primavera
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Ti racconto una fiaba

finestra

Il re regnante s'avvicinò alla maniglia. La vedeva chiara e limpida davanti a sè.

Il re regnante era realmente regalmente pomposo, con la sua corona schiacciata sul capo, il suo capannello di gente uscito dalle capanne che lo guardava, il suo ciambellano con la ciambella, i suoi ubriachi e la regina. "Mia regina, è per te!".


Il muro tiene, la finestra tiene, la maniglia tiene ... il re ride e tira più forte.


Il muro tiene, la finestra tiene, la maniglia tiene ... il re sorride e inizia a sudare.


Il muro tiene, la finestra tiene, la maniglia tiene ... il re s'acciglia e diventa paonazzo.


Il muro tiene, la finestra tiene, la maniglia tiene ... il re deluso molla la presa.

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mondo_capovoltoQuel mattino si svegliò in un mondo tutto al contrario, dove i soldi erano una macchia da lavare via, ma nessuno li voleva, per non sporcarsi a sua volta.

Per le strade i banchieri regalano soldi, propugnando l'idea della felicità, ma i saggi poverelli stanno alla larga, sanno bene che quella macchia non si può lavare via, sanno bene che forma abbia la sventura: cifre colorate, teste incoronate, ponti strabilianti e caratteristiche anti-falsificazione.

Ricchi come untori per le vie, alla ricerca dell'oggetto da comprare, per smaltire carta frusciante o moneta sonante. Ma nessuno vende più per denaro, nessuno vuole prendere ciò che porta alla ricchezza, perchè tutti vogliono essere poveri e liberi dalla condanna all'eterna infelicità.

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peopo-5C'era una volta una città, Villantica, costruita sulle sponde dell'Argentello, un torrente vivace e ricco di vita. Un po' fuori, nei dintorni di Villantica, scorrevano due grandi fiumi, uno laggiù, a mezzogiorno e l'altro là, dove, la notte, vedi la stella polare. La gente amava quei fiumi, il Vorticone e il Granflutto, perciò, per averli più vicini, scavò solchi profondi che percorsero la città in lungo e in largo e così le acque dei due fiumi vi si riversarono allegre.

Finalmente l'Argentello non era più solo e fu felice di scambiare quattro chiacchiere con i nuovi arrivati, i canali.

Era bello assistere agli allegri schiamazzi che facevano, quando sulla superficie della loro liquida chioma spumeggiante, avanzavano le imbarcazioni degli umani e i cigolii delle ruote dei mulini mosse dalla loro corrente gli fecero tanta compagnia...

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{jcomments on}malevic_quadrato-nero

Seconda parte, trovate tutte le puntate qui.

Finché un giorno un plumbeo burocrate sorrise all’illuminazione sopraggiunta. Sorrise di gusto, qualcuno giurerebbe che la risata fosse di un bell’arancione acceso. I colleghi non erano abituati a vederlo ridere. Curioso.

Prese un paio di giorni di ferie e attraversò il suo paese e al limitar del grigio caliginoso, iniziò ad intravedere il verde esangue del bosco cittadino. Si inoltrò verso quel luogo che ricordava smeraldo nella sua fantasia e ritrovò l’argenteo stagno.

Sorrise di nuovo nello specchiare il volto rosa smunto nel lucido specchio dei ricordi.

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fiabe

La prima parte qui.

Da qualche parte doveva pure esistere il libro dei finali. Questione di completezza, nulla può essere incompleto nella fantasia di un autore.

Circondato da tutti quei bei libri con capo e coda, proprio non se ne faceva una ragione il bibliotecario e iniziò ad inseguire ogni libro, alla ricerca di quello dei finali.

Iniziò a chiedere ai lettori più incalliti della biblioteca se mai avessero trovato un libro con dei finali, chiese a quella signora vaporosa che leggeva solo romanzi impegnati per darsi un tono, chiese al ragazzo che si formava una coscienza civile sui romanzi storici, chiese all’ometto con il cappello che leggeva solo romanzi d’amore per compensazione di vita vuota, chiese persino a quello strano tipo che leggeva qualsiasi cosa avesse una copertina gialla foss’anche un libro di ricette. Ma nulla. Mai letto niente di simile.

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