20Dic
2013
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La vecchina triste

Fiaba di: Dora

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La fiaba

La piccola Maddy passava tutti i giorni davanti alla porta dell’anziana signora Wilkinson e regolarmente, andava a disturbarla suonando il campanello.

“Vattene via!” esclamava lei seccata da dietro la porta “Non voglio visite”.

E la bambina scappava via correndo.

Per questo suo modo di fare che l’aveva isolata da tutti, la signora era stata soprannominata nel quartiere “la vecchina triste”, anche perché nessuno del paese si ricordava di averla mai vista sorridere.

Il Natale era alle porte e Maddy  una mattina ben decisa a non andar via, suonò il campanello.

“Lasciami in pace una buona volta” urlò la donna “Possibile che non hai nulla da fare?”.

Questa volta difatti la bambina non si allontanò, ma rispose: “Tra qualche giorno è Natale signora Wilkinson mi chiedevo se voleva trascorrerlo con noi”.

Stranamente la porta si aprì cigolando.

Un’anziana signora gracile e bianca come un cencio guardò la piccola con aria stralunata e disse: “Mi dispiace rubarti l’illusione, ma non esiste il Natale. E’ per questo che io non lo festeggio”.

“Certo che esiste” ribatté Maddy sicura di sé “Ne ho le prove”.

La donna alzò le sopracciglia e rinsecchita continuò: “Sei ancora una bambina che crede nelle favole, ma io ho smesso di farlo tanto tempo fa. La vita vera è un’altra cosa ed è brutta. Non ci sono feste e doni, né qualcuno che esaudisce i tuoi desideri”.

Maddy era irremovibile sulla questione.

“Facciamo un patto” disse la bambina “Lei chieda per Natale qualcosa che nessuno potrebbe mai darle e vediamo, alla fine, chi di noi ha ragione” e allungò la mano verso la vecchina.

Fu così che dopo tanto tempo la signora Wilkinson aveva aperto la porta non solo ad una bambina, ma alla speranza.

Lei ancora però, ne era ignara.

Tornata di corsa a casa Maddy incuriosita domandò a sua madre: “Perché la signora Wilkinson non crede nel Natale, anzi lo odia proprio?”.

“Siediti piccola mia” esclamò sua madre sospirando “Che ti racconto la sua storia”.

“Devi sapere che tanti, tanti anni fa la signora Wilkinson aveva una sorella più piccola, che adorava e amava più della vita stessa. Erano poco più che bambine quando la vigilia di Natale, non attesero la mezzanotte, ma di nascosto dei genitori aprirono i pacchi sotto l’albero.

Vi trovarono degli splendidi pattini per il ghiaccio, erano proprio quello che le due bambine avevano chiesto come dono. Senza dire niente a nessuno uscirono da casa per provarli, tanta era l’emozione. Il paese a quei tempi era molto diverso e non c’era la pista di pattinaggio come c’è oggi, ma con il gelo si era formato sul lago uno strato di ghiaccio e le due sorelle si recarono laggiù.

La luna quella notte rischiarava ogni cosa e nel silenzio irreale riecheggiavano solo le risa delle bimbe che si stavano divertendo, quando all’improvviso la tragedia avvenne.

Di colpo il giaccio si ruppe e la piccola Elisabeth finì sottacqua. Inutili furono i tentativi della signora Wilkinson nel cercare di aiutare la sorella, che perì in quel drammatico incidente.

Da allora il senso di colpa l’ha divorata, distrutta, consumata, inseguita in tutti questi anni. Il suo cuore così si è chiuso al mondo, indurendosi e la sua anima è rimasta imprigionata nel dolore, che non è riuscita a superare”.

“Che cosa triste” disse Maddy abbassando lo sguardo “Adesso capisco perché ha smesso di sorridere, ma io l’aiuterò pregando per lei. Chiederò di esaudire un suo desiderio per Natale affinché possa tornare il suo cuore ad amare ancora”.

La madre l’accarezzo sul capo e pensò al suo animo buono e sorrise, considerando a quanta ingenuità, dolcezza e amore esiste in un bambino.

La vigilia di Natale era arrivata in perfetto orario, non si era fatta attendere e nel paese tutti i preparativi fervevano.

Maddy suonò ancora una volta dall’anziana signora.

“Ancora tu” esclamò la donna aprendo la porta “Che cosa vuoi?”.

“Sono venuta a ricordarle che domani è a casa nostra a festeggiare il Natale e che riceverà sicuramente ciò che ha chiesto”.

L’anziana donna scosse il capo: “Nessuno può darmi ciò che desidero, poiché i morti non tornano in vita e adesso sparisci!” urlò sbattendo l’uscio.

Maddy comprese questa volta le sue parole conoscendo la storia, ma nonostante tutto, il suo cuore sperava.

Quella sera cominciò a nevicare e fiocco dopo fiocco, un leggero manto coprì tutto il paese rendendolo magico.

Era quasi mezzanotte quando qualcuno suonò il campanello della signora Wilkinson.

“Questo è davvero troppo” pensò “Sarà quella piccola impertinente, adesso l’aggiusto io!”.

Scese dal letto e andò ad aprire, quando una folata di vento e di neve l’avvolse completamente. Per qualche istante non riuscì a vedere più nulla, poi d’improvviso sentì il suo nome e riconobbe una voce.

Il cuore cominciò a battere all’impazzata cercando con lo sguardo di vedere il viso di chi la stava chiamando.

“Elisabeth” sussurrò con un filo di voce “Non è possibile”.

“Vieni con me andiamo sulla pista a giocare” disse lei ridendo, stringendole la mano e trascinandola via.

La signora Wilkinson non riusciva a credere ai suoi occhi, eppure la sorella era lì e la poteva toccare. Era la stessa bambina che aveva lasciato tanti anni prima.

“Elisabeth com’è possibile?” disse con le lacrime agli occhi.

“Quando ami qualcuno questo resta sempre con te, nel cuore, nei ricordi, nei sogni”.

“Ma io non ti ho mai visto prima, come mai?”.

“Il dolore ti aveva impedito di vedere, ma io ero sempre lì, con te. Adesso giochiamo”.

La signora Wilkinson si mise i pattini e giocò come se fosse tornata bimba su quella pista di pattinaggio e rideva finalmente serena assieme alla sorella che tanto aveva amato e ancora amava.

Si era fatto giorno e le campane suonavano a festa.

Era Natale.

Assieme ai genitori Maddy si recò dalla signora Wilkinson pensando di andare tutti assieme in chiesa, ma una volta arrivati, trovarono stranamente la porta aperta.

La chiamarono ma nessuno rispose. Cercarono così in casa e fu allora che la videro.

L’anziana donna era nel suo letto che giaceva priva di vita, con uno sguardo tranquillo e sereno e sulle labbra, era apparso finalmente un sorriso. Accanto a lei furono trovati un paio di pattini da ghiaccio ancora pieni di neve.

Il desiderio della donna era stato esaudito e non solo, aveva trovato la pace dell’anima rasserenando dopo tanto tempo il suo cuore, ma aveva  soprattutto perdonato se stessa.

Il Natale in fondo è proprio questo: portare la luce dove vi è oscurità e ricordare come si fa ad amare a chi lo ha dimenticato.

Buon Natale a tutti!

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