12Lug
2017

La bolla di Lucia

Fiaba di: barbara cerrone

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La fiaba

Dedicato a una bellissima bambina

Lucia era una bambina felice; aveva una casa, una mamma, un papà, e un cane di nome Toso.

Il suo visino era delizioso: due begli occhi scuri, un nasino perfetto, una bocca armoniosa e…una grande, grossa, appiccicosa bolla che le si era incollata, vai a sapere come, su una guancia.

Nessuno l’aveva invitata, quella bolla invadente, era fatta di carne come Lucia ma sembrava una cosa aliena.

“Sarà roba extraterrestre” diceva Lucia per spiegarsi il mistero di quella cosa che nessuno aveva invitato, eppure stava lì, a pendere dalla sua guancia.

Aveva pensato molte volte a cacciarla via ma la perfida era così appiccicata che a toglierla veniva via anche un pezzo del suo viso.

“Eh, no: il viso mi serve!” diceva Lucia, e se la teneva, in attesa di trovare un altro modo per liberarsi dell’intrusa.

Un giorno in cui tornava da scuola, con lo zainetto che le ciondolava su una spalla, ed era stanca di tutto quel peso, pensò a quanto sarebbe stato bello avere lì qualcuno che prendesse lo zaino e lo portasse al posto suo fino a casa.

A volte certi pensieri dei bambini fanno un percorso che non ci si può neanche immaginare, arrivano dove devono arrivare e anche più lontano.

Non aveva finito di pensare che subito si sentì sollevare, vide i suoi piedi alzarsi da terra, e cominciò a librarsi su nel cielo con tanto di zainetto ancora sulla spalla che ora era leggero come l’aria.

“Oh, magia!- esclamò la bambina – Come può essere? Io volo!”

Lucia si guardò attorno, per vedere se qualche mago di passaggio fosse lì, dietro di lei, a sollevarla con la sua bacchetta. Nessuno. Non c’era nessuno. Allora? Com’era che volava su nel cielo, inciampando ogni tanto in una nuvola?

Si guardò ancora attorno ma all’improvviso sentì come se qualcuno la tirasse per la guancia: era lei, la malefica bolla che la tirava verso di sé. Lucia stava quasi per dirle qualche brutta parolina quando si rese conto che era quella bollaccia infame che la teneva come una mongolfiera!

“Oh, oh! Come sarebbe? Sei tu? E come hai fatto?” chiese Lucia con gli occhi pieni di stupore, ma quella era una bolla, magari con qualche poterino magico ma sempre bolla era, e non parlava.

“Ho capito, ora fai l’offesa perché io ti ho sempre maltrattata. Scusa ma tu mica mi hai chiesto il permesso per appiccicarti sul mio viso: ti sembra educato? E ora? Dove mi vuoi portare? Io voglio andare a casa, però se proprio vuoi… un giretto lo faccio volentieri”.

La bolla, neanche a dirlo, non rispose ma prese a tirar su Lucia con maggior vigore e la portò più in alto, oltre le nuvole.

“No, quassù no, ho paura! E poi non vedo la terra! Voglio vedere il mondo dall’alto!”, gridò Lucia, e subito fu accontentata, perché quella bolla quando voleva sapeva anche essere gentile.

Volarono insieme sopra prati, monti e poi sul mare.

A un certo punto attraversarono un paese dove non andava mai nessuno perché era triste, ma di un triste che metteva malinconia, si diceva.

“Guarda bolla! Qui sotto c’è un villaggio… le case sono nere e anche le strade, chissà perché?”

Mentre Lucia s’interrogava sulla questione, ecco che finalmente un bambino, dalla strada, si accorse di lei, e aggrappandosi alla gonna della madre disse:

“Guarda mamma: una bambina volante!”

“Ma che dici, sciocco!- rispose la mamma che non aveva nemmeno alzato gli occhi al cielo, come fanno a volte gli adulti quando non ascoltano i bambini – Cammina, piuttosto, che facciamo tardi!”

“Ma no, mamma, è vero: guarda, guarda! Anch’io, anch’io voglio volare come lei!” gridò il bambino, saltando come un grillo.

Non fece in tempo a dirlo che la bolla gli si accostò bene bene con tutta Lucia che le veniva dietro e che capì subito cosa doveva fare: porse la mano al bimbo che la afferrò al volo e…via! In alto tutti e due, a volare come uccelli in libertà.

La mamma del bambino, preoccupata com’era di essere in ritardo, lì per lì non si accorse che suo figlio era volato via e si librava nel cielo, continuava a guardare avanti e parlottava tra sé, senza voltarsi; fu una bambina che passava in quel momento ad accorgersi che su, nell’azzurro, c’erano due bambini che volavano.

“Uh, che bello! Volano!” esclamò puntando il dito verso l’alto.

Di lì a poco, uno dopo l’altro, tutti i bambini del paese si affacciarono alle finestre.

“Anch’io, anch’io!” si sentiva gridare nell’aria, mentre le mamme, disperate, facevano mille sforzi per trattenerli e non farli uscire.

La forza dei bambini, a volte, supera di gran lunga quella degli adulti, così le mamme del villaggio triste ebbero un bel darsi da fare per chiudere i figli in casa: questi scapparono dalle finestre o dai pertugi, qualcuno sembrò quasi evanescente, come se evaporasse nell’aria fine del mattino; insomma, via, scapparono e corsero giù in strada a rincorrere le due creature volanti prima che si allontanassero dal paese.

La bolla d Lucia, che per essere “Un’escrescenza” come la chiamava la maestra, era intelligente e molto buona, decise che era giusto dare un passaggio anche a quei bambini, che tristi erano tristi in quel villaggio tutto nero.

“Ma sì, bolla, un po’ di gioia anche a loro” fece Lucia, abbassandosi con la sua bolla fino alla strada, dove prese per mano un altro bimbo e questo ne prese un altro e così via, finché si formò una catena in cielo di bimbi che volavano tutti attaccati a quella tale bolla che era stata la disperazione di Lucia.

“Mamma mia che spettacolo deve essere da laggiù” pensò Lucia guardando sotto di sé i passanti che li fissavano con le bocche aperte, senza riuscire a dire una parola per la gran meraviglia.

Volarono per un bel pezzo, così, tutti per mano; attraversarono paesi sconosciuti, l’oceano e le montagne più alte del pianeta, senza lasciarsi mai, e risero tanto che quasi non sentivano la fame quando fu l’ora della cena.

La bolla, però, aveva sale in zucca e pensò bene che era arrivato il momento di atterrare.

Ritenne, infatti, nella sua saggezza, che quei bambini non dovevano saltare il pasto: ci mancherebbe!

Nella sua mente di bolla si formò il pensiero che i bimbi per crescere devono mangiare, ecco che allora fece dietrofront, si abbassò piano piano e fece scendere uno a uno tutti i passeggeri, tutti tranne Lucia, che rimase a bordo.

Quando la bolla la depositò davanti a casa la luna era già alta nel cielo.

“Ora chissà la mamma come si arrabbia” sussurrò Lucia, ma la bolla già sonnecchiava e non la sentì.

Aprì la porta piano piano, per non far rumore; la mamma e il papà erano a letto e dormivano come ghiri.

“Non si sono accorti… ma com’è possibile?- si chiese Lucia – Io, però ho fame: mi farò un panino, ho visto come fa la mamma. Prima, però, in bagno a lavarsi le mani!” esclamò tutta contenta, perché era felice quando sentiva di far  le cose come bisognava farle.

Davanti al rubinetto del bagno c’era uno specchio, Lucia si guardò per vedere se, oltre alle mani, era sporca anche la faccia.

“Uh, pulita” disse, e fece per uscire, ma ripensandoci guardò di nuovo dritta nello specchio.

“Ma… dov’è la bolla?” gridò svegliando tutti.

Saltava e rideva e piangeva, non sapeva più che fare: la bolla era scomparsa, svanita, non c’era più!

Mamma e papà si alzarono dal letto.

“Lucia, tesoro, perché gridi?” chiese la mamma.

“La bolla, mamma: è sparita!”

“Certo che è sparita – rise la mamma – sei stata operata, non ricordi?”

“Io? Operata? Vuoi dire con un’operazione? Davvero?”

“Torna a dormire, cara, sei tornata solo oggi dall’ospedale. Devi riposare sei in convalescenza. Presto potrai tornare a giocare, e senza quella bolla, finalmente”.

Lucia non rispose, non disse che la bolla l’aveva trasportata su nel cielo con tanti altri bambini e che si era divertita un sacco; rimase in silenzio e in silenzio tornò in camera sua, ma quando chiuse gli occhi e fu sicura che nessuno la sentisse…

“Grazie, bolla” sussurrò, poi chiuse gli occhi e fece sogni d’oro.

Barbara Cerrone

 

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Barbara Cerrone vive in un piccolo paese, scrive racconti brevi, poesie e fiabe


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