02Dic
2012
billy

Billy

Fiaba di: Befri

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

MI PRESENTO:

Mi chiamo Billy, ho 10 anni e vivo a Glasgow, in Scozia. Ho due hobby, faccio volontariato e gioco con i cagnolini del canile. Ho una famiglia pazza; ho due fratellini minori, 7 e 5 anni e tre sorelle, 3, 12 e 14 anni. Mio padre, Lucas, è un commercialista ed è la persona più seria al mondo, ve lo posso assicurare. Mia madre, Amanda, lavora in banca, un posto molto serio, no? Bhè, per lei non è così! Con i clienti è allegra fino al punto del licenziamento. L’altro giorno l’ha schivato per un pelo…

E da qui comincia la storia.

Un giorno d’autunno, il 19 ottobre, se non sbaglio, papà era in sciopero, più precisamente, nel nostro Paese, il 19 ottobre, sempre se non erro, è il “Giorno dei Commercialisti”, ovvero il G.C. ; Io e i miei fratelli e sorelle la scuola non l’avremmo saltata neanche per idea. Dato che papà sarebbe rimasto a casa da solo, la mamma aveva la mezza intenzione di saltare il lavoro, ma papà glielo impedì.

Ci accompagnò a scuola e poi andò al lavoro, almeno credo. Finita la scuola, mia sorella Jane, la ragazza di 14 anni, accompagnò a casa i bimbi e io ed Andrea, la sorella di 12 anni, come sempre andammo in banca, da mamma ad attendere l’ora di uscita; mancavano circa 2 ore e mezza. Erano le 14.00, più o meno ed usciva alle 16.30. Nel frattempo, io e Andrea, andammo nella sala d’attesa, dove, un giorno avevano messo apposta per noi un piccolo buffet di dolci e patatine. Lì passavamo il 90% del nostro tempo.

C’era un grande tavolo con molte sedie, forse 11. Io mi sedevo lì a fare i compiti e a studiare, dato che c’era una porta che si poteva chiudere per avere silenzio. Un giorno Andrea aveva appeso un cartello al di fuori della porta con su scritto: Per favore “NON DISTURBARE”. Per l’accesso, chiediamo gentilmente di bussare e di attendere una risposta.

Questo tra le ore “14.00 e le 16.30”. GRAZIE! Invece, Andrea i compiti non li faceva, ma messaggiava con le amiche e leggeva riviste. Verso le 15.20, io e mia sorella andammo a sederci dietro la scrivania dove era seduta mamma, c’era un grande spazio, con un tavolo, 4 sedie, un computer, delle calcolatrici varie, un telefono fisso e molti fogli. Mamma faceva molto bene il suo lavoro, però non lo prendeva seriamente, come ho già detto prima, è sempre allegra con i clienti fino al punto di esagerare e ricevere un rimprovero dal suo capo. Io mi sedetti al tavolo ed aspettai che mamma mise giù il telefono; quando finì la telefonata, arrivò un signore.

Era molto grasso e calvo sulla testa con dei capelli grigi che gli circondavano il cranio senza sfiorare il cerchio calvo. Arrivavano fino alle basette, dove si univano con una barba poco rasata e dei folti baffi grigi con sfumature bianche. Aveva delle sopracciglia a tratti, ne aveva un po’, poi sparivano per circa mezzo centimetro, poi riapparivano e così via. Indossava una camicia bianca, della quale, i bottini sembravano chiedere pietà, quasi scoppiavano. Sopra indossava una giacca verdolina e, sotto, dei pantaloni verde-marcio. Si vedevano le calze di spugna, bianche, all’interno di due mocassini senza stringhe di un marrone daino.

Si sedette di fronte a mia madre con un’espressione molto arrabbiata. Era rosso come un peperone poco cotto, aveva un’aria cattiva. Era il suo capo; il signor Pennini. Si grattò il mento e, intanto, si guardava le scarpe. Io ed Andrea facevamo finta di non ascoltare, ma non era così. Era il primo rimprovero che avremmo sentito fare a mamma dopo tutti gli anni che andavamo lì nel pomeriggio. Ad un tratto squillò il telefono; mia madre fece mezzo giro sulla sedia da scrivania, sapete quelle che girano, ecco, intanto che mia sorella alzò la cornetta per rispondere.

Ritornò di fronte al capo ed iniziò a fare delle domande che a me parevano assurde. Ad esempio: Che ho fatto? Ho sbagliato a compilare dei moduli? Qualche cliente si è lamentato del troppo caos sulla mia scrivania? A qualcuno non piace il telefono sulla mia scrivania? Ed altre ancora più assurde. Mia sorella rimase al telefono per parecchio tempo, dando del tu però… Chi poteva essere? Ecco la risposta alla mia domanda: Jane. Che cercava mamma al telefono per chiederle dove si trovava il ciuccio di Lola, la sorellina minore. Non so perchè, ma Andrea non passò il telefono a mamma, forse perchè aveva paura di quell’orribile grassone; “IL CAPO”. Fossi stato io, avrei appeso subito dicendole che mamma era molto impegnata in quel momento e che non avrebbe potuto rispondere al telefono; perchè… la stava rimproverando “IL CAPO”.

A quel punto Jane, sarebbe stata in silenzio per circa 20 secondi, la conosco bene! Quando mamma le dice del rimprovero al lavoro, lei tace per, appunto 20 secondi e rimane con la bocca leggermente aperta. Il capo non gli disse altro che oggi avrebbero accolto uno dei clienti più ricchi di quella banca e le raccomandò di non fare assurde scenate. Da quelle parole, mamma tirò un sospiro. Il signor Pennini se ne andò barcollando, sembrava quasi che le sue povere gambe facessero fatica a sostenere tutto quel peso che era causato da un orribile dieta di dolci e birra; almeno così pareva. Finito il discorso, mamma si girò verso di noi con una smorfia di tristezza e ci disse che oggi il suo lavoro sarebbe terminato; sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro. Andrea consolò la mamma che disse che non si riusciva più a controllare dopo quella volta che venne licenziata dal suo 3° lavoro per essere troppo seria.

Lavorava per il circo, era una trapezista, cose da non immaginarsi, vero? Il suo capo, la licenziò per essere stata nominata: “LA PIU’ SERIA del 2008”. Da quel giorno divenne allegra e l’ ESSERE SERIA, non rientrava più nei suoi programmi. Ad un certo punto entrò una signora, sui 30, 35 anni. Aveva degli occhiali da sole firmati, i quali impedivano di riconoscere il viso; era molto alta, circa 1.80m, ma anche molto magra. Indossava un abito a strisce bianche e rosse alle ginocchia, con delle collant color carne; sotto aveva delle scarpe con un tacco non molto alto, nere e tempestate di diamanti. Aveva la pelle molto pallida, i suoi capelli erano castano-nocciola e le labbra erano coperte da un rossetto bordeaux. In mano aveva una cartellina arancio opaco. Dietro di lei entrò un signore, anch’esso sui 30,35 anni. Aveva i capelli biondi alle spalle, con una riga sulla sinistra che gli faceva leggermente coprire l’occhio sinistro. Gli occhi erano marroni e quasi sembrava un modello. Indossava una camicia bianca con sbottonati i primi 3 bottoncini dall’alto. Sopra aveva una felpa grigia e nera con cappuccio bianco. Sotto, dei jeans di marca e delle scarpe molto famose e costose, nel nostro Paese.

La donna ci passò davanti e lasciò una scia di profumo; sembrava Chanel. L’uomo la seguì e anche lui lasciò un profumo sotto i nostri nasi che li fece andare in paradiso. Si diressero nell’ufficio del capo, dove entrarono e chiusero la porta sbattendola. Poi squillò di nuovo il telefono; Andrea stava per rispondere, quando la mamma gli bloccò il braccio e prese la cornetta per rispondere. La telefonata non durò molto e, quando lo rimise al suo posto, stette in silenzio. Si avvicinò il signore, quello che sembrava il cliente ricco che aspettavano.

Si sedette e guardò mia madre con aria simpatica, noi due abbassammo lo sguardo ed ascoltammo… Si presentò, stringendo la mano di nostra madre. E disse un nome strano, forse: Matt Luperd. Arrivò anche la donna, era l’assistente, a quanto pare. Sembrava un ricco sfrenato che presto si sarebbe messo assieme all’assistente dal tanto che era bella. Parlarono per 10 minuti circa, la mamma era ancora tranquilla fino a quando… Ad un tratto mise i piedi sulla sedia da scrivania e si abbracciò le gambe. Iniziò a girare e rigirare sulla sedia; che imbarazzo.

I due signori la guardavano come per dire: “Ed ecco qui perchè il capo ha l’intenzione di licenziarla. Poi aprì gambe e braccia e continuò a girare. Ad un tratto si fermò e mise il viso sulla mano che era pesata sul gomito che era appoggiato sulla scrivania. Una catena! Poi iniziò a cantare una canzoncina: Ed da quell’orribile canzoncina, mi apparve un’orribile visione, il signor Pennini che guardava mamma in modo strano…

Non era una visione, era la realtà! Il capo ci fece avvicinare a lui, passando dietro la scrivania; ci parlò dicendoci di accompagnare i due clienti fuori dalla banca a vedere un negozio di mobili lì vicino, perchè doveva parlare con mamma… così facemmo. I due signori, ci fecero molte domande sulla nostra vita personale, ci costrinsero a dirgli i nostri nomi, l’età, alcuni dati di mamma…

Ad un certo punto i due signori se ne andarono con un cenno di rabbia sul viso. Noi rientrammo e, senza farci notare, ascoltammo il rimprovero del signor Pennini a mamma. Ci andò molto pesante, senza volgarità, ma ci andò molto pesante, ve lo assicuro. Poi, il capo ci venne a cercare all’esterno, ma noi eravamo già dentro, quindi uscimmo silenziosamente, senza dirlo l’uno all’altra, ma fu l’istinto che ci disse di uscire. Ad un tratto intravedemmo il signor Pennini e noi ci avvicinammo; Ci prese per i polsi e strinse, che male!

Ci portò dentro, dietro la scrivania di mamma, dove, ella non era presente. Ci mettemmo seduti, io a leggere geografia e mia sorella a messaggiare. Il capo si diresse verso un porta con un piccolo cartellino, con sopra scritto: “DIREZIONE”. Lì dentro, intravidi mia madre che si mangiava le unghie, cosa che non aveva mai fatto prima d’ora. Rimasero chiusi dentro per circa mezz’ora, a fare cosa, non lo so… sicuramente a prendere rimproveri.

Ad un certo punto, si udì un: . Da queste urla si capì che mamma era stata licenziata. Uscì piangendo e ci disse che quella era stata l’ultima volta che spediva il proprio curriculum. Aveva deciso di non ritentare più di trovare un altro lavoro. Prese un borsoncino e lo riempì di cose varie, ci mise il computer, degli astucci, due calcolatrici e molto altro. Prese anche la giacca e la borsa, ci disse di andare con lei. Uscimmo dalla banca e andammo verso casa.

Due giorni dopo, suonò il campanello; andai io, che avevo ancora il telecomando della TV in mano. Aprii la porta e, una signora dalla carnagione scura, mi disse se poteva parlare con mia madre. Io chiamai mamma, ma non rispose; allora dissi a Jane di andare a chiamarla, perchè c’era una signora che voleva parlare con lei. Mamma arrivò.

Era in pigiama, il pigiama con i coniglietti, rosa e bianco; sopra aveva una vestaglia celeste e sotto, delle pantofole a forma di coniglio blu. Io fui molto imbarazzato, poi ritornai in salotto a guardare la televisione. La sentii gridare di felicità; corse in camera, si mise dei jeans, una camicetta argentata, dei tacchi bianchi e si mise alcuni gioielli. Andò in bagno si pettinò e si truccò; tutto ciò in pochi minuti, poi corse da basso, prese la borsa, il borsoncino che aveva preso dalla postazione di lavoro ed una giacca.

Uscì con la signora, che mi pareva aver capito si chiamasse: “Mariana”; ma sì, la signora che suonò al campanello. Rimasero fuori casa per, almeno 3 ore; forse anche di più. Mamma tornò a casa con il sorriso sul viso e ci disse che il signor Pennini, Girko Pennini, era stato licenziato per il brutto comportamento con gli impiegati. Da oggi, il nuovo capo, la nuova direttrice della banca di Glasgow, era la signora Mariana Helond, ovvero, la signora Helond. Da quel giorno, noi andammo tutti i pomeriggi da mamma e, molto spesso la signora Helond ci offriva caramelle e mise un televisore con una console, per me, nella stanza d’attesa e delle riviste varie per mia sorella. Di giorno in giorno, il buffet nella “nostra” stanza, diventava sempre più pieno di cosette deliziose.

Ed ecco come andò; come mia madre schivò il licenziamento; facendo licenziare il vecchio capo… ma non apposta! E facendo arrivare una nuova direttrice della banca, la cui ora è molto amica di mamma. Da quel giorno mia madre, disse che da lì non se ne sarebbe più andata fino alla pensione.

Ciao ciao.

Billy.

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti