30Giu
2017

Guadagnospendovendo o Barattoemiadatto?

Fiaba di: Ilaria

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La fiaba

Accadde che un giorno il principe Denaro Inabbondanza del paese Guadagnospendovendo volle far visita al principe Parsimonioso Nelloscambio del paese vicino Barattoemiadatto. Quando comunicò la sua decisione, tra il tintinnare dei suoi sfavillanti gioielli e il fruscio delle sue vesti di seta, la corte rimase molto meravigliata: perché mai il principe aveva avuto questa malsana idea?

Strane voci, infatti, giravano a proposito di quel paese: si diceva che i suoi abitanti non avessero denaro di alcun tipo, che vivessero di ciò che donava loro la natura, che cacciassero ancora con metodi rudimentali e che al posto di gioielli utilizzassero fiori e monili in legno. E se fossero stati aggressivi, oltre ad assomigliare a dei selvaggi?

Ma al principe non importava: era anzi curioso di scoprire se queste voci avessero un fondo di verità. Iniziò quindi a prepararsi per il viaggio: riempì una pesante borsa da legare alla cintura ricolma di monete di oro zecchino, perché non si sa mai cosa possa succedere lungo il tragitto; lucidò la spada e la ripose nel prezioso fodero tempestato di pietre preziose.

Indossò i suoi migliori anelli, bracciali e collane per apparire splendido in tutta la sua magnificenza, e le sue vesti più belle per apparire ben vestito e curato. Tutta la corte sospirò di ammirazione nel vederlo così bello e splendente, e si preoccupò ancora di più nel vederlo sellare il suo cavallo possente e ben lustrato e partire da solo alla volta del regno di Barattoemiadatto.

E se si fosse perso, sporcato, infangato? Se fosse stato attaccato, o derubato? Ma al principe Denaro Inabbondanza non importava: spronò il suo cavallo ancora più veloce per arrivare prima possibile nel regno di Barattoemiadatto.

Mentre si allontanava al galoppo, il vecchio consigliere di corte, Avido Malconsiglio, lo guardava sogghignando e fregandosi le mani bianche e morbide per non aver mai toccato uno strumento di lavoro, in preda alla contentezza. La pulce che aveva messo nell’orecchio del principe aveva funzionato: se effettivamente gli abitanti del regno di Barattoemiadatto erano così selvaggi come si diceva, avrebbero ucciso il principe appena avessero capito chi fosse, e non ci avrebbero messo molto tempo, dato che era piuttosto evidente vista la sua ricchezza sfoggiata così apertamente.

A quel punto, non avendo eredi ancora al trono essendo troppo giovane, il naturale e unico possibile reggente del regno di Guadagnospendovendo sarebbe diventato lui, Avido. Si mise quindi comodo, aspettando sempre sogghignando che arrivasse la notizia della morte del principe, e prese addirittura uno degli specchi dorati di quest’ultimo per provare smorfie di dolore e tristezza da inscenare davanti alla corte per quel momento.

Nel frattempo, Denaro Inabbondanza galoppava sul suo destriero sellato d’oro fino sulla strada che conduceva verso il regno di Barattoemiadatto, immerso nei boschi proprio al confine con il suo regno.

Nel regno Guadagnospendovendo non c’erano zone così: c’erano prati e giardini ben curati, ampie strade, grandi case con parecchie stanze, e in ogni casa c’era un nascondiglio per il piccolo o grande baule con lucchetto per custodire il tesoro personale di ogni famiglia. Era così segreto, che a volte nemmeno alcuni dei membri di una stessa famiglia sapevano dove fosse. Più di una volta, pensò con rammarico Denaro, questo aveva causato liti anche furibonde.

Non gli piaceva affatto si litigasse, soprattutto per i soldi: è vero, indubbiamente erano importanti, anzi, fondamentali, però che la gente litigasse per averli lo rattristava sempre molto, anche se non capiva perché.

Non capiva nemmeno però, d’altro canto, come si potesse non averne; eppure, nel regno di Barattoemiadatto, le voci dicevano che non esistesse nemmeno l’ombra di una moneta. Come facevano i suoi abitanti a vivere? Come facevano ad essere felici in un paese senza soldi, senza quindi riuscire nemmeno a comprare quello di cui avevano bisogno o che desideravano?

La sensazione di ottenere ciò che si vuole dando in cambio quelle piccole monete lucenti piaceva molto al principe Denaro Inabbondanza, come a tutti gli abitanti del suo regno, del resto. Si vendeva, si spendeva, si comprava, e tutto quello che faceva girare il meccanismo della loro felicità erano proprio i soldi. Era grazie a loro se avevano la felicità!

Mentre galoppava sulla strada ben curata del suo regno, notò in lontananza a un certo punto le cime di alti alberi, gli uni vicini agli altri, a formare il bosco che segnava il confine fra il suo regno e quello di Barattoemiadatto. Dopo poco, a conferma della corretta direzione, la strada ben lastricata fece posto piano piano a piastrelle sconnesse, intercalate da erbacce, fino a dare spazio infine alla sola erba di campo selvaggia.

Denaro Inabbondanza non si fece intimorire, proseguì spronando il suo destriero, fino ad arrivare al limitare del bosco, dove gli alberi fitti lasciavano trapelare poca luce del sole ormai al suo tramonto.

Il suo cavallo non era molto entusiasta di addentrarsi verso sera in quel fitto bosco, ma il principe lo spronò gentilmente a proseguire, e per lui non ci furono alternative: piano piano, a passo d’uomo, cavallo e cavaliere varcarono la soglia del bosco. Fu come entrare in un altro mondo: si udivano suoni che prima non erano percepibili, gorgheggi di uccelli che nel frastuono del suo regno sembravano ormai dimenticati, tanto tempo era passato da quando non si sentivano più.

I rami incolti degli alberi si intrecciavano o si scontravano, creando a volte fitte trame da spezzare a colpi di spada, che si macchiò così di linfa verde e schegge di legno e corteccia.

Denaro Inabbondanza non era abituato a una natura così maldestra: nel suo regno, nelle città, tutto era in ordine e gli alberi non frusciavano al vento, tanto erano composti e ben potati; qui, al minimo alito di vento i tronchi scricchiolavano, le foglie si muovevano e sussurravano, i rami dondolavano e sussultavano.

Ogni tanto, qua e là, sbocciava qualche fiore, selvaggio pure quello, di una bellezza diversa da quelli che ornavano in perfette file le aiuole del regno. Lo attrasse in particolare un fiore rosso, che si ergeva da un intricato groviglio di rami e foglie; ma quando si chinò dal cavallo per coglierlo, o quanto meno annusarne il profumo, una mano lesta uscì da dietro il cespuglio afferrandolo per la camicia e capelli scuri come la notte nel bosco, seguiti da un viso bianco come la luna, emersero dal fitto del cespuglio e lo fissarono impunemente.

La ragazza doveva avere più o meno la sua età: era alta come lui, magra ed esile, ma con una forza impensabile per la sua statura; i suoi occhi verdi come il bosco dopo uno scroscio di pioggia fissavano il giovane con curiosità guardinga, in attesa di capire se fosse un amico o meno, mentre la mano non mollava la presa dalla camicia del principe Denaro Inabbondanza.

-Chi sei?- chiese il principe con tono sicuro e spavaldo.

-Io?! Chi sei tu piuttosto! Sei tu lo straniero qui, non io- replicò la ragazza corrucciando la fronte sospettosa.

-Ahi, me l’avevano detto che erano aggressivi…-borbottò il principe, ma la ragazza lo udì perfettamente.

-Se credi a questo, chissà a quante altre voci credi di quelle che circolano su di noi- lo rimbeccò lei, ancora più corrucciata.

-Di certo, strattonarmi per la camicia non mi sembra un buon benvenuto, dico bene?- replicò Denaro Inabbondanza accigliato.

La ragazza parve colta di sorpresa, come se afferrarlo per difendersi fosse stato un gesto automatico senza rendersene conto, perché non appena il principe pronunciò queste parole, allentò immediatamente la presa, fino a lasciarlo libero.

-Seguimi- gli disse la ragazza -ti porterò nel villaggio a capo del nostro regno; immagino tu sia qui per questo, dico bene? Sei forse uno di quei ricchi leccapiedi alla corte del principe, venuto a derubarci delle nostre verdure, o che altro?

Il principe rimase sorpreso e perplesso da questa accusa: fu per questo che decise di non rivelare subito il suo nome e la sua identità, ma anzi di fingersi un servo di corte (tanto nel suo regno erano tutti ricchi, era credibile), venuto per portare un messaggio del principe Denaro Inabbondanza al principe Parsimonioso Nelloscambio; e lo disse alla ragazza.

Lei sollevò il sopracciglio destro, ancora incredula, ma scrollando poi le spalle, montò in sella al suo cavallo e lo condusse verso il centro del bosco, dove si ergeva una serie di case costruite interamente in legno, senza nessuna protezione, cinta muraria o difesa. Mentre la ragazza cavalcava davanti a lui, il principe ebbe modo di osservarla: aveva lunghi capelli, con diverse trecce, ma puliti e lucenti; vestiti semplici di cotone dai colori chiari e tenui e un fiore rosso tra i capelli, quello che lo aveva tratto in inganno.

Non aveva armi con sé, pur girovagando sola nel bel mezzo del bosco verso sera; ma aveva mani forti e braccia tornite, quasi fosse una guerriera, o una gran lavoratrice.

Mentre facevano il loro ingresso nel villaggio di legno, il principe iniziò a sentirsi quasi in imbarazzo, come un pesce fuor d’acqua, sotto gli sguardi curiosi degli abitanti, quasi tutte le donne con un fiore nei capelli, tutti puliti e vestiti di quegli abiti di cotone dai colori chiari e semplici.

Si fermarono davanti a una casa che non aveva nulla di diverso dalle altre, non spiccava per essere più sontuosa né più grande; e il ragazzo che ne emerse quando la ragazza entrò a chiamarlo, non aveva nulla che lasciasse indovinare che fosse il principe del regno di Barattoemiadatto. Ma la ragazza lo chiamò Parsimonioso: quindi non c’erano dubbi su chi potesse essere.

Il ragazzo scrutò perplesso per un attimo Denaro Inabbondanza: sicuramente, la bugia del servo di corte non se l’era bevuta affatto, ma in ogni caso non lo diede a vedere chiaramente se non in quel breve momento. Poi sorrise e disse:

-Ti do il benvenuto, amico. Sarai nostro ospite per il tempo che vorrai. Ti prego, scendi e accomodati in casa mia; poi, ascolterò ciò che vuoi dirci per conto del principe. Ma prima, ceniamo insieme.

Denaro Inabbondanza scese da cavallo, fra il clangore metallico delle monete e della spada, impolverato per il viaggio e la traversata del bosco. I suoi sontuosi e pesanti vestiti erano sporchi e sudati, e sentiva il peso della borsa colma di soldi soffocarlo per il caldo accumulato durante la cavalcata; tuttavia, per paura che glieli rubassero se si fosse cambiato i vestiti, declinò l’offerta di abiti puliti e di un bagno, e si sedette fuori dalla casa di legno di Parsimonioso Nelloscambio ad attendere l’ora di cena.

La ragazza lo fissava, ancora insospettita; quando però vide, nonostante il buio che stava calando, che Denaro Inabbondanza era paonazzo per il caldo e la sete, gli chiese se volesse dell’acqua fresca da bere.

Denaro non si aspettava di vedersi portare l’acqua in una ciotola sempre di legno, alla sua risposta affermativa: a palazzo c’erano brocche d’argento e calici di cristallo, ma quando bevve l’acqua a grandi sorsi, sentì che il sapore era lo stesso, anzi forse questa era ancora più buona.

-Potevi anche chiederla, se avevi sete- rise la ragazza vedendolo bere avidamente fino a sbrodolarsi leggermente di acqua.

Imbarazzato, il principe rispose che nel suo regno si era abituati a prendersela l’acqua, a comprarsela, comunque era sempre disponibile.

-Anche tu che sei un servo? Chissà che principe viziato dovete avere- commentò lei, pungendolo sul vivo: Denaro infatti si imbronciò, e lei lo notò, perché disse:

-Certo, sei un servo che non deve lavorare molto..hai le mani così lisce e perfette..che compito hai a corte?

Per fortuna Denaro non dovette rispondere a quest’ultima domanda, perché era arrivata l’ora di cena e Parsimonioso li interruppe sempre sorridendo, invitando il suo ospite a sedersi con loro.

Il concetto di cena di Denaro Inabbondanza era di un certo tipo: con pochi invitati, scelti, e della durata circa di un’eternità in convenevoli e discorsi di affari; qui a Barattoemiadatto si mangiava tutti insieme in grandi tavolate all’aperto o in una grande sala al centro del villaggio, e si stava tutti insieme, nobili e non, e dopo cena si ballava tutti insieme, si raccontavano storie intorno al fuoco e, soprattutto, si rideva. Nessun discorso serio o d’affari.

Denaro si rimpinzò di cibo, tanta era la fame dopo la lunga galoppata; vedendo che la carne si mangiava con le mani quando era vicina all’osso, si adeguò anche lui, un po’ per non dare nell’occhio e rivelare la sua vera identità, un po’ perché effettivamente si gustava di più così.

A corte sarebbero inorriditi, pensò, vedendo il suo riflesso deformato in una brocca di peltro, colante sugo dalla bocca e con le dita sporche di cibo, i capelli arruffati e il viso rosso dal caldo e dalla scorpacciata: e si scoprì a ridere di gusto, a quel pensiero.

Osservava stupito come ognuno dei commensali avesse portato qualcosa per imbandire le tavole della cena, senza ricevere per altro sembrava nulla in cambio: a Guadagnospendovendo tutto veniva comprato nelle botteghe, si pagavano i cuochi, tutto aveva un costo, anche cucinare. Qui, nemmeno questo aveva un costo. Il suo istinto di parlare di soldi a tavola a quel punto lo sopraffece e domandò a Parsimonioso Nelloscambio come potessero vivere senza soldi.

-Sei il primo del tuo regno che lo chiede. Di solito quelli del tuo regno che vengono qui non ci fanno molte domande su come ci procuriamo le cose: le prendono e basta.

Ancora una volta Denaro Inabbondanza rimase sconcertato da questa frase ma non disse nulla. Parsimonioso Nelloscambio, accorgendosi di averlo turbato, pensò di averlo offeso e spiegò:

-Vedi, noi qui non abbiamo bisogno dei soldi, perché non misuriamo il valore delle cose. Da voi, ogni cosa vale un certo numero di monete o banconote, ma qui no. Qui noi scambiamo e basta. Una cosa vale l’altra, io ti do un paio di calze o di scarpe, tu mi dai la verdura del tuo orto. È così che funziona. Non litighiamo mai per gli oggetti noi, e di sicuro non per i soldi, perché abbiamo già tutto quello che ci serve, e non ci serve altro in più. Gustiamo appieno e veramente ciò che abbiamo.

Una piccola fitta di invidia e comprensione punse il cuore del principe Denaro Inabbondanza: forse era per quello che si sentiva così abbattuto per i litigi della sua gente per denaro? Perché erano infelici, perché non avevano ciò di cui avevano bisogno pur potendo comprare qualsiasi cosa?

Mentre pensava a queste differenze, qualcuno degli abitanti iniziò a suonare una musica allegra e vivace, e chi aveva terminato di cenare si alzò e si mise a ballare.

La ragazza con il fiore rosso gli si avvicinò sorridendo per la prima volta da quando l’aveva incontrata e gli chiese di ballare: a Guadagnospendovendo era l’uomo a invitare la donna e i balli erano molto meno frenetici e movimentati; probabilmente fu proprio per questa stranezza che Denaro Inabbondanza accettò.

Ma dopo qualche passo si dovette fermare: le pesanti vesti lo facevano sudare terribilmente e la borsa carica di monete lo affaticava non poco, facendolo ansimare quasi senza fiato. La ragazza si fermò e lo guardò preoccupata, senza capire da dove venisse il suo affanno.

Vedendola preoccupata, il ragazzo si mosse subito, fingendo energia che in realtà non aveva quasi più e dopo qualche altro salto vorticoso, inciampò nel fodero ingombrante della spada e finì dritto per terra, battendo la testa e perdendo i sensi per il troppo caldo.

Quando si risvegliò la mattina dopo, trovò la ragazza con il fiore rosso preoccupata che gli sorrideva debolmente mentre gli appoggiava sulla fronte una pezza di cotone bagnata di acqua fresca.

-Mi dispiace…il nostro primo ballo non è stato un granché – sorrise debolmente anche lui, con un gran mal di testa che gli spezzava le parole.

-Non preoccuparti, avrai modo di rimediare..ma la prossima volta magari evita di ballare con tutta quella ferraglia addosso.

Immediatamente Denaro Inabbondanza sgranò gli occhi: si tastò il corpo per controllare i soldi e sentì di essere pulito e di indossare i loro vestiti di cotone, ma della borsa di monete non c’era traccia.

Nonostante il cerchio alla testa dolorante balzò fuori dal letto e si mise a setacciare tutta la stanza, mentre la ragazza lo guardava incredula e, quando capì cosa stesse cercando, piuttosto scocciata.

-Dove li avete messi? Dove sono i miei soldi? Rispondi!

-Intanto potresti chiamarmi per nome, invece di parlarmi così- replicò lei, freddamente.

Denaro Inabbondanza si accorse di non saperlo, ma in quel momento non era la sua priorità.

-Se non me lo dici come posso saperlo?

-Non me l’hai mai chiesto- sussurrò la ragazza -…perché non provi a comprare anche quello, principe Denaro Inabbondanza? Sarai venuto qui per questo del resto, immagino…siete tutti uguali voi del vostro regno..d’altronde il vostro nome è tutto un programma- e uscì sbattendo la porta dietro di sé.

Tra il dolore alla testa e queste parole taglienti, a Denaro Inabbondanza sembrava scoppiasse la testa; corse fuori dalla stanza nel tentativo di rincorrerla, incontrò delle scale che scese maldestramente rischiando di cadere di nuovo, e si ritrovò al piano terra della casa di Parsimonioso Nelloscambio, di cui sentì la voce proprio in quel momento dire:

-I tuoi soldi sono qui, principe Denaro Inabbondanza. Vieni pure qui.

Il ragazzo seguì la voce entrando in una stanza semplice e luminosa, sulla cui destra c’era una panca con tutti i suoi vestiti, denaro e spada, mentre di fronte c’era un tavolo a cui era seduto Parsimonioso Nelloscambio con davanti una brocca d’acqua e due bicchieri.

Si sedette sulla sedia imbottita di paglia e erbe, profumata di campo e si dispose ad affrontare il principe di Barattoemiadatto, la cui fredda calma lo innervosiva e lo faceva sentire ancora più a disagio di quanto già non fosse.

-Ti chiedo scusa per aver reagito in quel modo. Purtroppo nel mio regno i soldi sono importanti e io…

-E tu ne sei schiavo, proprio come tutti gli abitanti del tuo regno.

-Non è vero! Non ne sono schiavo!

-Taci!- replicò impetuoso Parsimonioso Nelloscambio, battendo il pugno sul tavolo -Non fare finta di non sapere quello che sta succedendo ora al confine dei nostri due regni!

-Ma di che stai parlando?!

-Non fingere! Era tutto calcolato, vero? Fingerti un servo di corte che recava un messaggio, farti accogliere benevolmente a una cena in cui avremmo azzerato il numero di sentinelle per permette loro di partecipare  alla festa, mentre gli uomini del tuo regno ora marciano verso di noi per convincerci a lasciare loro la terra del nostro regno e appropriarsi del nostro lavoro e dei nostri prodotti! Ma cosa ce ne facciamo noi dell’oro? Non potete comprarci…quella tua borsa d’oro faceva parte del tentativo di comprarci prima di scatenarci contro i tuoi uomini? Sappi che non avremmo accettato comunque. Probabilmente i tuoi uomini non vedendoti tornare hanno supposto fosse andata male la trattativa e hanno deciso di attaccarci per convincerci con le maniere forti, non è così?

-Non so di cosa parli! Io ero semplicemente venuto a conoscervi perché mi incuriosiva il vostro modo di vivere…e per cercare risposta alla nascita di questi nostri due regni.

-Ora fingi pure di non sapere come si sono formati?

-Non fingo! Lo so! E vorrei ricevere le tue scuse per questo!

-Scuse? Comprati pure anche quelle se vuoi, ma da me non le avrai, perché non le stai chiedendo, le stai pretendendo! E neppure in cambio di soldi, come fecero i fondatori del tuo regno del resto! Ma dubito tu abbia qualcosa di valore da poter scambiare.

I due ragazzi si erano ormai alzati, facendo cadere a terra le sedie nell’impeto di rabbia, e si fronteggiavano come due bestie feroci, pronte per sbranarsi.

-La verità è che tu sei invidioso del denaro che abbiamo nel nostro regno. Ne vorresti un po’ forse? Per vestirti meglio, magari. O per non dover dipendere dagli altri e da quello che portano a cena? Ti basta sempre quello che hai?

-No, non mi basta sempre, va bene? Ci son delle volte che sì, li vorrei i soldi! Perché a volte va male con quello che abbiamo e, ammesso che foste disposti ad aiutarci, lo fareste solo per dei soldi in cambio, perché il vostro regno funziona così! Solo per quello li vorrei…per quando in inverno fa freddo e non so cosa dare da mangiare e da vestire agli abitanti del mio regno. Per quando nevica, o grandina, o piove, e allora ciò che costruisco o trovo a volte non è sufficiente. Ma solo per questo. Per rendere felici gli altri! Non per vestirmene come fai tu!

Parsimonioso chinò la testa per un attimo, dopo aver ammesso questa verità; poi sussurrò mestamente:

-Ad ogni modo, ora saremo schiavi non solo dei soldi, ma anche vostri. Sempre se addirittura non ci strapperete la terra di mano, ma non è nel vostro stile, no. Voi la comprerete, ci darete soldi, con questi noi compreremo da voi, lavoreremo per voi, ed entreremo in quel circolo di denaro che regge e tiene in movimento il vostro regno..chissà…magari potrei finire per vestirmi anch’io come te.

Denaro Inabbondanza stava per rispondere, ma non ne ebbe ancora una volta il tempo: la ragazza con il fiore rosso irruppe nella stanza, rimase per un attimo attonita nel vederli così arruffati e arrabbiati, ma la sua sorpresa durò solo un secondo, ed esclamò:

-Parsimonioso, fermati. Credo che il principe Denaro non c’entri nulla con quello che sta accadendo. C’è un altro uomo a guidare gli abitanti del regno di Guadagnospendovendo…ha la stessa avidità negli occhi dei soldati che ogni tanto vengono a derubarci dei nostri prodotti della terra e di caccia.

-Mi volete spiegare una buona volta chi sono questi soldati?- esplose Denaro, furibondo; poi, guardando le loro espressioni, si corresse subito -Potete spiegarmi chi sono questi soldati che continuate a ripetere?

La ragazza sorrise, e Denaro si accorse di provare sollievo, perché aveva temuto di non vederglielo più fare; quindi gli rispose:

-Ogni tanto arrivano dei soldati dal tuo regno, principe. Non sono vestiti però con i colori del tuo palazzo, sono sempre vestiti di scuro, come se non volessero farsi riconoscere, come se non sapessimo per altro che vengono dal tuo regno. Ebbene, ci costringono a darvi verdura, frutta, o ciò che abbiamo cacciato o pescato quel giorno, e quando chiediamo come mai non lo comprino nel vostro regno, rispondono ridendo che preferiscono prendere da noi perché qui è gratuito. Ma in cambio non danno nulla, prendono e pretendono e basta. Sono avidi e irriconoscenti. E da come marciano verso il nostro regno ora, temo proprio che siano venuti a prenderlo completamente, probabilmente derubarci non è più sufficiente.

Denaro sentì la rabbia montare dentro di lui come le onde di un mare di tempesta, sempre più alte e fragorose, come il ronzio che sentiva nelle orecchie: sapeva benissimo infatti, che solo una persona poteva guidare il popolo in sua assenza, perciò non si sorprese troppo quando corse fuori e vide marciare verso di lui con ghigno arcigno il suo consigliere Avido. Quando lo vide, il ghigno però sparì dal suo volto, sconvolto nel vederlo ancora vivo: era infatti convinto che ormai gli abitanti del regno di Barattoemiadatto gli avessero dato il benservito. Intimò così ai suoi scagnozzi più fidati vestiti di abiti e armature scure, quelli che erano soliti derubare i sudditi di Parsimonioso, di uccidere il principe Denaro prima che gli abitanti di  Guadagnospendovendo potessero constatare che fosse vivo, ma ormai era troppo tardi. Tutti si arrestarono davanti a lui, che a braccia conserte, li osservava con disgusto crescente.

-Come puoi vedere, Avido, sono vivo e vegeto, per tua sfortuna- commentò aspramente Denaro; il consigliere stava per rispondere, quando il capo delle guardie, fedele servitore del principe, esclamò:

-Mio principe, siete proprio voi! Ma come mai non indossate le vostre vesti? Che cosa vi è successo? Gli abitanti di Barattoemiadatto vi hanno forse fatto del male?

-Al contrario, mio fedele capo delle guardie, al contrario: da quando sono arrivato sono stato trattato meglio del loro principe quasi! E i vestiti che mi vedi addosso, oltre a essere molto più comodi di quelli che uso alla nostra corte, sono ugualmente dignitosi. Ho imparato che i soldi non sempre costituiscono la felicità, soprattutto se utilizzati nel modo sbagliato; dato che con essi avviene il commercio, e che ormai è una pratica stabile nel nostro regno, toglierli ci destabilizzerebbe: ma questo non vuol dire che dobbiamo essere avidi o avari, o peggio ladri, non è vero, Avido?

-Il principe è impazzito! Gli hanno fatto il lavaggio del cervello questi selvaggi! Ma lo sentite? I soldi non sono importanti! Date retta a me, conquistiamo il regno di Barattoemiadatto: con i loro prodotti avremo ancora più ricchezza, e vendendoli, ancora più soldi!

-Taci, ladro! Tu e i tuoi scagnozzi avete finito di derubarci!- gridò la sorella di Parsimonioso.

-Io ladro?! Come ti permetti stracciona?! Voi volete solo i nostri soldi, siete invidiosi della nostra ricchezza e infatti vi vestite di stracci e vivete di quello che raccogliete e cacciate!

-Sì, è vero, siamo poveri. Ma ci sono altri tipi di ricchezza, che non sono costituiti dai soldi. Noi viviamo in armonia con ciò che ci circonda, la natura ci dona ciò di cui abbiamo bisogno e anche di più. Siamo ricchi nel poco, perché sappiamo dare valore a ciò che abbiamo. Voi sapete dare veramente valore alle cose, o solo in base a quanto sono costate? Ma sono sincero, sì, a volte servirebbero anche a noi i soldi. Perché in un mondo dove per scambiare servono quelli, senza diventa difficile a volte vivere. Con questo non sto dicendo che ne sarei schiavo, ma che se proprio si devono usare, almeno si usino bene!- esclamò Parsimonioso. Denaro si voltò, sinceramente commosso da quanto aveva appena sentito: si diresse verso Parsimonioso, e gli fece un profondo inchino, e a ruota, tutti i suoi sudditi lo seguirono. Ma ecco che, di riflesso, anche gli abitanti di Barattoemiadatto fecero un inchino agli abitanti e al principe di Guadagnospendovendo. E fu così che, senza bisogno di altre parole, la pace si stabilì fra i due regni, in silenzio e senza tanto trambusto e sfarzo, eccezione fatta per il blaterare acido e rabbioso di Avido, che proseguì per mesi mentre lavorava nei campi di Guadagnospendovendo sotto la guida e i suggerimenti dei più esperti abitanti di Barattoemiadatto. I soldi non sparirono, ma vennero amministrati molto meglio; sparirono piuttosto i bauli serrati con lucchetto dalle case, perché tutti avevano in parti uguali le ricchezze, e non c’era più timore di furti o desiderio di avere più soldi degli altri. E fu così che Denaro e Parsimonioso, con l’aiuto di Sobria, sorella del principe di Barattoemiadatto e in seguito moglie del principe di Guadagnospendovendo, governarono in pace e tranquillità i loro regni uniti, amministrando oculatamente i soldi dei loro sudditi; se sia così anche oggi o meno, ditelo voi.

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