04Feb
2014
piccolo-alpinista

Il piccolo alpinista

Fiaba di: Chignola annalisa

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La fiaba

Le campane suonavano a festa quella domenica mattina nel piccolo villaggio ai piedi della grande montagna.

Un bel sole primaverile illuminava la piazza riscaldando un po’ l’aria frizzante che scendeva dalle altre vette.

Gli abitanti di quel paesino erano per lo più boscaioli ed abili alpinisti.

Durante la settimana gli uomini lavoravano nei fitti boschi, tagliando i rami secchi e preparando la legna per gli inverni rigidi e nevosi.

La domenica invece, dopo la messa, partivano, con i ragazzi alla volta della grande parete rocciosa e scalarla era una sfida  alla quale nessuno voleva rinunciare.

Così, se il tempo lo permetteva, tutti si preparavano a partire.

Zaini, corde, moschettoni venivano caricati sulle spalle anche dei più piccoli e insieme partivano alla volta delle pendici del monte.

I bimbi, già alle elementari, dopo la scuola imparavano a scalare utilizzando una parte di roccia attrezzata proprio per quello scopo. Anche le bimbe erano coinvolte e questo era un’ulteriore  fonte di giochi, scherzi e sfide.

Per il piccolo Sammy però era tutta un’altra storia: egli non condivideva tutto questo. Era il figlio più piccolo di Paul, la più esperta guida alpina del villaggio.

I fratelli di Sammy, Hans e Victor erano l’orgoglio di Paul: insieme scalavano la montagna senza esitazione.

Lui invece preferiva rimanere a casa in compagnia della madre preparando assieme a lei biscotti per il dopocena.

Il piccolo Sammy era molto bravo a scuola, ma aveva pochi amici e ogni pomeriggio,  terminati i compiti, andava nel bosco.

Seguendo il sentiero numero uno, raggiungeva una piccola radura, dove l’erba era verde e morbida e alti abeti la celavano ad occhi indiscreti.

Lì Sammy trovava la sua pace e la sua tranquillità, chiacchierando con l’unico suo amico, un ragazzo di nome Fabien, che però non abitava nello stesso villaggio.

Di lui non sapeva nulla, ma poco gli importava, perché Fabien gli dedicava tanto tempo, lo ascoltava e non lo giudicava mai.

Un pomeriggio Sammy rientrò a casa più tardi del solito, aveva vagabondato per il bosco con Fabien e non si era accorto di essere così in ritardo.

Appena varcata la soglia di casa,il  bimbo trovò suo padre che lo aspettava.

Egli era molto arrabbiato, lo trascinò nel salotto e lo fece sedere di fronte a lui.

“Ora ascoltami bene!” tuonò il padre. “ Da domani in poi, dopo la scuola andrai con i tuoi compagni alla palestra di roccia così imparerai qualcosa di utile!”

“No, papà, ti prego, non voglio scalare, ho troppa paura…!”

“Non importa, la paura ti passerà. Domani andrai in parete!!!”

Sammy pianse a lungo quella notte, ma sapeva di dover obbedire e il giorno dopo, terminata la scuola, si avviò mesto ai piedi della montagna.

L’istruttore gli spiegò alcune cose poi fissò il suo moschettone alla corda e lo fece salire. Il cuore di Sammy batteva all’impazzata, sudava freddo e si sentiva solo, il suo amico Fabien non c’era.

Provò e riprovò ma la salita era dura e proprio non riusciva ad andare avanti .

Improvvisamente accanto a sé sentì una presenza rassicurante, Fabien lo aveva raggiunto.

“Dai, Sammy, puoi farcela!” lo esortò l’amico, girandosi verso di lui.

Egli non era legato e il suo sguardo era strano,  allungò un braccio per sostenendolo raggiunsero la prima piattaforma.

Lì i due ragazzi ripresero fiato, Sammy si girò e, guardando Fabien, rimase a bocca aperta: egli era diritto in piedi con le braccia aperte, lo sguardo vigile e attento e una strana vibrazione percorreva tutto il suo corpo.

A Sammy parve di vedere un grosso uccello pronto a spiccare il volo.

“Fabien che ti succede?” chiese perplesso Sammy.

L’amico con lentezza si girò verso di lui, poi con un guizzo gli si sedette accanto.

Fabien per Sammy era proprio un enigma.

Passarono i giorni e le settimane e Sammy continuava a non far progressi.

Una domenica mattina, dopo che le campane ebbero suonato a festa, Paul chiamò Hans e Victor e preparò con loro gli zaini. Quando furono pronti Sammy uscì dalla sua stanza e li guardò perplesso.

“E io, papà, non vengo con voi?”

Victor lo canzonò :“Tu? Ma se non sai nemmeno arrivare ai piedi della montagna!”

“Hai ragione, Victor “continuò il padre. “ Tu sei la vergogna della nostra famiglia!”

Sammy si rabbuiò e senza una parola uscì di casa e corse verso il bosco, arrivò nella radura e lì diede sfogo a tutta la sua frustrazione.

In breve Fabien lo raggiunse,.” mi hai fatto paura! Ma sai una cosa? Ho preso una decisione, non voglio essere la vergogna della mia famiglia e stanotte farò vedere a mio padre che anche io sono capace di scalare la montagna.”

Fabien lo guardò e Sammy continuò:” Scalerò la parete nord e quando arriverò in cima prenderò un uovo dal nido dell’aquila reale e lo porterò a papà, così sarà orgoglioso di me!”

Fabien non lo dissuase, ma lo guardò a lungo “Tu devi seguire i tuoi di sogni, amico mio!”

e, con queste parole, lo lasciò solo:

Dopo cena Sammy andò a dormire con i suoi fratelli e, quando tutti si furono addormentati, lasciò la stanza, prese l’attrezzatura e senza far rumore, chiuse la porta di casa dietro di sé.

La luna, quella notte, era al massimo del suo splendore e la luce argentea illuminava il viso del bimbo. Con lentezza incominciò la sua scalata, ma tremava di paura, il respiro del vento, un piccolo animale che scappava facevano sobbalzare il ragazzo, rischiando così di perdere il suo già precario equilibrio.

Riprese a scalare e questa volta raggiunse la prima piattaforma, prese fiato e  agganciò gli altri chiodi, ma improvvisamente uno degli agganci cedette sotto il suo peso, la corda non lo resse e con un urlo disperato Sammy cadde nel vuoto.

Fu questione di un attimo, uno spostamento d’aria, un fruscio d’ali e Sammy si sentì afferrare per le spalle.

Il ragazzo svenne e quando riprese i sensi e aprì gli occhi, rimase ammutolito vedendo accanto a sé il suo amico Fabien:

“Tu cosa ci fai qui? Dove sono?”

“Sammy, guarda, sei arrivato in cima alla montagna!”

“In cima?…Ma stavo cadendo, come è possibile?”

Così dicendo si alzò in piedi, era davvero in cima alla montagna, ma non riusciva a capire e mentre si guardava attorno scorse in un  anfratto  un po’ nascosto un grande nido.

Era il nido dell’aquila reale.

“Fabien, guarda, l’ho trovato!” gridò Sammy. “ Ora vado a prendere l’uovo; ce l’ho fatta , ci sono riuscito!”

Sammy corse verso l’anfratto ma Fabien gli sbarrò la strada.

“E adesso che c’è, fammi passare, dai!”

“No, non puoi prendere l’uovo, non è tuo e l’aquila non ti permetterà di avvicinarti.”

“L’aquila non c’è!” disse con forza Sammy

“Sei sicuro? Guarda dietro di te!”

Sammy si girò, ma non vedendo nulla tornò a rivolgersi a Fabien. Ma Fabien non c’era più, al suo posto una magnifica aquila nera troneggiava su di lui. Questa lo fissava tranquilla, non c’era aggressività nei suoi occhi e Sammy, dopo un primo attimo di paura, chiese al grande uccello:” Oh, aquila, permettimi di prendere un tuo uovo, se non porto nulla a casa, mio padre non crederà che sono arrivato fino quassù!”

L’aquila scosse le sue lucide piume e con grande stupore di Sammy, il quale di sicuro non si aspettava una risposta, incominciò a parlare:

“Sammy, ora conosci il mio segreto. Io sono Fabien, ti ho salvato dalla caduta e ti ho portato fin quassù, ma non posso darti ciò che mi chiedi. Le uova stanno per schiudersi ed i piccoli sono pronti a nascere. La loro mamma tra poco sarà qui e morirebbe di dolore se le mancasse anche uno solo dei suoi piccoli.

Sammy ripresosi dallo stupore, guardò la grande aquila, nei suoi occhi riconobbe gli occhi dell’amico. Il bimbo batté più volte gli occhi poi allungò una mano verso quel meraviglioso uccello, lo accarezzò e sussurrò il suo nome:  Fabien.

“Hai ragione,” disse il piccolo alpinista, conquisterò la fiducia di papà impegnandomi di più per imparare a scalare.”

“Va bene Sammy, ma non dimenticare di inseguire i tuoi sogni e vedrai che a poco a poco tuo padre capirà e anche se non diventerai uno scalatore, sarà ugualmente orgoglioso di te!”

Passarono così i giorni, le settimane, i mesi e gli anni.

Sammy crebbe, divenne un grande scrittore e la prima storia che scrisse fu l’avventura di quella notte.

Continuò a scrivere condividendo tutto con il suo amico Fabien , però imparò anche a scalare, anche se non divenne mai bravo come il suo papà.

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