchinista che, angosciato e umiliato, non oppose resistenza. Sperava in cuor suo che, giunti in caserma, tutto si sarebbe poi risolto con un richiamo da parte della direzione ferroviaria e col pagamento di un’onerosa multa. Quando poi il poliziotto s’avvicinò ai nonni di Federica, la piccola cominciò a strillare come una matta. Si dibatteva e piangeva da far crepare il cuore anche alla persona più crudele e insensibile di questo mondo.

– Nooo, vi prego, nooo…, i miei nonni nooo!- e così dicendo s’avvinghiò alle gambe dell’agente implorandolo con tutta la sua forza.

– Lascia stare i miei nonni… ti prego! Non portarmeli via! Ti prego. ti prego! – e straziata dal dolore e dalla paura si gettò ai piedi del maresciallo cercando di convincerlo a desistere dai suoi intenti. Si girò quindi verso i nonni, tese le braccia verso nonno Osvaldo, gli volò in braccio e singhiozzando gli sussurrò: – Nonnino, nonnino, rimani con me… non lasciarmi …ti voglio tanto bene! – Con la manina destra mandò un bacio a nonna Piera che, sebbene pensierosa e avvilita, ricambiò con lo stesso affettuoso gesto. Il poliziotto non ebbe più il coraggio di procedere all’arresto; passò allora le manette al collega che, a sua volta, le consegnò al maresciallo capo. Questi cominciò a rigirarle tra le mani e, non avendo la forza di usarle, le rimise in tasca. I viaggiatori, intanto, dopo aver presentato regolare denuncia, si erano avvicinati alla cabina di comando richiamati dal pianto disperato della bimba.  La rabbia ormai si era in gran parte stemperata, rimpiazzata dalla curiosità per l’evolversi dei fatti. Messi difronte all’angoscia della piccola e alla costernazione degli adulti implicati, subentrò in essi il rammarico per aver proceduto alla denuncia. Uno di loro – un papà di circa trentacinque anni – impietositosi s’avvicinò a Federica e le sussurrò tenere parole di consolazione, con l’intenzione di rasserenarla. La bimba però continuava a singhiozzare sconfortata. Ora stava rannicchiata in grembo alla nonna che, nel frattempo, si era seduta accanto al finestrino per ossigenarsi un po’.

– Nonna, voglio Poldo… voglio il mio orsetto!

– Cara, nella fretta della partenza lo hai dimenticato a casa. Stai tranquilla… fra un po’, vedrai, sarà tutto finito e andremo a prenderlo – disse cercando di rassicurarla, sebbene dubitasse molto di riuscirci.

– Ma io lo voglio subito. Poldo mi fa sempre passare la paura!

– Stringiti forte a me, tesoro. Questa volta sarà la nonna a proteggerti !- e così dicendo abbracciò forte forte la nipotina nella speranza di ’acquietarla.

– Ma io voglio Poldo ! – continuò imperterrita la bambina.

A questo punto il maresciallo estrasse  dalle tasche un grazioso portachiavi al quale era stato agganciato un piccolo orsetto di panno.

– Tieni monella… te lo regalo. Ora non piangere più. – e con impensabile tenerezza mise nelle mani di Fefè il prezioso orsacchiotto che il suo bambino gli aveva donato quel mattino, prima di partire per il lavoro.

– Grazie ! – esclamò la bimba stringendo tra le mani l’inatteso regalo.

Fefè era  convinta  che il dono fosse il pegno di un perdono per tutti. I suoi lineamenti allora si distesero e il suo volto cominciò a rasserenarsi.  Con un gesto istintivo  afferrò la mano dell’ufficiale di polizia invitandolo tacitamente  ad abbassarsi. Questi, colto di sorpresa, s’inchinò e la bimba gli stampò sulla guancia un sonoro, grandissimo bacio che lo lasciò sconcertato.

– Vuoi venire con noi a mangiare il croissant ?– domandò candidamente al maresciallo che, sentendosi davvero spiazzato a causa dell’imprevista domanda, guardò in faccia i suoi sottoposti ed esclamò:

–   Ragazzi, che possiamo fare?

Fu il gesto dei passeggeri a sciogliere ogni riserva. Uno dopo l’altro,  infatti, stracciarono la denuncia fatta e invitarono i poliziotti a fare altrettanto.

– E’ solo una bimba! – gridò con enfasi una mamma – E poi, lo sanno tutti… i nonni quando invecchiano diventano come bambini… pertanto anch’essi devono essere capiti e perdonati. L’amore, si sa, tutto comprende e tutto perdona!

A questo punto rimaneva in sospeso il povero macchinista, che non aveva altre attenuanti da addurre alla sua causa se non la sua simpatia per la piccola. Fu proprio lei che, rivolgendosi al graduato con queste parole, perorò inconsapevolmente  la causa della  liberazione del ferroviere in questione.

– Maresciallo, per favore, puoi togliere i “braccialetti” al macchinista in modo che possa venire con noi a mangiare il croissant?

– La prego, maresciallo, accontenti la bambina ! – implorò il poliziotto dallo sguardo buono, che fino a quel momento era rimasto in silenzio.

 Il maresciallo perplesso e sconcertato si guardò intorno per carpire gli umori  dei presenti. Temeva, infatti, il sollevarsi di un’immediata protesta da parte dei viaggiatori, qualora avesse optato per la liberazione degli indagati.

– Maresciallo, la prego, lo faccia !- gridò con voce convinta un viaggiatore che si trovava  accanto a loro.

– Liberate  tutti ! – soggiunse dal fondo del vagone il tizio stempiato con la folta barba bianca, incolta.

– Liberateli! Liberateli ! – gridarono in coro tutti i passeggeri presenti sul vagone.

– Ebbene, farò come volete… – dichiarò con fermezza e determinazione  il maresciallo – Per questa volta non procederò agli arresti. Le persone accusate di questo reato hanno agito ingenuamente,  stimolati dall’innocente richiesta di questa piccola creatura – E così dicendo sfiorò con la mano la testolina di Federica – Ma badate bene:  mai più abbiano a verificarsi inadempienze di questo tipo! Poi rivolto agli  astanti aggiunse. – E ora tutti in marcia verso la pasticceria di Arione!

A questo punto scrosciò un interminabile applauso. La gente cominciò ad abbracciarsi e a inneggiare al buon animo del maresciallo.

– Evviva il maresciallo! Lunga vita al maresciallo dal cuore buono! – gridavano in coro.

Una gioia contagiosa cominciò ad avere il sopravvento sugli affanni di una giornata partita male. Il lavoro avrebbe potuto aspettare. Quello  era il momento di condividere fino in fondo il sogno innocente di una tenera bambina.

E fu così che, senza troppe parole, il gruppo uscì compatto dalla stazione ferroviaria di Cuneo e si diresse esultante  verso Piazza Galimberti, dove si trovava il bar- pasticceria di Arione. In testa  stava Fefè  attorniata dai nonni, dal maresciallo e dal macchinista. La gente  ammirava incuriosita quello strano corteo che sfilava sotto i portici cantando  festoso l’inno nazionale. Qualcuno, più curioso,  lo seguì e, mischiatosi a esso,  si trovò nel famoso bar,  dove i nonni di Federica, con grande gioia dei proprietari,  ordinarono croissants a volontà per tutti. Il fatto ebbe una grande eco nella cittadina pedemontana  e non solo. La sera stessa, infatti,  il notiziario regionale delle 23 esordì dicendo:

– Bimba di tre anni guida il treno. Al capolinea croissants  per tutti!

Fefè  non sentì la notizia. Ormai dormiva serena nel suo lettino: stringeva tra le braccia l’inseparabile Poldo  e … sognava  di mangiare un croissant ripieno di cioccolato.



Altre fiabe che potrebbero piacerti