15Giu
2017

Pulcino Pullìa

Fiaba di: Geremina Leva

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La fiaba

Un giorno di marachella Pulcino Pullìa esce dal recinto della fattoria dove abita con mamma Chioccia e se ne va verso la spiaggia. Qui, volendo riposare, entra in pompa magna dal portone principale di un castello di sabbia, sale in cima alla torre più alta e si mette ad ammirare il bel panorama. Tanto è bello stare lassù che a Pulcino Pullìa viene voglia d’essere grande e potente e così comincia a dire: «Io sono il re di questo castello di sabbia e da oggi chi vuole entrare dovrà chiedere il permesso prima a me!». Lo grida alle onde del mare, agli scogli e a qualche gabbiano che si trova a passare.

Rientrato nel castello e stanco per la lunga passeggiata, Pulcino Pullìa s’accovaccia per schiacciare un pisolino ma viene poco dopo svegliato da fiondate di sabbia che gli arrivano dritte in faccia. Chi è? Cosa c’è? Si sveglia di scatto e cosa vede? Una tartaruga, che senza curarsi di lui, continua in gran fretta a scavare nella sabbia mettendovi dentro tante piccole uova.
«Ehi tu, cosa stai facendo? Non dovevi entrare senza il mio permesso e men che meno usare il mio castello come un deposito. E poi perché lasci qui le uova? Ehi mi stai ascoltando?». Mentre Pulcino Pullìa parla infatti, Tartaruga non solo non lo degna di uno sguardo ma messe tutte le uova sotto la sabbia, si volta e ciao! se ne va da dove è arrivata. Pulcino Pullìa non crede ai suoi occhi: «Che gente maleducata» e commenta:«Ma poi che uova piccole! Quelle di mamma Chioccia sono molto più grandi e non li perde mai di vista. Questa tartaruga invece li abbandona e se ne va. Mah!»

Mentre così ragiona, entra un agile granchietto che trtrtrrrrtrtrtrtrtrtr fa il giro del castello e si ferma davanti a Pulcino Pullìa: «Anche tu adesso? Cosa vuoi sentiamo?» e il granchietto che muove le chele ridacchiando: «Ti ho sentito sai, palla d’alga gialla! Te la prendevi con quella povera tartaruga che non poteva nemmeno capirti». Pulcino Pullìa è sorpreso e il granchietto continua: «Lei è venuta qui solo per proteggere le sua uova. Si, proteggerle dall’acqua, dagli uccelli, forse persino da me! Perché non la lasci stare invece di darle contro?».
Pulcino Pullìa è dispiaciuto e prova una gran tenerezza per mamma Tartaruga. E visto che le uova sono nel suo castello di sabbia ed essendo lui il re, decide di proteggerle proprio come un bravo re fa con i suoi sudditi. Da allora, tutti i giorni, Pulcino Pullìa va sulla spiaggia a controllare che le uova siano al sicuro nel suo bel castello di sabbia. E non vede l’ora di veder nascere tante belle tartarughine. Succede però che la padrona della fattoria decide di portare Pulcino Pullìa in gita dalla nonna, che abita in un’altra campagna, lontano dalla spiaggia e qui rimangono per parecchi giorni.

Finalmente di ritorno, Pulcino Pullìa si precipita al castello di sabbia e cosa accade? Fa per entrare dalla porta principale e boing! finisce col tirare una sonora capocciata al muro del castello «Ahi!» grida Pulcino Pullìa «Ma chi ha rimpicciolito il mio castello?». Lo grida al mare, agli scogli e a qualche gabbiano che si trova a passare.

Poi sbircia da una delle finestre e vede una cosa terribile: le uova sono tutte aperte e non c’è traccia delle tartarughe «Nooooo!» urla Pulcino Pullìa: « Mi hanno derubato. Aiuto, al ladro! Castello e tartarughe mi hanno preso». E mentre si affanna a cercare sotto la sabbia, arriva ancora granchietto trtrrrrtrtrtrttr: «Ma cosa urli palla d’alga gialla? Stai svegliando tutte le conchiglie e le lumache che dormono su questa spiaggia».

«Non me ne importa, rivoglio le mie tartarughe. Adesso! E poi guarda non riesco ad entrare nemmeno nel castello». E granchietto divertito dall’ingenuità di Pulcino Pullìa gli spiega: «C’è una spiegazione per tutto, palla d’alga gialla! Uno, le tartarughe non le ha prese nessuno ma sono andate da sole verso il mare dove le aspettava la loro mamma. Due, non riesci più ad entrare nel castello perché semplicemente sei cresciuto! Dovrai quindi cercarti un castello di sabbia più grande. Voilà!». Pulcino Pullìa adesso é molto triste: «Uffa, volevo vederle le tartarughe, volevo aiutarle ad uscire dalle uova e dar loro da mangiare».

«Non avresti potuto farlo» gli dice granchietto: «Loro sanno come e quando uscire e mangeranno solo quando metteranno piede in acqua. C’est la vie!».

Insomma granchietto sembra avere tutte le risposte, proprio come un grillo parlante! «Ehi ma sai proprio tutto tu?»

«Già, e sai perché?

Adocchio accerchio bofonchio e cincischio
ma tutto faccio per non correre il rischio
di perder a ogn’ora la mia libertà
sentendovi dire sonore ingenuità.
E m’immischio, punzecchio persino gracchio,
tutto per “non farvi prendere un granchio”».

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