23Dic
2010
Le tre principesse nere

Le tre principesse nere

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

Le Indie erano assediate dai nemici che non volevano togliere l’assedio alla città, se non fossero stati consegnati loro ben seicento talleri. Allora fu proclamato che chi avesse potuto procurarli sarebbe divenuto borgomastro.

Ora, c’era un povero pescatore, che pescava sulla riva del mare assieme a suo figlio. Vennero i nemici e fecero prigioniero il figlio e, in cambio, diedero al vecchio seicento talleri. Il padre li diede ai capi della città, i nemici si ritirarono e il pescatore divenne borgomastro. Venne stabilito che chi non lo avesse chiamato signor Borgomastro, sarebbe stato impiccato. Il figlio scappò dalle mani dei nemici e arrivò in un grande bosco, su un’alta montagna. La montagna si aprì ed egli entrò in un castello incantato dove sedie, panche e tavole erano tutte bardate di nero. Giunsero tre principesse tutte nere con una sola piccola macchia bianca sul viso. Gli dissero di non avere paura, che non gli avrebbero fatto niente e che lui le avrebbe potute liberare se ci avesse saputo fare. Egli disse di sì, che lo avrebbe fatto. Gli dissero che per un anno non avrebbe dovuto parlare con loro, né guardarle e, se desiderava qualche cosa, lo dicesse, se potevano rispondergli lo avrebbero fatto.

Dopo aver trascorso lì qualche tempo, egli disse che desiderava rivedere suo padre. Le fanciulle risposero che poteva andare: doveva prendere una certa borsa piena di denaro, indossare un certo vestito ed essere di ritorno entro otto giorni. Subito fu sollevato in aria e si trovò in quella città dell’India da dove veniva. Nella capanna suo padre non c’era ed egli chiese alla gente che fine avesse fatto quel povero pescatore. Allora gli disse che se lo avesse chiamato così sarebbe finito sulla forca. Arrivò fino a dove stava suo padre e gli disse: “Pescatore, come avete fatto ad arrivare fin qui?” E il padre rispose: “Non posso risponderti, se i capi della città se ne accorgono ti porteranno alla forca”. Ma lui non la finiva di chiedere e di chiamarlo così, e fu condotto alla forca. Quando arriva sulla forca dice: “Signori, datemi il permesso di andare ancora una volta alla capanna del pescatore.” Lì indossò i suoi vecchi vestiti, tornò dai signori e disse: “Lo vedete ora: sono o non sono il figlio del pescatore? Fino ad oggi ho guadagnato il pane per i miei genitori!” Allora lo riconobbero, gli chiesero perdono e lo riportarono a casa dove raccontò quello che gli era accaduto: che era arrivato in un gran bosco, su un’alta montagna e che la montagna si era aperta ed egli era entrato in un castello incantato dove tutto era bardato di nero, ed erano venute tre principesse nere, con solo una macchiolina bianca sul viso e che gli avevano detto di non avere paura, che lui avrebbe potuto liberarle. Allora sua madre gli disse che sotto doveva nascondersi qualche cosa di brutto, che doveva prendere una candela benedetta e far gocciolare la cera bollente sul viso delle principesse.

Tornò al castello e aveva tanta paura! Fece comunque gocciolare la cera sul viso delle principesse mentre dormivano ed esse divennero tutte bianche. Allora tutte e tre balzarono in piedi e dissero: “Il nostro sangue grida vendetta sopra di te! Non è ancora nato chi potrà liberarci, né mai nascerà. Noi abbiamo tre fratelli, legati da sette catene e ti faranno a pezzi!”

Ci fu un gran rumore in tutto il castello ed egli fece appena in tempo a saltar dalla finestra e nel salto si ruppe una gamba. Il castello sprofondò, il monte si chiuse e nessuno seppe più nemmeno dove fosse stato.

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