14Gen
2013
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Fiaba dello Zar Saltan // Versione di Bel’skij

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

Tanti tanti anni fa, durante un freddo inverno, la neve era caduta abbondante su un lontano villaggio sperduto nella steppa russa. Dentro le isbe quasi sepolte sotto la coltre bianca, la gente ingannava il tempo chiacchierando; le donne filavano e tessevano accanto alla stufa.

In una di queste casette costruite con tronchi d’albero, tre sorelle in compagnia di una vecchia parente di nome Barbaricha, parlavano del più e del meno: facevano progetti, sognavano, spettegolavano…

– Se un giorno sposassi lo zar, che felicità! – sospirò la maggiore che aveva l’hobby della cucina – Darei grandi feste, cucinerei piatti squisiti per tutti i sudditi dell’impero.

– Io, se diventassi zarina, tesserei stoffe finissime con fili d’oro e d’argento – disse la seconda sorella.

La minore delle tre, Militrissa, sorrise dolcemente, fissò lo sguardo lontano, oltre la finestrella carica di neve. Era molto bella, bionda, fine, aveva occhi color del cielo sereno:

– Se diventassi zarina, vorrei dare al mio sovrano un figlio: forte, bello, valoroso.

Le tre sorelle risero:

– Ma guarda un po’ che cosa va a pensare questa sciocchina!

In quel preciso momento la porta dell’isba si aprì cautamente e nel vano apparve, alto, solenne, ammantato di candido ermellino, lo zar Saltan in persona.

Le donne si inchinarono profondamente.

– Passavo di qua per caso – sorrise lo zar – e ho udito i vostri discorsi. Ho pensato che mi andate bene tutte e tre. Sposerò Militrisssa e avrò un erede; una di voi sarà cuoca di corte e l’altra tessitrice, preparerete pranzi succulenti e tesserete stoffe preziose. Andiamo, Militrissa, la mia slitta aspetta qua fuori, si va alla reggia.

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Porse il braccio alla fanciulla, che, stordita e felice, non riusciva a spiccicare parola.

Le due sorelle, gialle d’invidia, per la fortuna toccata a Militrissa, si diedero a camminare rabbiosamente su e giù per la stanza.

– Calma, calma – intervenne la vecchia Barbaricha. – C’è rimedio a tutto. State buone, lasciatemi pensare…

Stette un po’ soprappensiero e poi annunciò:

– Ecco il mio piano. Come sapete, gli zar sono sempre occupati a fare le guerre per difendere il regno dei nemici e conquistare nuove terre. È quindi cosa certa che quando Militrissa darà alla luce il suo principino, lo zar Saltan starà combattendo in terre lontane. Militrissa dovrà quindi mandare al consorte un messaggio per comunicargli il lieto evento. E allora sapete che faremo? Inviteremo l’uomo in caricato di portare il messaggio, lo stordiremo di chiacchiere, lo ubriacheremo di vodka, gli porteremo via la lettera di Militrissa e la sostituiremo con un’altra dove avremo scritto: “Sire! La zarina, in vostra assenza, ha dato alla luce una creatura, ma ahimè! è un piccolo mostriciattolo che somiglia a un topo, a una rana, a un porcellino. Davvero non si capisce bene che cosa sia.” Vi immaginate la faccia dello zar, e che cosa dirà? Andrà su tutte le furie. Che bello scherzo, eh?

Le tre stupide donne scoppiarono in una gran risata: – Ah… ah…

***

Il tempo passò. Come Barbaricha aveva previsto, il principino Guidon nacque mentre lo zar Saltan si trovava a combattere in un lontano paese asiatico.

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Congedandosi dalla moglie, Zar Saltan, montando in sella al suo bravo destriero, le ordinò, se lo amava, di aversi riguardo

Era un bellissimo bambino: cresceva in fretta, non stava già più nella culla, saltava e sgambettava e faceva disperare le bambinaie che avevano un bel da fare a corrergli dietro.

Militrissa, sorridendo, seguiva con lo sguardo il suo tesoro, ma un velo di tristezza le adombrava il bel viso. Non riusciva a spiegarsi il silenzio dello zar: aveva mandato al suo regale sposo una lunga lettera, esultando gli aveva comunicato che era diventato padre di uno splendido maschietto, ma lo zar non aveva ancora risposto. Come mai tardava tanto a rallegrarsi e a dare disposizioni per i festeggiamenti? Perché non annunciava il suo ritorno?

(Il perché di tutto bel lo sapevano le cattive sorelle e la perfida Barbaricha che aveva sostituito la lettera della zarina, dopo aver fatto ubriacare il messaggero… Ma anche loro erano ansiose: come mai il messaggero tardava tanto a tornare con la risposta?)

***

Finalmente il messaggero arrivò, stanco, stordito, avvilito. Spiegò con frasi mozze che, quando aveva consegnato al sovrano la lettera della zarina, egli aveva dato in escandescenze, aveva gridato, minacciato di morte mezzo mondo, voleva far impiccare anche lui, povero messaggero senza colpa alcuna. Alla fine lo aveva risparmiato soltanto perché rifacesse il viaggio e tornasse a corte a portare il suo ordine. Un terribile, crudele ordine. Questo:

La zarina e il suo piccolo mostro vengano rinchiusi in una capace botte. La botte venga sigillata, poi buttata in mare.

La povera Militrissa, allibita, dopo aver letto il messaggio, scoppiò in un pianto dirotto:

– Saltan, mio sposo adorato – singhiozzava – perché tanta crudeltà? Perché rifiuti di vedere tuo figlio? Perché ci condanni entrambi a sicura morte? Che male abbiamo commesso?

I principi, i cavalieri, le bambinaie, tutto il popolo piangeva: amavano tutti la loro bella, dolce sovrana, erano tutti orgogliosi di Guidon, il bellissimo erede al trono.

Le sorelle e Barbaricha, ipocritamente, compiansero la zarina:

– Ci dispiace tanto, povera Militrissa. Hai sposato un uomo crudele, e adesso che cosa cuoi fare? Gli ordini sono ordini… Povera cara, starai stretta in una botte, e al buio, per di più… Che destino amaro, il tuo….

***

I servitori portarono la botte. Militrissa, abbracciando il bambino, si accinse a entrarvi, ma prima volle rivolgere all’onda marina una preghiera:

– Onda chiara e capricciosa, onda che rotoli libera, onda che batti le spiagge, onda che sostieni i vascelli, ti prego, siano clementi con noi i tuoi flutti, portaci a una qualsiasi riva, salvaci, onda gentile e bella!…

Barbaricha malignamente sorrise:

– Già, come se l’onda potesse ascoltarti, ingenua Militrissa…

La zarina entrò per prima nella botte, vi si accucciò, raccolse Guidon tra le braccia, mentre i sudditi, piangendo, la salutavano così:

– Nostra amata zarina, così buona, così generosa, perché abbandoni il tuo popolo che ti ama tanto? Che cosa sarà di noi? Chi ci difenderà? Non ci basteranno gli occhi per piangere tutte le nostre lacrime!

(In disparte, le due sorelle e Barbaricha borbottavano: – Cosa fatta, capo ha. Non avremo più fastidi, saremo libere…)

***

Qui la versione completa originale di Puskin.

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Si ringrazia l’Associazione Culturale Larici per la gentile condivisione.

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Trascrizione in prosa dell’opera in quattro atti e un prologo su libretto di Vladimir Ivanovic Bel’skij tratto dalla omonima fiaba in versi di Aleksandr Sergeevic Puskin (intitolata Fiaba dello Zar Saltan, del suo glorioso e potente figlio l’eroe Principe Guidòn Saltanovic e della bellissima Principessa Cigno e composta nel 1831) – musica di Nicolaj Andreevic Rimskij-Korsakov (prima rappresentazione avvenuta nel Teatro Solodovnikov di Mosca il 3 novembre 1899).

Le illustrazioni sono di Ivan Jakovlevic Bilibin (1876-1942), pittore, grafico, costumista, scenografo e illustratore di libri per l’infanzia tra i più noti in Russia.

Le tavole per la fiaba dello zar Saltan furono pubblicate la prima volta nel 1905 a Mosca (Edizioni della Officina della carta moneta) e sono qui riprodotte nell’ordine originale.

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