19Dic
2016

Genitori di neve

Fiaba di: barbara cerrone

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

C’era una volta una bambina che un giorno perse entrambi  i genitori in un brutto incidente.

Fu deciso che andasse a vivere con gli zii materni, così Gemma, questo era il suo nome, si trovò in poco tempo a cambiare casa, famiglia e abitudini di vita.

La zia era gentile e le voleva bene ma non era sua madre; anche lo zio era gentile e le voleva bene, ma non era suo padre, e la sua tristezza cresceva di giorno in giorno.

Si avvicinava il Natale, la neve  finalmente faceva  la sua gioiosa comparsa imbiancando tutta la vallata e le case dai camini fumanti; Gemma allora si ricordò che la madre, proprio il giorno della sua scomparsa, le aveva detto:

“Se questo Natale nevicherà, faremo insieme un bel pupazzo” ; così, senza nemmeno indossare i guanti, uscì di corsa in giardino e si mise a fare non uno ma due pupazzi, uno più bello dell’altro.

Quando li ebbe finiti, decise di dar loro anche un nome: uno lo chiamò Antonio, come suo padre, e l’altro Angela, come sua madre “Ora sarete voi papà e mamma” disse loro.

I pupazzi piacquero molto anche agli zii ma “Speriamo che non si sciolgano troppo presto” disse zia Anna; Gemma non ci aveva pensato, non aveva pensato che la neve, ahimè, dopo un po’ si scioglie, specialmente se piove.

“Non voglio! ” disse guardandoli dalla finestra, e  fu allora che decise di pregare ogni giorno perché i pupazzi  rimanessero sempre lì, così come erano, accanto a lei.

Dopo due giorni venne la pioggia, pioveva forte, a gocce piene e Gemma pianse, temeva il peggio.

“Si scioglieranno!- gridò alla zia chiudendo gli occhi per non vedere – mamma e papà si scioglieranno e mi lasceranno un’altra volta!”

La pioggia dopo un’ora  cessò  e Gemma piano piano trovò il coraggio di guardar fuori: i due pupazzi erano ancora lì, rotondi e allegri come li aveva fatti il primo giorno; Gemma sorrise, lanciò un urletto di quelli suoi e uscì in giardino senza cappotto: li abbracciò come poteva , poi tornò in casa a fare i compiti, perché ormai il peggio era passato.

Venne il Natale, il Capodanno e, alla fine, l’Epifania; la neve si era sciolta dappertutto.

“Le feste sono finite- disse la zia con un sospiro – ma quei pupazzi, com’è possibile che siano ancora là? La neve se n’è andata da un pezzo!”

Proprio così, i pupazzi erano ancora in giardino, intatti e bianchi col loro berretto di lana rossa messo di sbieco.

Gemma sorrise, lei lo sapeva che non potevano più andare via: le sue preghiere erano cemento che li teneva su  alti e forti, come palazzi eretti a vita accanto a lei.

Barbara Cerrone

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti



Consigli di lettura

La vita dopo Auschwitz: Come sono sopravvissuto alla scomparsa dei miei genitori durante la ShoahLa vita dopo Auschwitz. Come sono sopravvissuto alla scomparsa dei miei genitori dopo la Shoah (Ingrandimenti) di Cyrulnik, Boris (2014) Tapa dura