25Feb
2013
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Celestino Mingherlino e lo strano caso del fungolo

Fiaba di: Martina Vecchi

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La fiaba

Bramante il farmacista fu svegliato nel cuore della notte.

Fuori stava scrosciando un acquazzone primaverile che aveva rinfrescato l’aria e reso umido il terreno.

L’intero bosco grondava acqua, e da quasi una settimana la pioggia non accennava a smettere.

Dicevamo: Bramante il farmacista quella sera era tornato a casa piuttosto stanco. Erano stati giorni intensi in farmacia, perché quella perturbazione inaspettata aveva sparso raffreddori e influenze dappertutto.

Gran parte degli abitanti del paese si era precipitata a procurarsi gocce nasali, sciroppi per la tosse, pasticche per il mal di gola, antidolorifici, antipiretici.

E poiché la farmacia di Bramante è l’unica della zona, tutti si erano riversati proprio lì.

Bramante era solito fare il turno la mattina, si alzava molto presto, mentre il pomeriggio toccava a Sandro che, sciagura delle sciagure, si era ammalato.

Così il povero Bramante era costretto a sgobbare tutto il giorno fino a ora tarda. Alla chiusura del negozio c’era sempre qualche malato dell’ultimo minuto che lo pregava di alzare la serranda per vendergli una medicina.

Beh, quella sera Bramante era tornato a casa, poco lontana dalla farmacia, stanco e con la schiena dolorante, a forza di stare in piedi tutto il giorno.

“Non mi starà mica venendo l’influenza”, pensava, ”ci mancherebbe anche questo!”.

Si trascinò in cucina dove mise a bollire dell’acqua per una tisana, e si buttò esausto sulla grande poltrona del salotto.

Si sfilò le scarpe che abbandonò con noncuranza sul tappeto, e si infilò le pantofole.

“E’ dura, la vita dello scapolo!” gli sussurrò una vocina dal profondo dello stomaco.

Bramante bevve la sua tisana e si infilò nel letto.

Cadde immediatamente in un sonno profondo.

Poco dopo la mezzanotte, un violento scampanellìo lo fece trasalire. Convinto di aver sognato, Bramante si voltò su un fianco e riprese a dormire.

Una seconda scampanellata lo fece nuovamente sobbalzare.

“Ma chi diamine può essere a quest’ora?” pensò, tra sé e sé.

Si infilò ciabatte e vestaglia e si diresse verso la porta, già pronto a scacciare in malo modo i soliti ragazzetti balordi del paese, ma quando guardò dallo spioncino non vide nessuno.

“Bah, devo proprio avere le allucinazioni acustiche”.

E invece si sentì bussare energicamente.

Bramante allora aprì la porta e dovette aguzzare la vista per distinguere una creaturina piccola piccola, che tossicchiava e sembrava lì lì per svenire.

– Ohibò, cosa vedono le mie fosche pupille…..-

– Sono davvero spiacente di averla buttata giù a quest’ora della notte, ma ho fatto una strada lunghissima, e poi con questa pioggia…. Anche la mia tartaruga è stremata.. Mi farebbe entrare qualche minuto per riposarmi? O almeno per asciugarmi…-

Bramante era oltremodo costernato.

“Questo qui irrompe in casa mia nel cuore della notte e pretende anche di entrare senza nemmeno essersi presentato. Con una tartaruga, per giunta!”

– Guardi, non vorrei essere scortese, ma non le dispiacerebbe dirmi chi è, di cosa ha bisogno.. Sono sempre diffidente nei confronti degli estranei..-

– Oh, certo, mi deve scusare. Sono lo Gnomo Giuliano, vivo nel bosco al Villaggio degli Gnomi, non so se ha presente, quello oltre i cespugli di more. Abito al fungo 12. E questa è la mia tartaruga Gervasia.

Nella mia numerosa famiglia ci chiamiamo tutti con la “G”: Giuliano, Gervasia, Geltrude, Giorgetto, Gioppino, Geronimo.. Siamo molti fratelli-

– Ehm.. Scusi se insisto, ma a cosa devo la gradita visita notturna?-

– Ah già, dimenticavo. Guardi qua-

Lo gnomo Giuliano tirò fuori la lingua. Bramante dovette guardare con la lente di ingrandimento.

Vide una cosa molto strana. La lingua di Giuliano era viola. Di un bel viola intenso.

– E cambia tonalità durante la giornata. La mattina è indaco, il pomeriggio vinaccia, e la sera.. Beh, vede lei stesso, no?-

– Oh, sì, vedo, vedo, dev’essere sgradevole, mi dispiace, ma io… In che modo potrei esserle utile?.

– Ah, non lo so, è lei il farmacista, non ha qualcosa da darmi?-

– Veramente non saprei, non avevo mai visto nulla del genere, mi mette in difficoltà… Ma scusi, lei non sa cosa potrebbe essere?-

– In realtà speravo me lo dicesse lei…-

-Ma io non sono un medico!-

– Ah no?-

– Eh, no, sono un farmacista. Vede, non faccio le diagnosi. Prima dovrebbe farsi visitare, poi venire al mio negozio a farsi dare le medicine. La mando dal medico del paese, il professor Orecchioni. Ha il suo studio poco lontano dalla mia farmacia. Adesso però è tardi, troverebbe solo la guardia medica. Riprovi domattina. Se crede può fermarsi a dormire in portineria, con la sua tartaruga…-

L’indomani mattina finalmente aveva cessato di piovere. L’aria era ancora umida, ma nel cielo il sole stava piano piano facendo capolino.

Celestino Mingherlino si svegliò di buon umore. Finalmente sarebbe potuto uscire a fare due passi e sgranchirsi le gambe.

Andò in bagno a lavarsi la faccia. Fece la sua consueta colazione a base di latte, biscotti e marmellata.

Bevve un cappuccino morbido e schiumoso.

Aprì tutte le finestre della sua casetta per far entrare aria primaverile.

Tornò in bagno a lavarsi i denti ma, quando aprì la bocca, per poco non gli prese un colpo.

“Oh perdindirindina!”

Rimase con il dentifricio in una mano e lo spazzolino nell’altra, immobile per lo stupore.

Aveva la lingua di un bel color indaco.

-Questa, poi…-

Celestino Mingherlino, che è sempre ottimista e ha una fibra piuttosto resistente, non si lasciò prendere dal panico e cominciò a riflettere, camminando avanti e indietro per il salotto.

– Che mi abbia fatto male qualcosa? L’unica soluzione è andare dal medico!-

L’ambulatorio del professor Orecchioni si trovava giù in paese, a metà strada tra la farmacia di Bramante e il forno di Lauro e Giovanna.

Celestino Mingherlino fu ulteriormente stupito nel trovare la sala d’attesa gremita di gente.

-Eh, sì sì, e stamattina mi son trovato con la lingua viola e..-

-Ah, sì, anch’io, è stato terribile!…-

Dagli stralci di conversazione, Celestino riuscì a capire che anche gli altri accusavano il medesimo disturbo.

– Effettivamente è molto strano- ammise il dottor Orecchioni al momento della visita- in un paio di giorni si è scatenata questa epidemia di.. di… viola! E, fatto ancor più strano, la patologia sembra essere circoscritta alla zona del bosco. Intendo dire che gli abitanti del paese non hanno presentato alcun sintomo. Il primo a presentarsi qua è stato lo Gnomo Giuliano, della comunità degli Gnomi del Bosco, quelli del cespuglio di more.

Devo ammettere, signor Celestino, anche con un certo imbarazzo, che attualmente mi coglie alla sprovvista. Sto consultando tomi su tomi, ma non trovo da nessuna parte questo tipo di malattia. È che non riesco nemmeno a darle un nome. Tutto quello che posso dirle è che abbiamo avvertito la Protezione Civile, il sindaco, la disinfestazione, per analizzare ogni angolo del bosco, alla ricerca di una causa per tutto ciò. Le chiedo, signor Celestino, ha mangiato qualcosa di particolare, ieri sera?-

– Beh, no, non direi, la solita verdura, il solito stufato di funghi..-

– Funghi, dice?-

– Sì, perché? Li ho raccolti io stesso…-

–  Molto strano, molto strano davvero…. Anche gli altri pazienti hanno mangiato funghi. D’altronde, abitando nel bosco.. E mi dica, questi funghi avevano qualcosa di particolare?-

– Ma no, erano i soliti funghi!-

Sulla via del ritorno, però, a Celestino Mingherlino venne in mente un particolare, allora una volta a casa telefonò al professor Orecchioni.

– Sa, sul momento non mi è venuto in mente ma poi, ripensandoci..-

– Coraggio, mi dica!-

– Ecco, come lei ben sa io amo andare per funghi, non mi piacciono quelli confezionati.. Beh, insomma, l’altro giorno ho notato una cosa insolita. Lì per lì non ci ho fatto caso, ma alla luce dei fatti ho collegato tutto e…-

– E quindi?-

– Vede, ho notato, nel solito posto in cui colgo i funghi migliori, la presenza di una strana pianta che, sono sicuro, prima non c’era. Io ho un acuto spirito di osservazione. Ebbene, non so se possa aver qualcosa a che fare con questa faccenda, ma i frutti di questa pianta erano molto simili a dei grossi mirtilli, viola, ma non un viola qualunque: indaco, proprio come la mia lingua. E le dirò di più: ho telefonato al mio amico Gaspare. Beh, mi ha detto di aver notato una strana pianta color vinaccia, ed era pomeriggio..Ecco, dato che la mia lingua cambia tipo di viola a seconda del momento della giornata, ho pensato che forse..-

– Ma lei ha perfettamente ragione! Presto, non c’è un minuto da perdere! Manderò subito una squadra di biologi e chimici ed erbologi a prelevare un campione di quella pianta per analizzarla!

Non so ancora come, ma ho il sospetto che via siate intossicati..-

Venne setacciato tutto il bosco, ma la pianta fu trovata solo nella zona di maggior concentrazione di funghi, dove gli abitanti erano soliti coglierne in gran quantità per cucinarli.

Nelle settimane successive la pianta e i suoi frutti furono sottoposti a ogni tipo di analisi, e alla fine il sindaco indisse una riunione straordinaria per comunicare ai cittadini i risultati dal laboratorio.

Pareva si trattasse di una pianta piuttosto diffusa nei paesi tropicali, il myrtillus violaceus malignus venenatus, spuntata nel bosco probabilmente per le mutate condizioni del clima, più mite e umidiccio.

I frutti di tale pianta somigliano a dei grossi mirtilli viola, e cambiano colore a seconda del momento della giornata.

Tale pianta ha effetti abbastanza gravi su chiunque ne assaggi i frutti, che peraltro hanno un sapore piuttosto asprigno e sgradevole.

Per fortuna gli abitanti del bosco non li avevano toccati, ma si erano limitati a mangiare i funghi. Molto probabilmente, a causa della vicinanza, le radici del myrtillus avevano in un certo qual modo come “avvelenato” le radici dei poveri funghi in maniera latente, senza cioè conferire loro la tipica colorazione violacea. Motivo per cui gli abitanti del bosco, ignari di un simile processo, avevano colto e mangiato i funghi senza alcun problema.

Per poi prendere un grosso spavento il mattino successivo, ritrovandosi con la lingua viola.

Il genere di malattia contratta venne definito “veneficium myrtillensis”, più banalmente conosciuta come “fungolo”, patologia diffusa nell’America equatoriale.

Venne mobilitato un famoso erborista, il più conosciuto dell’intera regione, che trattava appunto rimedi naturali per questo genere di disturbi.

Nel giro di qualche giorno fu distribuita in paese una speciale fialetta contenente un liquido denso e lattiginoso, da assumere quotidianamente dopo ogni pasto.

– Certo che fa proprio schifo- commentò tra sé e sé Celestino Mingherlino, assaggiandolo per la prima volta- aspetta aspetta, quasi quasi lo metto nel succo di frutta, così non sentirò il sapore-

Funzionò.

La lingua degli abitanti del bosco tornò gradualmente del colore rosato abituale, con grande sollievo di tutti quanti.

La pianta velenosa fu estirpata e il terreno fu trattato con un apposito prodotto che ne annullava la crescita e la diffusione.

Fu ringraziata pubblicamente l’intera regione per essersi interessata all’episodio, e fu aperto un fondo di finanziamento per la ricerca sulle malattie tropicali.

– Certo, caro Celestino, se non ci fosse stato lei..- commentò Orecchioni, una sera, davanti a un ottimo stufato di funghi.

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