16Gen
2013
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Come arrivò la luce

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

Quando il mondo era appena nato, molto tempo fa, c’era solo buio nella terra dove viveva il popolo degli Inuit. E gli Inuit pensarono che fosse buio in tutto il mondo fino a quando non si fermò da loro un vecchio corvo viaggiatore.

Più il corvo raccontava degli splendidi giorni pieni di luce che aveva visto girando il mondo, più gli Inuit desideravano la luce.

– Se avessimo la luce, – diceva uno, – potremmo cacciare più lontano e più a lungo.

– Con la luce, – aggiungeva un altro – potremmo vedere l’orso polare arrivare e scappare prima di essere attaccati. Allora, gli Inuit cominciarono a supplicare il vecchio corvo di andare a prendere la luce del giorno, ma lui non voleva:

– È troppo lontano, e io sono troppo vecchio per volare così a lungo.

Ma la gente lo supplicò così tanto e così a lungo che alla fine acconsentì: aprì le ali e si lanciò nel cielo buio, verso est.

Volò molto a lungo e quando le ali iniziarono a fargli male per la stanchezza, pensò di tornare indietro, ma già stava per girarsi che notò un debole bagliore di luce in lontananza. Riprese coraggiosamente a volare e, man mano che si avvicinava, la luce diventava sempre più brillante e il cielo si illuminava.

Ormai stremato dalla stanchezza e dal freddo gelido, l’uccello si fermò a riposare su un albero, vicino a un gruppo di case.

Poco dopo vide una ragazza, figlia del capo del villaggio, andare al ruscello e, come la fanciulla immerse il secchio nell’acqua gelata, il corvo si tramutò in un granello di polvere e si posò sul suo mantello di pelliccia. Quando la giovane ritornò a casa, portò il corvo con sé senza saperlo.

Dentro alla casa l’atmosfera era calda e luminosa, la ragazza si tolse la pelliccia e il corvo-granello volò verso l’orecchio, pizzicandolo, di un bambino che stava giocando sul pavimento e che cominciò a piangere.

– Che cosa hai? Perché piangi? – chiese il capo seduto accanto al fuoco.

– Digli che vuoi giocare con una palla di luce – gli sussurrò il granello di polvere.

Come ogni nonno, perché il bambino era suo nipote, anche il capo voleva che il piccolo fosse felice e, quindi, disse alla figlia di andare a prendere la scatola delle palle di luce. Ne prese una piccola, la avvolse con uno spago e la diede al nipote.

Il granello grattò ancora l’orecchio del bambino, facendolo piangere di nuovo:

– Digli che vuoi giocare fuori – sussurrò il corvo.

Il bambino fece così e il capo lo portò sulla neve, davanti a casa, e tornò all’interno.

Il granello di polvere si tramutò di nuovo in corvo, tagliò lo spago con gli artigli e volò verso ovest.

Finalmente raggiunse la terra degli Inuit, fece cadere la palla che si ruppe in tanti piccoli pezzi e la luce entrò in ogni casa. E il buio lasciò il cielo.

Tutta la gente uscì di casa esclamando:

– Noi possiamo vedere per chilometri! Guarda le montagne in distanza e il cielo, come è blu! Non abbiamo mai potuto vedere così!

Essi ringraziarono Corvo, ma lui si scusò:

– Ho potuto portare solo una piccola palla di luce e avrò bisogno di molto tempo per riprendere le forze, perciò avrete luce solo per metà dell’anno.

Ma la gente rispose:

– Noi siamo felici anche così. Ora abbiamo la luce per metà dell’anno, prima era buio per tutto l’anno.

Ciò spiega perché, nella terra degli Inuit, all’Estremo Nord, è buio per sei mesi l’anno ed è giorno per gli altri mesi.

***

Si ringrazia l’Associazione Culturale Larici per la gentile condivisione.

***

La favola è raccontata tra gli Inuit, un gruppo di eschimesi che vive nelle regioni costiere artiche e subartiche dell’America settentrionale e della punta nord-orientale della Siberia, in una zona tra le più inclementi della Terra.


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