Montgolfier il draghetto giallo

Fiaba pubblicata da: Carlo Testana

Nelle remote provincie dell’Overgna, terra di laghi e vulcani, molti anni fa, vivevano i Draghi Gialli.

A differenza dei Draghi Blu, che emettevano fuoco dalla bocca e fumo velenoso dal naso, i Draghi Gialli sparavano acqua.

I Draghi Blu erano carnivori e divoravano le prede dopo averle ben bene arrostite con i loro fuochi.

I Draghi Gialli erano vegetariani e prima di mangiare le verdure le lavavano con potenti getti d’acqua che, copiosa, usciva dalle loro bocche.

Il piccolo Montgolfier era nato cicciottello con una voluminosa pancia che lo rendeva lento nei movimenti ed anche un po’ buffo.

I suoi fratelli lo prendevano in giro per questo e lui ci rimaneva un po’ male.

Così come al mondo esistono i cattivi e i buoni e spesso i malvagi sono più numerosi, i Draghi Blu, minacciosi ed attaccabrighe erano trecento ed i Draghi Gialli, buoni e mansueti solo trenta.

Ma di fronte al pericolo era sufficiente un solo Drago Giallo per spegnere gli ardori di una decina di Draghi Blu.

Questi ultimi non sopportavano l’acqua; una volta bagnati si restringevano diventando piccoli come formiche e ci volevano più di millanta anni prima di poter tornare grandi e focosi.

La celebre battaglia di Guiscogne avvenne una bella mattina di marzo.

I trecento Draghi Blu ed i ventinove Draghi Gialli si fronteggiavano in una ampia radura sotto il mite sole di primavera, una sola nuvola in un cielo azzurro e limpido.

“Tu non vieni, disse il capo a Montgolfier, sei grasso e lento: saresti solo d’impaccio alle nostre manovre”.

Partiti che furono però il piccolo Montgolfier prese a seguirli tenendosi a debita distanza per non essere visto.

I Draghi Blu aprirono subito il fuoco sparando fiamme tutti insieme ma l’incendio fu subito domato dai poderosi flussi d’acqua dei Draghi Gialli che, prima di partire, si erano riempiti bene il cassone idrico dentro la pancia bevendo a sazietà dal pozzo del villaggio.

In breve tempo la riserva di fuoco dei Draghi Blu si esaurì e nelle fila dei Draghi Gialli si diffuse l’euforia della vittoria.

“Un ultima pompata d’acqua tutti insieme, ordinò il capo, e li avremo sconfitti”.

Ma le sacche dei Draghi Gialli erano ormai vuote e dalle loro bocche uscì solo qualche goccia tiepida che si dissolse nell’aria.

“Siamo a secco, urlò il capo, è la fine!”.

I Draghi Blu furbescamente avevano spinto la battaglia su di un campo completamente privo di qualsiasi rifornimento idrico. Il fiume era lontano, i pozzi asciutti, neanche una pozzanghera a cui attingere un po’ di liquido.

Duecentonovantanove Draghi Blu però erano già fuori uso, solo l’ultimo di loro, il più grosso e spaventoso avanzava ancora minaccioso spargendo lunghe lingue di fuoco.

Montgolfier intanto tutto sudato per la corsa, aveva raggiunto il drappello dei Draghi Gialli e, tra la meraviglia generale, iniziò a sparare torrenti d’acqua a pressione altissima verso il trecentesimo allibito Drago Blu.

Non solo spense le fiamme e diradò i fumi velenosi del rivale oltre le montagne, ma lanciò un potente getto altissimo verso la nuvolona scura che stava proprio sopra i Draghi Blu.

La nuvola si squarciò e, aprendosi, rovesciò una cascata d’acqua sopra tutti i Draghi Blu che all’istante si tramutarono in formiche in fuga da tutte le parti in cerca di un riparo.

Montgolfier fu portato in trionfo per aver scongiurato il pericolo; ci sarebbe stata pace nel paese per più di millettanta anni ancora.

“Ma come hai fatto? , chiesero i suoi compagni.

“Ho iniziato a bere l’acqua per rifornirmi, disse il piccolo, e ho notato che il mio pancione non si riempiva mai diventando sempre più capiente fino a dieci volte il vostro”.

“Non è nato grasso, zucconi, disse il vecchio Drago Saggio rivolto ai ventotto Draghi Gialli, ha solo un recipiente più capiente dei nostri, non capite?”.

“Certo, aggiunse il capo, è l’evoluzione della specie che ci renderà ancora più forti!”.

I Draghi Gialli, vergognandosi di aver preso in giro Montgolfier, gli chiesero scusa e lo elessero capo della comunità.

Si fece festa per centottanta anni con canti, balli e solenni bevute … d’acqua, naturalmente.

Carlo Testana



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