01Set
2014
coniglio-pierino

Il coniglio Pierino

Fiaba di: Redazione

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

C’erano una volta quattro coniglini, che si chiamavano Saltino, Saltarello, Fiocchetto e Pierino.

Essi abitavano con la madre in un terreno sabbioso, scavato sotto le radici di un grosso abete.

“Oggi, miei cari,” disse la mamma coniglia, “vi permetto di andare nei campi o discendere nel sentiero; ma non andate nel giardino di Don Gregorio. Un terribile accidente capitò al vostro povero padre in quel giardino. Egli fu catturato e cucinato dalla moglie di Don Gregorio.”

“Adesso andatevene, e non fate sciocchezze. Io vado a far la spesa.”

La coniglia prese allora il paniere e l’ombrello e traverso il bosco andò dal fornaio, ove comprò una pagnotta di pane scuro e cinque paste dolci.

Saltino, salterello e Fiocchetto, che erano buoni coniglini, andarono giù nel sentiero a raccogliere le more.

Ma Pierino, che era molto cattivo, andò difilato nel giardino di Don Gregorio, passando di sotto al cancelletto.

Nel giardino pieno di legumi freschi e verdi, egli cominciò a mangiare lattuga e fagiolini e poi anche radici.

Sentendosi indi indisposto, si mise in cerca di prezzemolo.

Ma non ne trova e scorge invece più in là Don Gregorio.

Don Gregorio sta carpone, piantando cavoli, ma appena vede Pierino salta di colpo, afferra un rastrello e lo insegue, gridando: “ fermati ladro! ” Pierino, morto di paura, scappa in giro nel giardino, si smarrisce e non riesce a trovare la via di uscita.

Perde una scarpetta tra i cavoli e l’altra tra le patate.

Un coniglio corre meglio a piedi nudi e va certo più veloce.

Sfortunatamente capita in un arbusto coperto da una rete e vi resta preso dai grossi bottoni della sua giacchetta.

Che imprudenza andar nel giardino coi bottoni grossi! Era una giacchetta turchina, proprio nuova, con i bottoni dorati.

Pierino si crede perduto e scoppia in pianto.

Dei buoni passeri odono i suoi singhiozzi e volano ad aiutarlo, “coraggio coniglino, levati la giacchetta! Presto, presto! Sbrigati! Ecco che arriva Don Gregorio.”

Don Gregorio sopraggiunge con uno staccio, per lanciarlo sopra il coniglino.

Pierino si agita e storce tanto che riesce a liberarsi in tempo, lasciando però la giacchetta tuttora afferrata nella rete.

Egli corre verso un casotto nel quale Don Gregorio conservava gli attrezzi pel giardinaggio, scorge un annaffiatoio e vi salta dentro.

Era un buon nascondiglio, ma disgraziatamente conteneva dell’acqua.

Don Gregorio aveva visto Pierino entrare nel casotto e pensò: “si sarà nascosto sotto un vaso di fiori.”

Così solleva ogni vaso, sperando trovarvi il coniglino.

Ad un tratto Pierino starnutò perché l’acqua nell’annaffiatoio era molto fredda.

“guarda un po’” disse Don Gregorio “un annaffiatoio che starnuta.” E si slanciò da quel lato.

Un corpicino bruno ed inzuppato passò sotto il naso di Don Gregorio e saltò dalla finestra, rovesciando tre vasi di fiori.

Don Gregorio vuole inseguirlo, ma la finestra è tanto piccola che solo il suo stivale può passarvi.

Stanco infine e deluso decide di tornare a piantare i suoi cavoli. Pierino siede per riposarsi. E’ senza fiato, inzuppato e tremante. Il peggio è che non sa da quale parte volgersi per ritrovare il cancelletto.

Gira di qua e gira di là, pian pianino, guardando intorno.

Vi è una porta nel muro di cinta, ma è chiusa a chiave.

Non è possibile per un coniglino rimpinzato di legumi passarvi sotto.arriva nel frattempo un vecchio topo.

“Scusate, signor topo, sapete dirmi dove si trova il cancelletto del giardino?” Ma il topo ha un grosso pisello in bocca e non potendo parlare scuote solo la testa.

Pierino ricomincia a piangere.

Indi si avvia traverso il giardino e giunge ad una vasca, ove Don Gregorio riempie i suoi annaffiatoi.

Un gatto bianco seduto sull’orlo guarda i pesciolini rossi, e la sua coda si muove come un bilanciere.

Il gatto non si è accorto di Pierino ed egli pensa: “il meglio da fare è di andarmene; mio cugino giannetto mi ha parlato molto male dei gatti.”

Egli rifà allora la strada percorsa traverso i legumi.

Niente può più tentare quando si è ben mangiato e smarrito la via.

Ma che strano rumore.

Scri, scri, scroo …

Nulla si riesce a vedere dietro i cavoli tanto alti.

Pierino salta su una carriola ed, eccoti, di nuovo Don Gregorio che sta a tirar fuori le cipolle e dietro di lui vi è il cancelletto.

Pierino discende cautamente dalla carriola, poi scappa veloce lungo i cespugli.

Deve passare vicino a Don Gregorio che l’ha visto, ma non se ne cura e giunge al cancelletto, vi striscia sotto ed eccolo salvo nel bosco, fuori il giardino.

Don Gregorio appende la giacchetta e le scarpette quale spauracchio per gli uccelli.

Essi non se ne curano perché le riconoscono.

Pierino corre senza voltarsi fino alla tana scavata sotto il grosso abete.

Cade spossato sulla sabbia e chiude gli occhi.

La coniglia che sta cucinando gli chiede: “ehi, piccolino, che ne hai fatto della giacchetta e le scarpette?”

Pierino non risponde, Pierino dorme.

Forse sogna la sua fuga perché ha il sonno agitato.

Laconiglia è stizzita perché è già la seconda volta in quindici giorni che Pierino perde giacchetta e scarpette.

Ahime! Pierino rimase indisposto per tutta la serata e la madre lo mise a letto e gli fece bere la camomilla.

Saltino, Saltarello e Fiocchetto, i tre coniglini buoni, ebbero per cena pane e latte e more squisite.

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti