25Giu
2013
colori-arte

I colori dell’arte

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

Appare in sogno al giovane erudito, dell’arte un imponente mito.

Tratti confusi, ricordi vaghi Doriano non riesce a mettere a fuoco questo personaggio a lui ben noto.

Al suo risveglio interpella Eletta: «Cara amica – dice il ragazzo – mi sono imbattuto durante la notte nella visione di un uomo barbuto; tanti gli schizzi, molti i colori, marmi stupendi solo abbozzati ed una cappella dai mille splendori fungeva da icona alla sua persona.

Ora sai dirmi tu chi può essere questo gigante della pittura?».

«Ma è impossibile – spiega Eletta – non conoscere Michelangelo,

quello che scorre nelle vene dell’artista da te incontrato non è sangue ma colore, tanto è grande per le opere il suo amore».

«Perdinci, grazie Eletta – sussurra assonnato Doriano – sei un vero oracolo per me, sarei perso senza di te».

La notte si avvicina e Doriano in cuor suo spera di poter ancora rivedere il Buonarroti per poter imparare ciò che di geniale aveva il suo operare.

«Chiudi gli occhi – inizia Eletta – comincia a contare in epoca rinascimentale devi tornare».

Il sonno coglie d’improvviso il ragazzo, all’istante si trova ai piedi di una lignea impalcatura che verticale si inerpica lungo un’imponente muratura.

Nella parte più alta, su di un’asse orizzontale in acrobatica posizione un uomo disegna e colora senza sosta di ora in ora.

«Ehi tu di laggiù – urla l’uomo – non vorresti salire e portarmi aiuto in questo mio operante soffrire, devo creare con queste mie mani per ultimare il Giudizio Universale».

Doriano non vorrebbe salire, soffre di vertigini in realtà, ma più forte è la curiosità che gli impone di arrivare sino alla sommità.

«Piacere sono Doriano – sussulta il giovane – scusa sono un po’ intimorito dai tuoi affreschi, come posso aiutarti nell’immane lavoro, sono solo un ragazzo e tu un genio da solo».

Michelangelo resta senza parole, poi ribatte: «Ah ragazzo dovresti sapere il vecchio detto ‘Da soli si va più in fretta, ma se tu lontano vuoi andare insieme necessita restare’ ed ora ti dico come mi potrai aiutare.

Difficile per me trovar la gradazione di colore, con il blu e l’azzurro devo far risaltare l’immensa mole di figure umane che attorno al Cristo farò gravitare».

Doriano si prepara ad affrontare un compito arduo ma non si azzarda a ritrarsi, imperiosa è la richiesta del maestro e lui come semplice allievo vuole dargli un sollievo.

«Non metto pennello nella tua tavolozza – esclama Doriano – di troppo spessore è il tuo splendore.

Mi limito umilmente a miscelare dell’azzurro e del blu con gocce di sfumature rare e se il colore ti piacerà il cielo del tuo Giudizio Universale tingerà».

Così il giovane fa alcune prove di gradazione e dopo tanto sudare presenta a Michelangelo il colore finale.

«Vediamo – dice l’artista – devo sperimentare, forza, in fretta ragazzo, io ho da fare.

Bella questa tonalità ma una goccia di bianco devo aggiungere per illuminare e dare profondità.

Ti ringrazio, hai fatto un buon lavoro, adesso devo proseguire senza di te e tu, tornando alla tua contemporaneità, dovrai rammentare quanto è stato difficile creare».

Doriano comprende in quell’attimo che un artista è finito solo quando è tenuto lontano dal suo lavoro, Michelangelo non ha velleità, vuole solo agli uomini mostrare quanto la fede può donare.

«Ed eccoci nuovamente insieme, mia cara Eletta, in marcia verso il cammino sulla strada per una conoscenza perfetta, mi raccomando non mi lasciare solo con te ad imparare posso continuare».

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