22Ott
2012
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Mai sprezzante // Audio fiaba indiana

Fiaba di: Alfaudiobook

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La fiaba

Il Sutra del Loto, in  sanscrito Saddharmapundarīka-sūtra, in  giapponese MyōhōRengeKyō, contiene anche la storia di “Mai Sprezzante”, qui proposta:

La storia narra la vicenda di un monaco che, sebbene schernito e maltrattato da tutti, sapeva lodare ogni singola persona poiché riconosceva in ognuno il valore assoluto dell’umanità.

Una bella fiaba, non solo per i bambini, che insegna il corretto modo di comportarsi: rispettare gli altri, vedere negli altri non solamente ciò che li rende diversi da noi ma soprattutto ciò che ci accomuna, la nostra comune natura umana diretta verso la creazione del bene.

Clicca su “Leggi tutto” per ascoltare l’audiofiaba.

L’audiofiaba

La fiaba è concessa a “Ti racconto una fiaba” da logo_alfaudiobook_mini, tutti i diritti sono riservati.

Le voci che si alternano nella lettura sono quelle di Silvia Soncini, Debora Zuin e Fabio Bezzi. Sulle musiche di Luca Vittori.

La raccolta
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Il primo titolo di nuovi audiolibri di fiabe dal mondo pubblicati da ALFAUDIOBOOK è FIABE INDIANE : dieci favole ispirate a storie antiche narrate nel Sutra del Loto, nel Sutra del Nirvana, negli Udana enel Panchatantra per viaggiare con l’immaginazione sulle ali della fiaba in un paese lontano e ricco di tradizioni e spiritualità: l’India.

Per scoprire abitudini di vita molto diverse dalle nostre, familiarizzare con personaggi apparentemente distanti dal nostro modo di pensare, con tradizioni e usi differenti ma con cui condividiamo l’appartenere alla stessa grande famiglia umana. Storie antiche per una nuova società multiculturale.

Scoprire storie di altri popoli aiuta tutti, non solo i bambini, a capire i mondi con cui veniamo a contatto. Gli “altri” non sono poi così diversi da noi e non devono farci paura ma anzi possiamo imparare molto dalle loro storie.

L’India è uno scrigno pieno di favole: basta pensare a celebri raccolte tradizionali come il Pañcatantra , la più famosa raccolta di favole indiana e probabilmente anche la più antica.

Altre fiabe sono ispirate a racconti narrati nel Sutra del Loto: un compendio di insegnamenti espresso per mezzo di storie fantastiche tese non solo a comunicare una serie di dottrine, quanto piuttosto a ‘rivelare’ al lettore una diversa interpretazione del mondo.

L’audiolibro FIABE INDIANE contiene:

LA TORTA DI FANGO
Ispirata ad una storia narrata nel Sutra Zo-agon, una storia sullo spirito dell’offerta che è indipendente dal valore economico.

IL LEONE SCEMO E LA LEPRE FURBA
Ispirata ad una storia tratta dal Panchatantra – primo tantra, la piccola lepre sa che è meglio servirsi dell’intelligenza che della sola forza.

LA CITTA’ FANTASMA
Ispirata ad una parabola tratta dal Sutra del Loto, cap.VII, la storia insegna che la bellezza si trova nel viaggio e nella scoperta, non nel raggiungere la meta.

L’ALBERO DI FRANGIPANE, L’AIRONE E IL GRANCHIO
Ispirata ad una storia tratta dal Panchatantra – primo tantra, l’albero di Frangipane sa che se si trattano bene gli altri, altrettanto bene si viene trattati.

I CIECHI E L’ELEFANTE
Ispirata ad una storia tratta dagli Udana, sul valore del dialogo e dello scambio tra le persone.

LA LAMPADA DELLA POVERA DONNA
Ispirata ad una storia tratta dal Sutra Ajaseo Juketsu, un dono semplice, se fatto con un cuore sincero, supera quello fantasmagorico fatto solo per apparire.

STORIA DEL BRAMINO CHE FACEVA CASTELLI IN ARIA
Ispirata ad una storia tratta dal Panchatantra – quinto tantra, su quanto sia importante procedere un passo alla volta anziché costruire castelli in aria.

LA GEMMA NEL VESTITO
Ispirata ad una storia narrata nel Sutra del Loto,  cap. VIII, la storia di un viandante che scopre che noi, così come siamo, possediamo un gioiello di inestimabile valore.

MAI SPREZZANTE
Ispirata ad una storia tratta dal Sutra del Loto, cap. XX, la leggenda di un monaco che lodava chiunque incontrasse poiché riconosceva il valore di ogni singola forma di vita.

IL RAGAZZO DELLE MONTAGNE NEVOSE
Ispirata ad una storia del Sutra del Nirvana, una storia di rispetto dell’altro per quello che ha da insegnare e non per come appare esteriormente.

Il testo originale

Ispirata ad una storia tratta dal Sutra del Loto, cap. XX

Tanto, tanto tempo fa viveva un monaco chiamato Mai Sprezzante, un uomo umile e profondamente rispettoso di ogni forma vivente.

Qualsiasi persona gli capitasse di incontrare lungo la via, fosse un monaco o una monaca, un laico, una laica, un personaggio ricco e conosciuto oppure il più umile fra gli umili, si inchinava rispettosamente e lo lodava senza fare distinzioni.

Ogni volta che incontrava una persona ripeteva con grande cortesia : ”Nutro per voi un profondo rispetto e non oserei mai trattarvi con disprezzo ed arroganza perché tutti voi state praticando la via e raggiungerete presto la suprema illuminazione”.

Mai Sprezzante non si dedicava a leggere o a declamare le scritture ma camminava scalzo per strade sterrate da cui si alzava una fitta polvere che gli ricopriva la veste color zafferano, aveva occhi colmi di compassione per ognuno e si inchinava profondamente rispettando ogni persona che incontrasse.

Un giorno, mentre camminava nella piazza del mercato vide una donna sola che cuciva delle stoffe, si fermò a guardarla intenta al suo lavoro. Era bellissimo vedere le dita che scivolavano sul tessuto, il filo che univa i pezzi di stoffa a formare una veste multicolore, il monaco Mai Sprezzante fu colpito dalla grazia e dall’arte di quella donna e in segno di rispetto si inchinò e la riverì dicendo. “Nutro per voi un profondo rispetto e non oserei mai trattarvi con disprezzo ed arroganza perché state praticando la via e raggiungerete presto la suprema illuminazione”. Era un periodo difficile per la donna, da diversi giorni non riusciva a vendere le vesti che confezionava e ormai il cibo scarseggiava a casa per i suoi figli, il marito era mancato da un po’ di tempo e tutta la responsabilità ricadeva sulle sue esili spalle. Appena sentì le parole di Mai Sprezzante si sentì offesa, nonostante le belle parole del monaco si sentì presa in giro “Come osa prendersi gioco di me? Sono povera e sola, con tutta la fatica di una vita da portare avanti  e questo monaco mi dice che raggiungerò la suprema illuminazione? Che cattiva persona a volermi parlare così e a volermi illudere”pensò la donna, “Vattene” – gli disse – “ Devo occuparmi del mio lavoro, non certo pensare all’illuminazione! Parla piuttosto con i monaci del tuo rango e non farti beffe delle persone che si guadagnano umilmente il cibo”, con gli occhi colmi di compassione Mai Sprezzante rispose: “Se non abbandoni la tua pratica personale tu certamente raggiungerai l’illuminazione”.

Mai Sprezzante era certo che anche quella povera donna si sarebbe potuta risvegliare e comprendere profondamente il senso e la bellezza della vita. Mosso da profonda compassione, Mai Sprezzante era attento alle sofferenze altrui, desiderava dal profondo del suo cuore far si che ognuno potesse gioire nella propria vita e manifestare la propria natura più bella, saggia, coraggiosa e scoprire il valore della propria esistenza.

La vita a volte è veramente dura come per la donna al mercato e in certe situazioni è difficile credere di poter essere felici, così Mai Sprezzante veniva spesso cacciato, ma lui non retrocedeva mai nella sua pratica.

Anche quel giorno camminò a lungo per le vie della città, sempre salutando ognuno con rispetto e calore, sempre attento ad ogni forma di vita.

Verso sera si fermò a mangiare sotto una arco di pietra, sotto quella volta poteva ripararsi dal vento e dalla temperatura che si andava velocemente abbassando, mangiò del pane con il miele che gli era stato donato in elemosina durante il giorno, bevve dell’acqua raccolta alla fonte nella piazza principale e quando il sole era ormai calato si addormentò.

Per le vie della città quella notte si aggirava un ragazzetto solo. Aveva perso entrambi i genitori e non aveva fratelli né sorelle, fin da bambino era stato costretto a badare a se stesso e le strade furono le sue sole maestre. Quante ne aveva viste nonostante i suoi pochi anni di età, a quante cose si era dovuto abituare, dormire nei boschi, mangiare solo quando lo trovava, lavarsi …..beh quello lo faceva veramente di rado.

Ma soprattutto, purtroppo, aveva imparato a rubare.

Ah lui se ne dava di giustificazioni: “Non ho lavoro, non ho soldi, non ho possibilità di procurarmi il cibo e quindi rubo” era diventata tale l’abitudine a giustificarsi e lamentarsi che ormai lo dava per scontato, era diventato un ladro, come un altro poteva diventare mercante o cantastorie o pescivendolo. Lui faceva il ladro e aveva smesso di immaginare una vita diversa.

Mentre girava per le strade di notte cercando di portare a termine i suoi traffici vide sotto una volta di mattoni un monaco che dormiva avvolto nella sua veste color zafferano. Cercando di fare meno rumore possibile – ormai era diventato abilissimo e camminava senza neanche sollevare la povere della strada – si avvicinò al monaco per cercare qualcosa da rubare, magari le povere elemosine raccolte durante la giornata.

Mai Sprezzante dormiva tranquillamente col respiro regolare e un sereno sorriso sulle labbra.

“Sorridi, sorridi” – pensò il ragazzo – “Vedrai come riderai domattina quando non ti ritroverai più niente” e lentamente iniziò a frugare nelle pieghe del vestito di Mai Sprezzante alla ricerca della bisaccia con le offerte.

Tutto era avvolto dal silenzio e si sentiva solo il soffiare del vento tra le leggere foglie di banano di un giardino lì vicino, la mano del ragazzo stava per raggiungere il sacchetto legato alla cintola di Mai Sprezzante quando improvvisamente il monaco allungò rapido la mano e prese il polso del ragazzo.

Si guardarono per un lungo momento negli occhi, il ragazzo cercava di scappare ma  Mai Sprezzante lo tratteneva “Cosa stavi facendo?” gli disse tranquillo.

“Cosa credi che facessi?” rispose il ragazzo strattonandolo e liberandosi la mano “Ti rubo tutto quello che hai” e allontanandosi scoppiò in una risata.

“Tu sei un ladro” disse Mai Sprezzante “Ma io ti rispetto profondamente e non ti tratterò mai con disprezzo od arroganza perché anche tu stai praticando la via e certamente conseguirai la suprema illuminazione” a queste parole il ragazzo rimase di sasso. In tutte le sue esperienze sulla strada, con tutte le persone che aveva incontrato, mai gli era capitato che qualcuno lo trattasse con tanto rispetto e che si rivolgesse a lui con tanto calore umano, soprattutto mai qualcuno a cui aveva cercato di rubare dei soldi.

Rimase per un po’ interdetto, non sapeva proprio come rispondere ad una persona così particolare.

“Ma taci, stupido” – disse improvvisamente il ragazzo, e preso un sasso da terra lo tirò verso Mai Sprezzante. Questi si allontanò per proteggersi dal sasso e una volta certo di essere al sicuro ripeté di nuovo “Ti rispetto profondamente perché anche tu possiedi la natura illuminata”.

Bisogna dire che a quel tempo molti monaci erano estremamente arroganti e godevano di grande autorità e potere e mai avrebbero rivolto quelle parole ad un ragazzetto per lo più ladro, è per questo motivo che anche lui, come la donna al mercato ed altre persone che Mai sprezzante incontrava per la via non riuscivano a credere alle sue parole e si sentivano prese in giro.

Spesso incontrava persone dal cuore così inaridito che non credevano proprio che nella profondità della loro vita potesse esistere una fonte di gioia, saggezza e coraggio.

Avevano perso la forza, la fiducia, la speranza e l’amore, non avevano più gioia né desideri se non quelli di fama e di ricchezza a discapito di chiunque, molti erano diventati così arroganti che non vedevano nessun altro che sé nella vita e quando sentivano le parole di Mai Sprezzante lo deridevano, lo insultavano e lo minacciavano ma nonostante ciò egli non recedeva mai dalla sua determinazione, si allontanava, si metteva al sicuro e tranquillo e deciso ripeteva. “Io vi rispetto profondamente e non vi mancherò mai di rispetto, perchè tutti voi sicuramente raggiungerete l’illuminazione”.

E così fece anche quella notte con il giovane ladruncolo.

Il ragazzo corse via e chissà se per un istante pensò che forse, si … nella profondità della sua vita … poteva esistere la vera gioia.

Intanto il monaco era ormai sveglio e si diresse alla fonte per lavarsi e prepararsi per una nuova giornata di pratica.

Lentamente la città si svegliò e le strade si riempirono di suoni, odori e colori. Giravano per le vie mercanti e signori, viaggiatori e monaci d’alto rango.

Ogni volta che incontrava una persona il nostro monaco si inchinava e dimostrava il suo profondo rispetto.

“ Chi sarà mai e da dove viene questo monaco ignorante? Che ne sa lui dell’illuminazione? Non sappiamo proprio che farcene delle sue parole” e veniva deriso, alcuni cercavano di percuoterlo con delle tegole e dei sassi ma lui ancora insisteva: “Non oserei mai disprezzarvi, perché tutti voi certamente sperimenterete la gioia dell’illuminazione”.

Passarono così molti anni durante i quali Mai Sprezzante non si lasciò mai prendere dalla collera ma anzi lodò ogni singola persona e quando giunse il momento della sua morte udì diecimila, ventimila, un milione di versi del Sutra del Loto e fu in grado di accettarli e sostenerli tutti. Ottenne la purezza della vista, dell’udito, del gusto, del tatto e della mente e quando rinacque …. rinacque come Budda Shakyamuni.

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