22Gen
2013
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Credere alle fiabe del bosco? // Vocenovella

Fiaba di: GiamPiero Brenci

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La fiaba

Capanna Tassoni pare un fungo incastonato tra le querce, ai margini del grande bosco, con il suo tetto di paglia reso scintillante dall’umidità. Dal comignolo di pietra saltella uno sbuffo allegro di fumo grigio argenteo, dalle finestrelle una calda luce dorata, cade tra l’erba e rimbalza sui tronchi vicini.

L’Oste è il “Nonno”, avo di un nipote, un fanciullo magro con una zazzera bionda ribelle, detto il “Peste”.   Irriverente dall’espressione ‘vispa’ e simpatica!

Nell’Ostaria è come essere in una grande zucca odorosa di cera d’api e di pino.

Qui tutti gli episodi de “Il nonno e il peste“.

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La vocenovella

Il testo completo

Capanna Tassoni pare un fungo incastonato tra le querce, ai margini del grande bosco, con il suo tetto di paglia reso scintillante dall’umidità. Dal comignolo di pietra saltella uno sbuffo allegro di fumo grigio argenteo, dalle finestrelle una calda luce dorata, cade tra l’erba e rimbalza sui tronchi vicini.

L’Oste è il “Nonno”, avo di un nipote, un fanciullo magro con una zazzera bionda ribelle, detto il “Peste”.   Irriverente dall’espressione ‘vispa’ e simpatica!

Nell’Ostaria è come essere in una grande zucca odorosa di cera d’api e di pino.

Il camino spande un bella luce carica di tepore che indora le pareti e in questa luce saltellante gli oggetti prendono vita. Guardare dalla finestra vuol dire scrutare nel bosco insondabile da cui filtrano scricchiolii sottili, il verso di un gufo, l’ululato lontano di un lupo che fa muovere le orecchie al Medoro, il possente meticcio del Peste. Tutto pare quieto ed immobile in quella penombra fitta e mai impressione fu più errata: tra le ombre scandite dai tronchi possenti e gli affioramenti rocciosi Madre Natura applica continuamente le sue leggi. Un frullo rapido ed incisivo ad indicare che qualcosa sia appena accaduto ed uno degli attori, preda o predatore  ha ottenuto una vittoria parziale: un po’ di sopravvivenza.

Nella sala, ch’è notte fatta e profonda,  siamo rimasti solo in tre: il Nonno, il Medoro ed io, misero Pellegrino.

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Il Nonno alla mia domanda sbuffa e, analogamente a quanto faccia con le domande di suo nipote,  solleva gli occhi al Cielo, invisibile e lontano, per ottenerne della pazienza…

< Dai, pellegrino, dai! Non hai compreso che il Peste ti abbia corbellato? Ma credi davvero che nel Bosco abitino esseri fatati? Magari Elfi, Gnomi e Fate? Su, via!

Di leggende ne avrai sentite anche tu nei tuoi viaggi… E ben saprai che non si debba dare credito a chiacchiere nate accanto ad un camino in una serata fredda e ricca di vino….

Mi crederesti se ti raccontassi che,  l’anno passato, la vigilia del Santo Natale vidi il Peste infilare, furtivamente, in un sacco: tre pani croccanti, un prosciutto di cignale, due crostate di mele e due fiasche di vino? Mi crederesti se ti dicessi che, accompagnato del Medoro, lo vidi imboccare il Sentiero Erto, che porta al cuore del bosco, e scomparirvi?.

Incuriosito li seguii discretamente e, dopo un lungo camino, giungemmo al “Recinto”.

E’ una radura, sperduta del bosco, che pochi conoscono ed ove le Streghe, durante il periodo della Luna Sanguigna, si riuniscono per farvi i loro festini.

Io non credo a codeste fantasticherie, ma è anche vero che ogni tanto qualcuno degli Umani si perda e non riemerga mai più dal Bosco. Che si tratti di semplici disgrazie?

Crederesti che udii il suono di un flauto? Pensai, sulle prime, ad uno scherzo del vento…

Tesi l’orecchio: il flauto saltellava, saliva e scendeva scandendo il ritmo di una ballata.

Mi crederesti se ti dicessi che, sotto il flauto, mi giunse l’eco di allegre risate e di acuti urletti eccitati di bimbi felici, ed infine un abbaio grave, quasi, burbero?

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Nella radura, sopra ad un bel fuoco di ciocchi di quercia, c’era  un bel pentolone, ripieno di polenta, ed una grande tavolata. E nella radura ferveva un’attività frenetica.

Due Gnomi rimestavano la polenta  mentre alcune Follette, dai vestiti sgargianti,  la versavano in piatti di legno.   Una processione di Gnomi Funghi, vestiti di giallo carico con ampi cappelli rossi, vi rovesciavano il sugo rosso sanguigno dei funghi.   Nani Erba vi aggiungevano: erba cipollina ed asparago di monte. Alcuni Elfi Luce provvedevano a distribuire sulla tavola fette del mio pane, del prosciutto, delle crostata e boccali del mio vino…. Ci crederesti?

Peste era seduto su un tronco e soffiava  con impegno nel suo flauto dettando i tempi di lavoro di tutti i presenti.  Medoro era accucciato in un angolo e una torma di gnomi fanciulli, di nani e di folletti bambini lo aveva trasformato in un grande giocattolo.

Chi si appendeva alle sue orecchie o alla sua coda, chi lo scalava per poi lasciarsi scivolare al suolo scompigliandogli la folta pelliccia scura. Due, forse più arditi, gli  lucidavano, con delle foglie di menta, i grossi denti.

Lui, di tanto in tanto, agitava la coda facendo oscillare coloro che vi erano appesi ottenendo un coro di urla giocose ed eccitate.

Pareva che gli Abitanti del Bosco si apprestassero al Cenone di Natale….

Vuoi che ti racconti tutto questo? E tu, Pellegrino, ci crederesti davvero? E, su via! –

Il Nonno fa una pausa nel racconto e mentre sorseggia il vino lancio un’occhiata alla finestrella che si apre sul grande Bosco silente ed immoto attorno all’Ostaria.

Miei arguti lettori, ci credereste se ora il vostro Narratore di Fiducia vi dicesse quello che sta per dirvi? A cavalcioni di un ramo ci sono degli ascoltatori particolari:  due Elfi con gli occhi  allungati  ,  due nani con i capelli verdi  ,  che ricordano un rigoglioso cespuglio, tre Fate Api   con le ali in perenne movimento ed almeno quattro Gnomi Fungo con i copricapo variopinti. . Ci credereste davvero?

Loro si accorgono che mi sia accorto della loro presenza, ma continuano a dondolarsi paciosi. Evidentemente attendono il resto del racconto del Nonno, anche se credo che già conoscano questa istoria! E sappiano, quindi, come sia andata a finire!

< S’immobilizzarono tutti, imbarazzati, quando s’accorsero di me. Il Peste mi presentò e loro, dopo un corale “Ciao, Nonno!”, ripresero le loro attività.  Poi m’invitarono a pranzare assieme a loro.  Ovviamente non mangiai troppo che le porzioni erano calibrate per le loro piccole dimensioni!

I liquori, che distillano dai frutti del Bosco, si rivelarono ottimi, anche troppo… La grappa al miele selvatico è un vero nettare!  Si, fu un modo molto speciale per salutare il Natale! –

Da fuori, oltre i vetri della finestra, giungono delle risatine eccitate.

Ho il fondato sospetto che il Nonno, forse, mangiò poco, ma sicuramente bevve in abbondanza e divenne così allegro da risultare malfermo sulle gambe.

Il Nonno, infatti, mugugna, fintamente irato, e gli abitanti del bosco, dopo un ultimo squittio, allegro, scompaiono lasciando il ramo a dondolare attorniato da un pulviscolo dorato…..

< E tu, Pellegrino, crederesti a tutto questo? Va bene che il Peste ti definisce ‘tardo di cervello’…. Ma c’è un limite a tutto, o no? – e mugugnando si alza e se ne va a dormire.

credere-fiabe-bosco-4Già, miei arguti lettori, già….Va bene che siamo a Capanna Tassoni in una notte silenziosa immersa nel magico Bosco, ma io devo credere proprio a tutto?

Figuriamoci: una birba come il Peste che fa comunella con gli esseri fatati del Bosco!  Esseri che tutti sanno non esistono. Ecchediamine!

Per me il Peste, il Nonno ed il Medoro mi stanno prendendo in giro e fuori dalla finestra ci deve essere  un trucco… E, magari, voi, arguti Lettori, ne siete al corrente!

Non sta mica bene prendersi gioco di un povero Pellegrino un po’  ‘tardo’ di cervello soprattutto in vicinanza della Santa Natività ! Nevvero? O, no? …

Alla prossima, forse!

***

credere-fiabe-bosco-5Le immagini sono gentilmente fornite da Rubens Fogacci e Gabriele Brenci

© VoceNovella ideata e realizzata da GiamPiero Brenci www.basiliscohistory.it 

 E recitata da Edoardo Camponeschi che pubblica con Menestrandise Audiolibri Indipendenti i 13 episodi delle < VociNovelle Nel Bosco>

L’Autore pubblica  < ISTORIE DI UN BASILISCO > con la Maglio Editore

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